Il Covid torna a far paura, dove aumentano i casi e perché

Proprio mentre partono le campagne vaccinali contro l’influenza, riprende a circolare il virus del Covid, soprattutto in Francia, ma anche in Italia

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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L’allarme arriva dalla Francia, dove l’ultimo rapporto della sanità pubblica d’Oltralpe indica un aumento dei casi Covid e delle richieste di intervento al pronto soccorso, con un +76% in una sola settimana. Le zone più colpite sono l’Île-de-France e l’area metropolitana di Parigi, ma i contagi sono in risalita anche in Italia. I medici invitano a prestare attenzione ai sintomi, proprio mentre arriva anche l’approvazione della prima terapia antivirale orale, da parte dell’UE, per il Covid.

Boom di casi Covid in Francia e non solo

A segnalare l’incremento dei casi Covid sono stati per primi i medici di base francesi, che hanno registrano un aumento di pazienti che si sono presentati negli ambulatori con sintomi compatibili: febbre, mal di testa molto forte e profonda stanchezza. Si tratta degli stessi campanelli d’allarme dell’influenza, per la quale stanno partendo in questi giorni le campagne di vaccinazione in vista della stagione influenzale autunno-inverno 2026-2027. Per poter distinguere le due patologie, quindi, si sta procedendo con test diagnostici. Secondo i dati della Santé publique France, nella settimana tra il 14 e il 20 settembre gli interventi e le richieste a SOS Médecins per contagi riconducibili al sar-cov2 sono cresciuti del 76% rispetto ai sette giorni precedenti.

Le autorità francesi invitano alla calma

Seppure di fronte a numeri che non lasciano dubbi, le autorità sanitarie d’Oltralpe hanno lanciato un invito alla calma, precisando che si tratta di una situazione di emergenza, almeno per ora. La circolazione del virus viene definita in linea, se non inferiore, rispetto ai livelli registrati nello stesso periodo degli anni scorsi. Il motivo principale del rialzo, quindi, sarebbe dovuto all’abbassamento delle temperature e al ritorno ad attività in spazi chiusi, come scuole e uffici. L’invito è a prestare attenzione soprattutto alle persone fragili, come anziani e pazienti con patologie pregresse, come cardiopatici e immunodepressi.

La situazione in Italia

Un andamento simile a quello francese, seppure con un’incidenza differente, si registra anche in altri Paesi europei. In Italia l’Istituto Superiore di Sanità registra che nel periodo dal 3 al 9 settembre l’incidenza dei casi diagnosticati e segnalati è rimasta sotto 0,5 ogni 100mila abitanti, lo stesso livello della settimana precedente. In tutte le fasce d’età i dati indicano un’incidenza pari o inferiore a un caso ogni 100mila abitanti, con un andamento stabile e omogeneo in tutte le Regioni e Province autonome. Per questo l’ISS rassicura che non si è in presenza di una situazione anomala, nonostante un dato in controtendenza.

Cos’è c’è di anomalo: l’aumento dell’indice Rt

A crescere, infatti, è l’indice Rt calcolato sui casi con ricovero, che è stato stimato a 1,76, rispetto a 1,13 nella precedente rilevazione. Tuttavia, l’intervallo di confidenza è molto ampio, da 1,04 a 2,66. Questo porterebbe a pensare che l’indice Rt sia salito perché, quando i casi osservati sono pochissimi, variazioni numericamente ridotte possono produrre oscillazioni anche marcate dell’indice. Al momento il numero di ricoveri in ospedale e nelle terapie intensive rimane stabile, allo 0,1%. È cresciuta, invece, la quota delle reinfezioni, ora pari al 47,5%: significa, secondo gli esperti, che le immunizzazioni del passato in persone vaccinate o che avevano avuto il Covid, sono ormai diminuite. La lettura dei dati, dunque, va effettuata alla luce di un quadro complessivo che tenga conto anche del “sommerso”, cioè di coloro che non effettuano un tampone oppure utilizzano test domestici che non sono censiti dalle statistiche ufficiali.

Autorizzata la prima terapia antivirale orale contro il Covid

In questo contesto è arrivata anche una novità dall’Unione europea. La Commissione UE ha autorizzato l’ensitrelvir per la profilassi post-esposizione al Covid-19 negli adulti e negli adolescenti dai 12 anni in su. Si tratta della prima terapia antivirale orale autorizzata nel Vecchio Continente per la Pep nel Covid. Si tratta di un farmaco che “aggiunge una nuova opzione alla gamma di misure disponibili per la preparazione alle future emergenze sanitarie da Covid-19”, come spiegato da Shionogi & Co. Ltd, dopo aver ottenuto il via libera da parte dell’istituzione con sede a Bruxelles. “Accanto ai vaccini, alla diagnostica e alla sorveglianza, i farmaci antivirali possono rientrare in una più ampia gamma di misure complementari a supporto della sanità pubblica”, ha scritto ancora o l’azienda in una nota.

Per chi è adatto il farmaco

Il nuovo farmaco è stato pensato per persone che convivono con pazienti che hanno il Covid. Al momento è stato concluso lo studio di fase 3 Scorpio-Pep, ossia un trial multicentrico globale condotto in doppio cieco, randomizzato rispetto ai risultati ottenuti con un placebo. “Nella popolazione dell’analisi primaria – ha fatto sapere Shionogi – il trattamento con ensitrelvir è stato iniziato entro 72 ore dall’insorgenza dei sintomi nel familiare convivente affetto da Covid-19. Ensitrelvir ha ridotto significativamente, del 67%, il rischio di sviluppare Covid-19 sintomatico fino al giorno 10 rispetto al placebo”. L’analisi è stata condotta su un campione di oltre 2.300 adulti e adolescenti over 12 e rappresenta “il primo e unico studio di fase 3 su un antivirale orale che dimostra l’efficacia nella profilassi post-esposizione al Covid-19”.

Per Matteo Bassetti è una “svolta nell’uso degli antivirali”

Per l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Matteo di Genova, professore di Malattie infettive all’università del capoluogo ligure e presidente della Società italiana di terapia anti-infettiva (Sita) “l’approvazione segna un cambiamento importante nel ruolo degli antivirali orali per il Covid: dal trattamento dei pazienti con infezione confermata alla possibilità di intervenire tempestivamente dopo una nota esposizione a un contatto infetto, con l’obiettivo di prevenire la malattia sintomatica. Accanto alla vaccinazione, ciò introduce un’ulteriore strategia di prevenzione, ampliando la gamma di strumenti disponibili per contribuire a proteggere le persone a rischio”.

Il farmaco non sostituisce la vaccinazione

A sottolineare l’importanza dello studio, ma anche l’esigenza di vaccinarsi è il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’università Statale di Milano: “È un passaggio interessante perché aggiunge un nuovo livello alla prevenzione. Finora abbiamo ragionato soprattutto su vaccino prima dell’esposizione e antivirali nelle persone già malate. Ora si apre una finestra intermedia: intervenire subito dopo un contatto per ridurre la probabilità che l’infezione diventi sintomatica. La novità non deve però essere interpretata come un’alternativa alla vaccinazione. Non è la pillola che rende inutile il vaccino. Sono strumenti diversi e complementari”, precisa il past president Anpas e vicepresidente di Samaritan Inter