L’influenza è una malattia respiratoria acuta causata da virus ubiquitari e facilmente trasmissibili. Colpisce persone di tutte le età (bambini, adulti e anziani) con un quadro clinico che può variare da forme lievi a manifestazioni più severe, soprattutto in presenza di condizioni di fragilità.
In Italia, si presenta tipicamente nei mesi autunnali e invernali, generando ogni anno un significativo impatto sanitario e sociale.
Indice
La diffusione dell’influenza 2026-2027
Secondo gli esperti al momento è presto per poter stabilire che tipo di diffusione ci potrebbe essere nella stagione influenzale che sta iniziando. Le campagne vaccinali sono partite in anticipo rispetto alla media degli anni precedenti perché il virus influenzale ha cominciato a colpire prima.
Secondo quanto pubblicato dalla rivista Nature, negli Stati Uniti c’è stato un incremento anomalo dei casi, che potrebbero confermare un avvio precoce della diffusione.
Un andamento analogo è in linea anche con quanto si sta registrando nel Regno Unito, dove gli ultimi dati della Health Security Agency, l’agenzia che si occupa di monitorare la sanità Oltremanica, indicano un aumento della circolazione del virus influenzale, pari a +6,5% dei campioni analizzati dai laboratori che sono risultati positivi.
I dati europei sui primi casi di influenza
È ancora su livelli di norma, invece, l’andamento dell’influenza nell’Unione europea, come conferma l’European Respiratory Virus Surveillance Summary (Erviss), la piattaforma di condivisione dei dati su cui confluiscono le segnalazioni dell’European Centre for Disease Prevention and Control e dell’Ufficio Europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità.
“Il numero di pazienti che si rivolge all’assistenza primaria con sintomi di malattie respiratorie, incluse le infezioni respiratorie acute, si mantiene prevalentemente su livelli bassi o di base nei paesi dell’Ue e dello Spazio Economico Europeo”, riporta il portale.
Questo non esclude la possibilità di rialzi anche improvvisi, nell’ambito di quello che viene descritto come un “aumento nella maggior parte dei Paesi” delle sindromi influenzali o respiratorie.
La situazione in Italia e il virus dominante
A livello italiano, intanto, si attende il via all’attivazione del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità. Le ultime rilevazioni, infatti, risalgono alla fine della scorsa stagione influenzale, in concomitanza con l’inizio della primavera, quando Regioni e Province autonome avevano sospeso la trasmissione dei dati all’ISS, per rispettare le leggi in materiale di privacy.
Perché si torni a ripristinare il servizio di monitoraggio a livello nazionale, invece, occorrerà l’emanazione di una circolare del ministero della Salute, attesa a breve.
Ciò che al momento sembra confermato anche da virologi e infettivologi è che il virus predominante nella stagione influenzale 2026/2027 dovrebbe appartenere alla famiglia “A” e non alla “B”. Nello specifico dovrebbe trattarsi di un A (H1N1) o A (H3N2).
La diffusione dell’influenza in Italia: i dati aggiornati dell’ISS
Nella settimana dal 29 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026, la circolazione dei virus respiratori in Italia è proseguita, con l’influenza tra i virus più rilevati. Nei campioni analizzati dalla sorveglianza virologica nazionale sono stati identificati 1.357 casi di influenza, tutti di tipo A; il tasso di positività è stato del 17% nella comunità e del 40,5% negli ospedali. L’incidenza delle infezioni respiratorie acute è scesa rispetto alla settimana precedente, ma i dati possono risentire della riduzione delle visite e delle segnalazioni durante le festività.
La diffusione nelle Regioni
Nella settimana 2026-01, tra le regioni con dati disponibili, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute più elevata è stata registrata in Campania (20,53 casi per 1.000 assistiti), Sicilia (19,41), Marche (18,52), Abruzzo (17,37) e Puglia (17,26); i valori più bassi sono stati osservati in Valle d’Aosta (8,90), Friuli-Venezia Giulia (9,20) e Liguria (9,77). Il report non fornisce per la tabella regionale il confronto con la settimana precedente. A livello nazionale, l’incidenza è diminuita da 14,85 a 14,07 casi per 1.000 assistiti. I dati regionali rappresentano le infezioni respiratorie acute, non i soli casi di influenza; inoltre, Calabria e Molise non hanno trasmesso dati per la settimana.
Come si trasmette l’influenza
Il virus dell’influenza si diffonde principalmente per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse con tosse, starnuti o parlando a distanza ravvicinata.
È possibile contagiarsi anche indirettamente toccando superfici contaminate da secrezioni respiratorie come maniglie, telefoni, interruttori, e portando poi le mani a occhi, naso o bocca
Quali sono i sintomi dell’influenza?
Il quadro clinico iniziale è caratterizzato da insorgenza rapida e improvvisa di sintomi generali:
- brividi
- febbre
- cefalea (mal di testa)
- dolori muscolari
- senso di spossatezza e di malessere generale
- sintomi respiratori (tosse, starnuti, mal di gola, lacrimazione).
In alcuni casi possono poi presentarsi sintomi a carico dell’apparato gastrointestinale, quali nausea, vomito e diarrea, più comuni tra giovani e bambini. L’interessamento sistemico della malattia permette facilmente di distinguerla, soprattutto da un occhio clinico esperto, dal raffreddore comune (spesso causato da virus della famiglia dei Rhinovirus o Bocavirus).
I sintomi respiratori possono inizialmente essere lievi, caratterizzati da mal di gola graffiante, bruciore retrosternale, tosse secca e, talvolta, rinorrea. Con il progredire della malattia, i disturbi delle vie respiratorie inferiori diventano più evidenti; la tosse può divenire persistente, aspra e produttiva.
In età pediatrica l’influenza può manifestarsi esclusivamente come un’infezione a carico delle alte vie aeree o come una sindrome febbrile con scarsi segni respiratori associati. Nei neonati e nei lattanti non sono inusuali vomito e diarrea. Bambini con influenza possono andare incontro, specie nei primi anni di vita, ad una progressione della malattia, specie a carico delle basse vie aeree, talora anche in modo rapido.

Il periodo di incubazione dell’influenza
Quando un individuo entra in contatto con il virus influenzale, non sviluppa i sintomi in modo immediato. Il virus ha bisogno di un certo tempo per replicarsi nelle vie respiratorie e dare origine ai primi segnali della malattia. Questo intervallo è definito periodo di incubazione e, nel caso dell’influenza, varia generalmente da 1 a 4 giorni. La maggior parte delle persone manifesta i primi disturbi dopo circa 48 ore dall’esposizione.
Un aspetto particolarmente rilevante è che si può iniziare a essere contagiosi ancora prima che i sintomi compaiano: ciò significa che, anche quando ci si sente bene, si può già trasmettere l’infezione ad altri.
Quanto dura l’influenza?
La durata complessiva dell’influenza varia da persona a persona, ma nella maggior parte dei casi i sintomi più intensi si concentrano nei primi 3-4 giorni. Per i soggetti sani, la malattia non lascia solitamente conseguenze gravi e si conclude spontaneamente. Tuttavia, anche quando la febbre è scomparsa e i sintomi principali si sono attenuati, è comune rimanere in uno stato di convalescenza caratterizzato da stanchezza marcata, ridotta energia e un generale senso di malessere. Questa fase può protrarsi per diversi giorni e, in alcuni casi, anche per un paio di settimane.
Come sapere se è influenza, la diagnosi
La diagnosi di influenza è una diagnosi essenzialmente di tipo clinico e la malattia tende, nella maggior parte dei casi, ad auto-limitarsi. Un ausilio alla diagnosi può essere rappresentato dall’esecuzione di un tampone nasale per l’isolamento del virus a livello delle vie respiratorie superiori (prelievo incruento effettuato in corrispondenza della mucosa nasale con esecuzione di test antigenico o test RT-PCR) che può consentire di differenziare tale quadro da quello della malattia da SARS COV-2 (Covid-19), altrimenti indistinguibile.
È da sottolineare che l’esecuzione di tale tampone non è assolutamente la prassi nella pratica clinica e viene normalmente eseguito in ambito ospedaliero spesso per motivazioni correlate alla ricerca o nell’ottica di una diagnosi differenziale per bambini/adulti con un quadro tipico o atipico di presentazione della patologia. La coltura cellulare di tamponi nasofaringei o di aspirati richiede molti giorni e non è utile nella gestione del paziente.
Quali sono le fasce d’età più colpite dell’influenza in Italia?
Nella settimana 2026-01, la maggiore incidenza di infezioni respiratorie acute si è osservata nei bambini da 0 a 4 anni, con 2.612 casi e 36,85 casi per 1.000 assistiti. Seguono la fascia 5-14 anni con 2.573 casi e incidenza 14,82, i 15-24 anni con 2.011 casi e incidenza 16,10, i 25-44 anni con 4.072 casi e incidenza 14,84, i 45-64 anni con 4.696 casi e incidenza 12,22 e le persone di almeno 65 anni con 3.094 casi e incidenza 9,49. I dati per età riguardano le ARI e non i soli casi di influenza.
Quali complicanze possono sorgere con l’influenza?
Nelle persone sane, l’influenza tende a risolversi in una settimana. Tuttavia, alcuni gruppi presentano un rischio più elevato di complicanze:
- bambini sotto i 5 anni (soprattutto <2 anni)
- adulti sopra i 65 anni
- persone con malattie croniche (cardiopolmonari, diabete, insufficienze d’organo, immunodeficienze)
- donne in gravidanza, soprattutto nel 2° e 3° trimestre
- soggetti con difficoltà ad eliminare le secrezioni respiratorie per patologie neurologiche di base
- bambini in terapia con aspirina
La complicanza più comune è la sovrapposizione batterica a carico dell’apparato respiratorio (che può quindi portare a bronchite ed aggravarsi fino a sviluppare una polmonite batterica), dell’orecchio (otite, sinusite, soprattutto nei bambini) e della faringe (tonsillite), ma anche complicanze a carico dell’apparato cardiovascolare (miocardite) e del sistema nervoso (convulsioni nel bambino con febbre alta, meningite, encefalite).
Più della metà dei casi complicati si registrano nei soggetti di età pari o superiore ai 60 anni.
Le tipologie di virus influenzali
Classicamente, l’influenza può essere determinata da quattro differenti tipologie di virus appartenenti alla famiglia degli Orthomixoviridae:
- Tipo A: responsabile delle principali epidemie stagionali e delle pandemie storiche.
- Tipo B: causa epidemie stagionali, spesso in co-circolazione con il tipo A
- Tipo C: provoca infezioni generalmente lievi e spesso asintomatiche.
- Tipo D: finora non sono stati documentati casi di infezione nell’uomo.
I virus dell’influenza “A” sono ulteriormente suddivisi in sottotipi sulla base di alcune proteine peculiari che sono presenti sulla superficie del virus e che ne determinano il potere patogeno (rispettivamente l’emoagglutinina (HA) e la neuraminidasi (NA): è proprio la tendenza di queste proteine di superficie a mutare che ne determina il potere infettivo ed è responsabile delle epidemie stagionali che si osservano frequentemente alle nostre latitudini.
Le pandemie di influenza
Con il termine di pandemia, invece, facciamo riferimento ad un’epidemia che si diffonde rapidamente estendendosi su larghissima scala, coinvolgendo gran parte della popolazione mondiale e presupponendo, di base, la mancanza di immunizzazione dell’uomo nei confronti di un patogeno fortemente pericoloso.
Storicamente sono descritte sei grandi pandemie influenzali, identificate solitamente sulla base del luogo della supposta origine:
- 1889: influenza russa (H2N2)
- 1900: vecchia influenza di Hong Kong (H3N8)
- 1918: influenza spagnola (H1N1)
- 1957: influenza asiatica (H2N2)
- 1968: influenza di Hong Kong (H3N2)
- 2009: influenza suina (influenza A[H1N1]pdm09)
Nel periodo 2009-2010 si è verificata una pandemia di influenza H1N1, il cui virus si è diffuso in più di 70 paesi ed in tutti gli Stati Uniti.
L’influenza aviaria e australiana
L’influenza aviaria è una malattia degli uccelli causata da un virus dell’influenza di tipo A, che può essere a bassa o ad alta patogenicità. Diffusa in tutto il mondo, l’influenza aviaria è in grado di contagiare pressoché tutte le specie di uccelli, anche se con manifestazioni molto diverse, da quelle più leggere fino alle forme altamente patogeniche e contagiose che generano epidemie acute. Se causata da una forma altamente patogenica, la malattia insorge in modo improvviso, seguita da una morte rapida quasi nel 100% dei casi.
L’espressione “influenza australiana“, invece, non indica un nuovo virus, ma è il modo con cui nel linguaggio comune si fa riferimento ai ceppi influenzali che hanno già circolato nell’emisfero australe, in particolare (ma non solo) in Australia, dove la stagione invernale inizia prima rispetto alla nostra. Il termine influenza australia, quindi, non identifica una variante completamente nuova dell’influenza.
Quest’anno è semplicemente confermata la previsione di arrivo di un ceppo dell’influenza australiana, presumibilmente della variante K: osservando l’andamento della diffusione dei virus nell’emisfero sud, dunque, è stata rilevata la prevalenza del A (H3N2), per cui ci si attende che sia proprio quello dominante anche nell’emisfero nord, quindi negli Stati Uniti e in Europa, Italia compresa.
Il virus respiratorio sinciziale (VRS)
Il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), appartenente alla famiglia dei Pneumovirus, è un patogeno molto comune e altamente contagioso. Può passare del tutto inosservato oppure causare infezioni delle vie respiratorie, come rinite, bronchiolite o polmonite, soprattutto nei bambini più piccoli e negli anziani.
Il contagio avviene principalmente per via aerea, attraverso le goccioline emesse con tosse e starnuti, ma anche toccando superfici contaminate. L’RSV segue un andamento stagionale: tende infatti a circolare con maggiore intensità nei mesi più freddi, dall’autunno alla primavera, nelle zone a clima temperato.
A destare particolare attenzione sono le possibili complicanze, che in alcuni casi richiedono il ricovero, in particolare nei neonati e nei bambini. La buona notizia è che, nell’ultimo anno, la gravità delle infezioni e i relativi ricoveri sono diminuiti sensibilmente grazie all’introduzione di una strategia preventiva innovativa: la somministrazione di anticorpi monoclonali, come il Nirsevimab. Basta un’unica iniezione intramuscolare per offrire una protezione duratura per tutta la stagione autunno-inverno.
Influenza in gravidanza
Le donne in gravidanza hanno un rischio maggiore di sviluppare forme complicate di influenza, con una probabilità di ospedalizzazione fino a cinque volte superiore rispetto alla popolazione generale.
Alcuni studi hanno osservato un aumento del rischio di aborto spontaneo, parto pretermine e basso peso alla nascita, probabilmente legato alla gravità della malattia materna. Il virus raramente attraversa la placenta, ma la febbre alta nel primo trimestre può aumentare il rischio di difetti congeniti.
Trattamento e prevenzione
Nella maggior parte dei casi la terapia è sintomatica ed include riposo, idratazione e l’assunzione di farmaci ad azione analgesica per lenire i dolori (cefalea e dolori osteoarticolari) e ad azione antipiretica per abbassare la febbre.
Il trattamento con farmaci antivirali è raccomandato nei pazienti gravemente malati e nei pazienti ad alto rischio (inclusi tutti i pazienti ospedalizzati) che sviluppano sintomi simil-influenzali; questa raccomandazione è basata su dati che suggeriscono che il trattamento precoce può prevenire le complicanze in questi pazienti.
I farmaci che vengono impiegati comprendono gli inibitori delle neuroaminidasi, le proteine di superficie del virione, come l’Oseltamivir o lo Zanamivir oppure gli inibitori dell’endonucleasi come il Baloxavir.
Gli inibitori della neuraminidasi interferiscono con il rilascio del virus dell’influenza dalle cellule infette e quindi bloccano la diffusione dell’infezione. In particolare, l’utilizzo di Oseltamivir e Zanamivir è approvato in età pediatrica, dove l’impiego di tali farmaci risulta indicato nella terapia di tutti i soggetti con infezione sospetta, probabile o confermata con complicanze o decorso grave dell’infezione. La durata della terapia è normalmente di circa cinque giorni.
Il Baloxavir interferisce normalmente con la replicazione virale bloccando la trascrizione dell’RNA virale. È attivo contro l’influenza A e B e può essere una nuova importante opzione di trattamento in caso di resistenza agli inibitori della neuraminidasi.
Misure di prevenzione raccomandate dall’ECDC
Oltre ai vaccini e ai farmaci antivirali, l’ECDC – European Centre for Disease Prevention and Control – suggerisce alcune semplici misure per ridurre la trasmissione del virus:
- Lavare regolarmente le mani, asciugandole con cura.
- Adottare una corretta igiene respiratoria (coprire bocca e naso quando si tossisce o starnutisce).
- Restare a casa in presenza di sintomi respiratori e febbre, soprattutto nelle fasi iniziali.
- Evitare il contatto stretto con persone ammalate.
- Non toccarsi occhi, naso e bocca, vie di ingresso abituali per i virus respiratori.
Quanto è importante la vaccinazione antinfluenzale?
Il vaccino antinfluenzale, aggiornato ogni anno sulla base delle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è la strategia preventiva più efficace. Protegge sia dalla malattia sia dalle complicanze più gravi.
Sulla base dei virus osservati nella stagione precedente, il vaccino viene messo a disposizione prima della stagione influenzale e contiene tre componenti (vaccino trivalente) selezionati per proteggere dai principali gruppi di virus influenzali. La protezione si sviluppa circa dopo due settimane dalla somministrazione del vaccino e declina nell’arco di 6-8 mesi.
In Italia la vaccinazione è gratuita e raccomandata per:
- anziani
- persone con patologie croniche
- donne in gravidanza
- bambini
- operatori sanitari
La protezione immunitaria si sviluppa in circa due settimane e persiste per 6–8 mesi. Il periodo ideale per vaccinarsi va da metà ottobre a fine dicembre.
L’utilità della vaccinazione anti Covid nel 2026/2027
Alla tradizionale vaccinazione antinfluenzale, però, si aggiunge anche quella contro il Covid, che può essere somministrata insieme alla prima.
Come riferisce la Circolare del ministero della Salute del 1° ottobre 2026, infatti, “è possibile la co-somministrazione dei nuovi vaccini aggiornati con altri vaccini (con particolare riferimento al vaccino antinfluenzale), fatte salve eventuali specifiche indicazioni d’uso o valutazioni cliniche”.
Le autorità sanitarie raccomandano le immunizzazioni ad una serie di gruppi potenzialmente a rischio, come:
- Bambini 6-23 mesi;
- Bambini 2-18 anni ad alto rischio o su richiesta dei genitori;
- Donne in gravidanza e in allattamento;
- Adulti di età pari o superiore a 19 anni, con particolare riguardo agli over 65 (da quest’anno il vaccino antinfluenzale potenziato o adiuvato è offerto gratuitamente anche dai 60 anni di età);
- Immunocompromessi dai 6 mesi in su.
Fonti
- Influenza, Istituto Superiore di Sanità
- Influenza, Fondazione Veronesi
- Influenza, MSD Manuals
- Influenza aviaria, Istituto Superiore di Sanità
- Gravidanza e suscettibilità alle infezioni: influenza, malaria e varicella, AIFA
- Rapporto della Sorveglianza Integrata dei Virus Respiratori: RespiVirnet, Istituto Superiore di Sanità