Fegato “grasso”, come riconoscerlo e affrontarlo

La steatosi è l'eccesso di "grasso" nel fegato: cause, sintomi, esami di controllo, rischi e dieta corretta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Il periodo impone grande attenzione. In molti casi abbiamo acceduto, sovraccaricando l’organismo di calorie e imponendo non solo affaticamento digestivo, ma anche la necessità per il fegato di sobbarcarsi un “superlavoro” che può affaticarlo.

Ovviamente il problema è più sentito per chi soffre di diabete o è comunque in sovrappeso, ma attenzione va consigliata per tutte le persone che si trovano ad affrontare l’eccesso di “grasso” nel fegato, ovvero la steatosi, che non dipende solamente dall’alcol, tanto che si parla di steatosi epatica non alcolica.

Una ricerca apparsa su Cell Metabolism, condotta da esperti dell’Università di Harvard e dello Sheba Medical Center in Israele, mostra come lo stress “passi” da un cellula all’altra, aprendo strade per la ricerca futura. La proteina chiave si chiama Cx43 e nei topi ha dimostrato questa azione. In attesa degli sviluppi della ricerca, in ogni caso, eccome come comportarsi.

Come si scopre se il fegato è steatosico

Se in genere circa il 5 per cento delle cellule epatiche, chiamate epatociti, contengono grasso, in caso di steatosi (spesso legata anche al sovrappeso) questa percentuale sale. In certe popolazione, come tra gli obesi o in chi soffre di diabete, la presenza del tessuto adiposo all’interno del fegato può anche arrivare intorno al 70-80 per cento.

Il motivo di questa situazione? L’eccesso di calorie alimentari, soprattutto se si è sedentari, penalizza il benessere del fegato. Ciò che conta, in ogni caso, è capire che qualcosa non funziona. Tra gli esami del sangue è utile fare un controllo delle transaminasi, mentre informazioni importanti giungono anche dall’ecografia, del tutto indolore e non invasiva, che si basa sugli ultrasuoni.

Se il  fegato “riflette” molto, il sospetto che ci sia molto “grasso” è più che giustificato. Il problema è che questa condizione porta ad aumentare il rischio di andare incontro alla sindrome metabolica, caratterizzata da sovrappeso/obesità, diabete, ipertensione, aumento dei trigliceridi, riduzione del colesterolo buono o Hdl.

Per questo motivo nei pazienti con steatosi epatica deve essere valutato se vi sia ipertensione, dislipidemia, intolleranza glucidica/diabete. Tra i meccanismi che si creano in caso di steatosi epatica infatti c’è anche la resistenza all’insulina, condizione che porta il pancreas a produrre più insulina per mantenere la glicemia nella norma  e questo a lungo andare causa diabete. I pazienti con fegato grasso hanno un rischio di sviluppare il diabete tre o quattro volte superiore rispetto a chi non ne soffre, e il diabete  gioca poi un ruolo chiave nello sviluppo dei problemi vascolari.

Come comportarsi a tavola

Ovviamente, in attesa di capire quanto la proteina scoperta dagli studiosi potrà aiutarci a difendere meglio il fegato dall’eccesso di “invasione” lipidica, bisogna puntare a rendere più “leggero” il fegato stesso. E non si può puntare sui farmaci, a meno che il medico non ne rilevi l’utilità: bisogna invece essere “efficaci” in termini di buone abitudini.

Per un’alimentazione corretta, l’ideale rimane affidarsi alla dieta mediterranea, che è povera di grassi saturi, di formaggi, salumi, dolci, mentre è ricca di frutta, verdura, legumi, pesce. È poi ovviamente indispensabile una riduzione delle calorie nel caso in cui il soggetto sia sovrappeso. Infine, anche se la pigrizia sembra dominare, ricordiamoci che il movimento è fondamentale. Una regolare attività fisica è fondamentale per proteggere l’organo dall’attacco del grasso.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Fegato “grasso”, come riconoscerlo e affrontarlo