“Hey bro, no cap: mi hanno friendzonato”, “Eppure sei goat!”: i dialoghi surreali della Gen Z

L'incomprensibile leggerezza dello slang adolescenziale: capirne il significato è una durissima prova di resistenza per ogni genitore. Ma da dove nasce e perché si diffonde tanto?

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Giorgia Marini

Parenting Specialist

Ex avvocato. Blogger, con la laurea sul campo in Problemi di Mammitudine. Da 6 anni scrivo di gravidanza, maternità ed infanzia, sul mio blog “Stato di Grazia a Chi?” e su altre testate online. Racconto la maternità con brio, garbo ed empatia.

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Mamme e papà di tutta Italia (e non solo) non allarmatevi, i vostri figli non sono impazziti: quegli strani termini che affollano le loro esclamazioni sono solo il trend linguistico della Gen Z!

Il problema non è la nostra comprensione di inglesismi tagliuzzati e rimodulati, non è la nostra preistorica data di nascita: quando non capiamo lo slang dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze è solo perché il loro linguaggio è in perenne, continua, velocissima evoluzione. Il tempo di capire cosa volesse dire cringe (senza però saperlo usare correttamente), e loro erano già passati oltre.

Lo slang della Generazione Z cambia con una velocità impressionante e stargli dietro richiede pazienza, costanza e sangue freddo. Per chi ha voglia di capire cosa si nasconde dietro certe parole dal suono quasi impronunciabile, esiste addirittura un vocabolario! Gli esperti di SaveFamily, azienda spagnola leader in Europa nella tecnologia sicura per la famiglia, hanno realizzato un “Dizionario per Genitori”, raccogliendo alcune delle espressioni più diffuse tra bambini e adolescenti.

Lo slang della Gen Z
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Lo slang della Gen Z diventa virale con i social

Lo slang racconta come vivono i ragazzi

“Com’è andata a scuola? Cosa hai fatto oggi? Come sta la tua amica?”. Sono o non sono domande facili alle quali rispondere, frasi comuni, per una sana e chiara conversazione?! Eppure, le risposte dei nostri figli e delle nostre figlie, dai bambini più grandi sino agli adolescenti, sono criptiche.

“Il prof è troppo cringe, poi Tizio ha formato aura, ma alla fine è stato un flop”.

Se siete rimasti immobili cercando di capire se vostro figlio stesse parlando italiano, sappiate che siete in ottima compagnia.

Chissà se anche i nostri genitori rimanevano di stucco di fronte a qualche nostra esternazione ma, di sicuro, se così è stato, si trattava di poche parole, pochi gesti, perché le fonti dei neologismi di ieri erano serie tv, le cui puntate venivano rilasciate a piccole dosi, come fossero materiale illegale, e la Smemoranda, mentre oggi sono i social ed i videogiochi.

Lo slang della Generazione Z si muove su altri binati e cambia alla velocità della luce grazie al passaggio tra i diversi social, le piattaforme video, ed i videogiochi più conosciuti. Continui modi di dire vengono coniati ogni giorno, anche se non a tutti viene concesso l’onore della viralità immediata e duratura oltre che trasversale per età.

Il famoso six-even che ha contagiato addirittura la scuola dell’infanzia, è stato un codice che permetteva ai ragazzi di riconoscersi, scherzare e raccontare la propria quotidianità (anche se si fa fatica a capirne il motivo, per noi tirannosauri della lingua italica) e, pian piano, sta perdendo seguito.

La differenza tra ieri e oggi è la velocità e la quantità di queste nuove parole: non si tratta di una lingua che proviene dalla galassia, ma dal mondo nel quale i nostri figli e le nostre figlie vivono, chi più, chi meno, chi per sentito dire: internet & company.

Lo slang della Gen Z
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Lo slang della Gen Z cattura viene usato anche dai più giovani

“Delulu, Cooked, Sigma”: aspettate a chiamare la neuro!

Molte delle parole che oggi sentiamo pronunciare dai ragazzi arrivano dall’inglese o dalla cultura dei videogiochi, quindi sono più adatte a stare sulla punta della loro lingua che sulla nostra. Premesso questo, può essere utile sapere cosa ci dicono (o cosa si dicono) in modo da stabilire la soglia oltre la quale chiamare l’esorcista o la neuro.

Può anche essere che, fra mille anni, le versioni di greco e latino saranno sostituite da quelle sulla lingua della generazione Z, del resto, la fatica che si fa a capirne i vari significati è notevole.

Prendiamo delulu, ad esempio: deriva dalla parola inglese delusional e viene usata, spesso con ironia, per indicare chi vive troppo nelle proprie fantasie. Se un adolescente dice a un’amica “sei delulu”, nella maggior parte dei casi sta scherzando sul fatto che si sia costruita un film mentale. E, visto il contesto, sicuramente non un film d’essai!

E vogliamo parlare di cooked?  Voi, giustamente, vi aspettereste qualcosa di culinario, lasciato troppo nel forno. Eh no!  Pare che significhi essersi messi nei guai, senza poter rimediare! Che poi, effettivamente, è come quando riscaldiamo la pasta al forno a 220 gradi e non abbiamo più altro da mangiare!

Le nostre pupille vanno all’indietro, quando, leggendo il labiale dei nostri adolescenti, fiorisce la parola sigma. No, non è un acronimo, non è l’insegna del supermercato, non è la traiettoria di un satellite. Nata da meme e video virali, sigma, descrive una persona indipendente, sicura di sé, che non segue il gruppo. Questo è il significato attribuitogli oggi, del doman non c’è certezza!

E da un complimento che sembra celarsi dietro il termine sigma, si passa ad un’analisi critica verso la tempra altrui. I ragazzi lo fanno usando la parola NPC che, ad onor del vero, e per rispetto di Dante, non è propriamente una parola. È l’ acronimo Non Player Character, nato per indicare i  personaggi dei videogiochi, oggi i giovani lo usano per  indicare una persona senza personalità. Noi vecchi, avremmo detto un burattino, ma Collodi pare essere stato ghostato, nell’ultimo decennio!

Lo slang della Gen Z
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Lo slang della Gen Z è in continua evoluzione

Le parole già entrate nel linguaggio quotidiano

Alcune parole usate dalla generazione z sono ormai di uso quotidiano anche per i diversamente giovani: chi non usa ghostare cringe, aura, skippare, mood, flop?!

Siamo cringe, quando non capiamo che l’amico ha farmato aura, essendo dotato di un certo sigma. Come è giusto che ci ghostino, se non capiamo perché nostro figlio ha friendzonato, mentre tutti shippavano per lui, e nonostante il mood, la situa ha fatto flop.

Prima ci siamo sbagliati: forse tradurre Seneca è più facile!

Lo slang della Gen Z
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Lo slang della Gen Z viene dai social e dai videogiochi

Oltre “bro” c’è molto di più

Non sappiamo se tutto è cominciato con quel bro che ha sostituito fratello. Ma certamente i loro scioglilingua non si sono fermati lì.

Oggi si parla di: Brainrot, che indica qualcosa da cui non si riesce a staccare la testa; Touch grass, che è un invito a staccarsi dallo schermo e tornare nel mondo reale; Lore, che fa riferimento alla storia personale di qualcuno; Sus, per insinuare la stranezza di una persona o di una situazione; Lowkey, che si usa quando si sta facendo una confidenza; Canon event, se si prende una cotta non ricambiata.

Altri 10 nuovi termini che fanno vacillare le nostre certezze:

  1. locked in: avere un forte obiettivo;
  2. ate: di chi ha fatto le cose alla grande;
  3. no cap: significa davvero, senza mentire;
  4. cap: dire una bugia;
  5. bet: affare fatto;
  6. let him cook: dare a qualcuno del tempo;
  7. goat(greatest of all time): il migliore di sempre;
  8. mid: mediocre;
  9. aura loss: scendere di reputazione;
  10. rizz: capacità di flirtare.

Se i grandi poeti e romanzieri italiani, che hanno fatto la storia della nostra lingua, non si offendono, prendiamo queste espressioni con la giusta leggerezza, come si fa con una moda bizzarra e passeggera. Sperando duri meno di quella dei jeans a vita bassa, dell’elastico delle mutande in evidenza, dei costumi microscopici! Prima o poi, anche la generazione z crescerà!