Dieta planetaria: cos’è e le differenze con la dieta mediterranea

Cos’è la dieta planetaria? Scopri cosa prevede, cosa mangiare e quali sono le principali differenze e somiglianze con la dieta mediterranea.

Foto di Biagio Flavietti

Biagio Flavietti

Farmacista e nutrizionista

Farmacista e nutrizionista, gestisce dal 2017 una pagina di divulgazione scientifica. Appassionato di scrittura ed editoria, lavora come Web Content Editor per alcune realtà del settore farmaceutico e nutrizionale.

7 min di lettura

  • La dieta planetaria unisce benessere personale e sostenibilità, privilegiando alimenti vegetali e riducendo carne rossa, zuccheri e prodotti raffinati.
  • Il modello nasce dalla EAT-Lancet Commission, con l’obiettivo di contenere l’impatto ambientale della produzione alimentare e rendere il sistema più equo.
  • Rispetto alla dieta mediterranea condivide molte basi, ma si distingue per l’impostazione globale e per un uso più ampio di legumi, frutta a guscio e oli vegetali.

La dieta planetaria, o Planetary Health Diet, è un modello alimentare che tende a conciliare due obiettivi fondamentali: favorire la salute degli individui e ridurre l’impatto della produzione alimentare sull’ambiente e sugli ecosistemi.

Quindi non si tratta né di un regime dimagrante né di una dieta vegetariana, piuttosto di un’alimentazione che propone un menù prevalentemente vegetale fatto di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, in cui la carne rossa, gli zuccheri aggiunti e altri alimenti raffinati vengono consumati in quantità limitate.

Per molti aspetti ricorda la più celebre dieta mediterranea; tuttavia, i due modelli alimentari non sono totalmente sovrapponibili e per questo, all’interno dell’articolo di DiLei , cercheremo di capire in cosa consiste questa dieta planetaria e quali sono le principali differenze con il regime mediterraneo.

Che cos’è la dieta planetaria?

La dieta planetaria nasce dal lavoro della EAT-Lancet Commission, che nel 2019 ha proposto un modello alimentare di riferimento capace di considerare contemporaneamente salute umana e sostenibilità dei sistemi alimentari. Si tratta quindi di un modello alimentare che non mette al centro soltanto il benessere dell’uomo, ma anche quello del pianeta in cui viviamo.

Il modello, inoltre, è stato aggiornato nel 2025 per rafforzare ancora di più il concetto secondo cui bisogna portare avanti un’alimentazione basata su sistemi alimentari sostenibili, accessibili per tutti e soprattutto equi.

Il principio fondamentale è molto semplice e prevede di aumentare la quota di alimenti di origine vegetale e di ridurre, ma senza necessariamente eliminare, gli alimenti di origine animale o i prodotti dall’industria.

La dieta planetaria dovrebbe essere costituita soprattutto da:

  • verdura e frutta;
  • cereali, preferibilmente integrali;
  • legumi come ceci, fagioli, lenticchie e piselli;
  • frutta a guscio e semi;
  • oli vegetali ricchi di grassi insaturi.

Carne, pesce, uova e prodotti lattiero-caseari possono essere presenti, ma in quantità generalmente più contenute rispetto a molti modelli alimentari occidentali. Particolarmente limitato è il consumo di carne rossa e lavorata, così come quello degli zuccheri aggiunti.

La dieta planetaria è quindi un regime plant-based, ma non è necessariamente vegetariana o vegana.

Perché si chiama dieta “planetaria”?

Il nome di questa dieta deriva dal fatto che non si basa esclusivamente sugli alimenti più utili per salvaguardare il benessere nutrizionale delle persone, ma comprende anche scelte dietetiche che incidono il meno possibile sul pianeta.

La produzione di cibo richiede sempre più suolo, acqua ed energia e contribuisce in modo massivo all’emissione di gas serra. Tuttavia, l’impatto degli alimenti sul benessere ambientale non è uguale per tutti. Generalmente sono le carni e gli alimenti di origine animale a presentare la maggiore impronta ambientale, mentre gli alimenti vegetali rappresentano la scelta migliore per salvaguardare il pianeta.

Inoltre, il consumo di cereali integrali, legumi, ortaggi e vegetali freschi può rappresentare una scelta che non solo salvaguarda l’ecosistema e il pianeta, ma avvicina anche le persone ai propri obiettivi nutrizionali.

Dieta planetaria e dieta mediterranea: cosa hanno in comune?

A primo impatto, la dieta planetaria e la dieta mediterranea sembrano due regimi alimentari molto simili. Infatti, entrambe si basano su un ruolo centrale degli alimenti di origine vegetale e considerano la carne un alimento da consumare raramente. Un altro elemento che accomuna questi due tipi di dieta è la preferenza per i grassi insaturi e polinsaturi piuttosto che per quelli saturi. In parole povere, per queste due diete è sempre meglio utilizzare olio extravergine d’oliva, semi e frutta secca, piuttosto che i grassi derivanti dal mondo animale.

Uno studio pubblicato nel 2026 sull’International Journal of Food Sciences and Nutrition ha confrontato le raccomandazioni EAT-Lancet con i modelli mediterranei rappresentati dalle linee guida di Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. I ricercatori hanno osservato una forte convergenza soprattutto per cereali integrali, frutta, verdura e grassi insaturi. La dieta mediterranea potrebbe quindi rappresentare, secondo gli autori, una modalità culturalmente vicina ai Paesi mediterranei per tradurre nella pratica molti principi della salute planetaria.

Quali sono le differenze tra dieta planetaria e dieta mediterranea?

La differenza principale tra questi due tipi di dieta è il fatto che la dieta mediterranea nasce dalla tradizione popolare e si è sviluppata principalmente nei Paesi che fanno parte del bacino del Mediterraneo. Inoltre, questo tipo di approccio alimentare non riguarda solo la dieta in sé, ma comprende anche altri aspetti come la stagionalità degli alimenti, la convivialità durante i pasti e uno stile di vita attivo.

La dieta planetaria nasce invece come un vero e proprio modello scientifico globale, che è stato studiato e costruito intorno al rapporto che l’uomo deve avere nei confronti del cibo per salvaguardare non solo la propria salute, ma anche quella dell’ambiente circostante. Diciamo quindi che si tratta di una risposta che gli studiosi hanno voluto dare in riferimento ai cambiamenti climatici e al fatto che l’impatto umano sugli ecosistemi possa pesare sempre di più nel tempo.

Esistono poi alcune differenze concrete nelle quantità consigliate. Questa dieta presenta quantità maggiori di legumi e frutta a guscio rispetto alle linee guida mediterranee. Differenze emergono anche per latticini e olio d’oliva. Ed è proprio l’olio extravergine di oliva uno degli elementi che distinguono maggiormente la tradizione mediterranea: rappresenta la principale fonte di grassi aggiunti e possiede un forte valore gastronomico e culturale. La dieta planetaria parla invece più generalmente di oli vegetali insaturi, perché è stata concepita per essere applicabile in tutto il mondo.

La dieta planetaria fa bene alla salute?

Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata nel 2026 ha analizzato più di 200 studi per capire quali fossero i benefici della dieta planetaria sulla salute umana. Quello che è stato osservato è che seguire modelli alimentari come questo può portare a un minor rischio di mortalità (-20%) per tutte le cause e, più nello specifico, anche alla riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche, come il diabete di tipo due.

Questo non vuol dire che seguire una dieta planetaria garantisca la riduzione del rischio individuale, poiché gran parte delle evidenze deriva da studi osservazionali che possono essere influenzati da altri fattori presenti nella vita e nella quotidianità delle persone.

Quello che può essere un limite della Planetary Health Diet è il fatto che possa essere una dieta poco personalizzata, poiché progettata per essere applicabile in tutto il mondo. La dieta non terrebbe conto di età, gravidanza, condizioni patologiche, attività fisica ed esigenze personali dell’individuo. Inoltre, c’è da prendere in considerazione che, quando si passa ad alimentazioni prevalentemente di tipo vegetale, si può andare incontro a squilibri di alcuni micronutrienti fondamentali, come vitamina B12, ferro, zinco e calcio. Per questo motivo è sempre opportuno avvalersi dell’aiuto di un medico o di un nutrizionista, in modo da avere un passaggio graduale al nuovo tipo di alimentazione e ricevere un piano dietetico che sia vario ed equilibrato e non preveda carenze nutrizionali.

Fonti bibliografiche:

  • Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems, LANCET.
  • The Health and Environmental Impacts, Safety, and Affordability of the EAT-Lancet Planetary Health Diet: A Multidisciplinary Systematic Review and Meta-Analysis, ScienceDirect.

 

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

FAQ

Cos'è la dieta planetaria?

È un modello alimentare pensato per proteggere insieme salute umana e ambiente. Punta su cibi vegetali, limita carne rossa, zuccheri e alimenti raffinati, senza escludere del tutto quelli animali.

La dieta planetaria è uguale a una dieta vegetariana?

Assomiglia a un'alimentazione plant-based, ma non impone di eliminare carne, pesce, uova o latticini. Li prevede in quantità più contenute rispetto ai modelli occidentali.

Perché si chiama dieta planetaria?

Il nome richiama l'attenzione sull'impatto del cibo sul pianeta. La scelta degli alimenti considera anche consumo di suolo, acqua, energia ed emissioni di gas serra.

Quali sono le differenze con la dieta mediterranea?

La dieta mediterranea nasce dalla tradizione e include anche convivialità e stagionalità. La dieta planetaria è un modello scientifico globale, con più legumi e frutta a guscio e un riferimento più generico agli oli vegetali.

Fa bene alla salute seguire questo schema alimentare?

Le ricerche citate indicano un possibile calo del rischio di mortalità e di malattie cardiovascolari e metaboliche. Serve però personalizzazione, perché possono emergere carenze di vitamina B12, ferro, zinco e calcio.