Su uno sperone che osserva dall’alto il fiume e la cittadina, il castello di Amboise, nella Valle della Loira, ha torri massicce e giardini che si affacciano nel vuoto, e per generazioni è stato uno dei luoghi del cuore dei Re di Francia, il palcoscenico dove il Rinascimento francese mosse i primi passi. Tra queste mura passarono Carlo VIII, Francesco I, la giovane Maria Stuarda, e soprattutto Leonardo da Vinci, che ad Amboise scelse di trascorrere gli ultimi anni e di farsi seppellire. Una storia lunga mille anni, non priva di splendore, ma anche congiure e un lento tramonto.
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La storia del castello di Amboise
La collina su cui sorge Amboise ha attirato gli uomini molto prima dei Re. Già i Galli vi avevano piazzato un loro insediamento fortificato, consapevoli del vantaggio di controllare il fiume dall’alto. Nei secoli del Medioevo il promontorio finì nelle mani di una famiglia potente, i signori di Amboise, che lo tennero per generazioni.

La svolta arrivò nel 1434. Il proprietario di allora, Louis d’Amboise, si era compromesso in una cospirazione contro un favorito del Re, e la vendetta della corona fu esemplare: Carlo VII gli confiscò il castello, che passò così al demanio reale. Da quel momento cambiò tutto. Amboise smise di essere una fortezza signorile e cominciò la sua esistenza di residenza dei Sovrani, amata da una lunga sequenza di Re, da Luigi XI in avanti.
L’artefice della trasformazione fu Carlo VIII, che qui era nato e cresciuto. Legatissimo a quei muri, decise di farne un palazzo degno del suo rango. A partire dal 1492 avviò cantieri imponenti, ancora nel gusto gotico che chiudeva il Medioevo: nacquero la cappella di Saint-Hubert, il logis con gli appartamenti reali e le grandi torri cavaliere, percorse da rampe tanto ampie da permettere a cavalli e carri di raggiungere le terrazze. La torre Heurtault, iniziata durante il suo regno, sarebbe stata completata sotto Luigi XII. Ironia della sorte, proprio Carlo VIII trovò la morte qui nel 1498: mentre si recava ad assistere a una partita di jeu de paume, urtò violentemente la testa contro l’architrave di un passaggio e morì poche ore più tardi.
Sotto Francesco I il castello toccò il suo momento più luminoso. Il Sovrano vi era cresciuto, e il giovane Re lo riempì di artisti e ne fece il teatro di feste sontuose. Fu lui a chiamare Leonardo in Francia. Poi, però, la ruota girò.
Nel 1560 Amboise divenne il teatro di una congiura: un gruppo di protestanti tentò di sottrarre il giovane Francesco II all’influenza dei cattolici Guisa. Il piano fallì e la repressione fu feroce, con conseguenze che segnarono per sempre la memoria del luogo. Da quel momento cominciò la sua lenta parabola discendente.
Lo stile e l’architettura
Amboise racconta con la pietra il passaggio tra due epoche. Nato come fortezza medievale, si trasformò in dimora di piacere proprio negli anni in cui il gusto stava cambiando. I primi cantieri di Carlo VIII si rifanno al linguaggio del gotico fiammeggiante, quello delle guglie slanciate e delle decorazioni minute. La cappella di Saint-Hubert ne è l’esempio.
Poi, dopo la campagna militare in Italia, rientrò con un piccolo esercito di maestranze italiane al seguito, da Domenico da Cortona a Fra Giocondo. Lavorarono insieme agli artigiani francesi, e sulle pietre di Amboise comparvero i primi fregi, le prime grottesche, i primi dettagli di gusto rinascimentale mai visti da queste parti. Arrivò anche Pacello da Mercogliano, il giardiniere napoletano che disegnò le terrazze e lasciò un’impronta profonda nella nascente arte dei giardini francesi.
E non dimentichiamo il panorama, che è parte integrante dell’architettura. Dal giro dei bastioni lo sguardo corre libero: a ovest sui tetti della città, a nord e a est sulle anse della Loira, in un paesaggio che l’UNESCO ha inserito tra i Patrimoni dell’Umanità.
Il legame con Leonardo da Vinci
Nel dicembre del 1516 un signore italiano arrivò ad Amboise su invito di Francesco I. Era Leonardo da Vinci, ormai lontano dall’Italia, e il Re di Francia lo accolse con tutti gli onori, tanto da riservargli una residenza a pochi passi dal castello, il maniero di Clos Lucé. Si racconta che un passaggio collegasse le due dimore, così che il Sovrano potesse andare a trovare il maestro quando desiderava.

Leonardo si spense il 2 maggio 1519. Come aveva disposto nel proprio testamento, venne sepolto nella collegiata di Saint-Florentin, un edificio situato all’interno della cinta del castello, poco lontano dalla cappella di Saint-Hubert.
La vicenda delle sue spoglie, però, ebbe un seguito tormentato. Durante la Rivoluzione la collegiata cadde in rovina, e ai primi dell’Ottocento venne abbattuta, e delle ossa di Leonardo si perse ogni traccia certa. Trascorsero più di tre secoli prima che alcuni scavi nel sito dell’antica collegiata restituissero uno scheletro, insieme ai frammenti di una lapide con alcune lettere del suo nome. I resti vennero traslati nella vicina cappella di Saint-Hubert, dove ancora oggi una lastra di marmo con un medaglione bronzeo ne segnala la sepoltura per rendere omaggio al genio di Da Vinci.
Il dolce declino
Dopo la stagione d’oro, per Amboise cominciò un lungo autunno. Già nel Seicento il castello, troppo grande e troppo costoso, venne quasi abbandonato. Passò nelle mani di Gastone d’Orléans, fratello di Luigi XIII, e alla sua morte tornò alla corona con un ruolo ben poco glorioso: quello di prigione. Tra le sue mura furono rinchiusi personaggi illustri caduti in disgrazia.
Il colpo più duro arrivò con la Rivoluzione. Confiscato dallo Stato, abbandonato e depredato, il castello finì poi nelle mani di Roger Ducos, a cui Napoleone lo aveva donato. Ducos fece una scelta drastica: per risparmiare sui costi di manutenzione, ordinò la demolizione di gran parte degli edifici.
Il ritorno alla luce porta la data del 1873, quando il castello passò agli eredi di Luigi Filippo, gli Orléans. Partì un lungo lavoro di recupero, in cui intervenne Eugène Viollet-le-Duc, poi Victor e Gabriel Ruprich-Robert. E il Novecento, con l’invasione tedesca, lasciò altre ferite sulle mura. A prendersene cura oggi è la Fondation Saint-Louis, che lo conserva e lo apre ai visitatori. Alla presidenza d’onore siede l’attuale Conte di Parigi, che di Luigi Filippo è un discendente diretto.