Il castello di Angers con le sue torri imponenti: la storia di una fortezza reale

Il castello di Angers veglia sulla città con le sue diciassette torri: migliaia di anni di storia, l'arazzo dell'Apocalisse e i giardini da scoprire

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Serena De Filippi

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Quando arriviamo ad Angers, la prima cosa che ci travolge è una muraglia gigantesca, a fasce scure e chiare, in mezzo alla città. Diciassette torri una dietro l’altra, appoggiate su un promontorio sul fiume Maine. Da lontano sembra il set di un film in costume, ma siamo nel pieno centro urbano, tra le vetrine e le rotaie del tram. Il castello di Angers, chiamato anche castello dei Duchi d’Angiò, ha attraversato mille anni tra assedi, principi, carcerati e bombardamenti. E custodisce un tesoro che da solo vale la visita: l’arazzo dell’Apocalisse, un capolavoro medievale lungo un centinaio di metri. Scopriamo tutto.

La storia del castello di Angers

Prima di qualsiasi muro, ad attirare le persone quassù è stata la geografia: uno sperone alto sopra la Maine, a poca distanza dal punto in cui il fiume incontra la Loira. Chi gestiva questo affaccio controllava tutto il traffico d’acqua. La città romana nacque proprio qui, e ancora prima il rilievo ospitava insediamenti di cui restano tracce sparse. Angers, di fatto, comincia da questo scoglio.

Lo stile caratteristico del Castello di Angers
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Lo stile caratteristico del Castello di Angers

Il castello, invece, nasce da una paura. Nel IX secolo la difesa di Angers diventò una questione urgente. Le incursioni arrivate lungo i fiumi costrinsero il potere a stabilire sul promontorio una presenza stabile: da quel presidio cominciò la lunga storia politica del castello.

Quei Conti, generazione dopo generazione, riuscirono a conquistare l’indipendenza dal Re. Costruirono dinastie con ambizioni larghissime: Folco V arrivò addirittura sul trono di Gerusalemme. Con i Plantageneti, la dinastia dei Conti d’Angiò raggiunse il punto più alto della propria potenza grazie a una serie di matrimoni ben calcolati, fino alla corona d’Inghilterra. Del loro palazzo comitale, uno dei più ricchi d’Occidente, restano rovine imponenti dentro le mura.

Una potenza simile ai confini dava fastidio a Parigi. I capetingi lavorarono anni per riprendersi l’ovest, e nel 1206 Angers passò sotto Filippo Augusto. Da quel giorno la città cambiò ruolo: da centro del potere angioino a estremo lembo occidentale del regno di Francia, con tutto quello che comporta stare su una linea tanto sensibile.

Ciò che vediamo oggi porta la firma di Bianca di Castiglia, reggente per il figlio Luigi IX: negli anni Trenta del Duecento il sito venne ampliato in modo radicale. Il vecchio nucleo comitale fu assorbito in una fortezza molto più grande, costruita senza troppe esitazioni anche a costo di ridisegnare una parte della città.

Poi arrivarono i Duchi d’Angiò e il volto del castello cambiò ancora: tra il XIV e il XV secolo la fortezza accolse una corte raffinata, grandi committenze artistiche e nuovi edifici residenziali, fino alle forme gotico-fiammeggianti del logis reale e dello châtelet. Tra queste committenze figura anche l’arazzo dell’Apocalisse. Qui Iolanda d’Aragona diede alla luce il futuro re Renato, e sempre lei ebbe un peso enorme nella vicenda di Giovanna d’Arco e nell’incoronazione del genero Carlo VII.

Le torri che fotografiamo oggi raccontano invece un episodio del Cinquecento. Durante le guerre di religione gli ugonotti presero il castello due volte, ed Enrico III chiuse la faccenda con un ordine di demolizione. Il governatore Donadieu de Puycharic lo eseguì a modo suo, accorciando le torri e riadattando l’edificio all’artiglieria, con le piattaforme per i cannoni.

Poi arriva il lungo declino. Da Luigi XIV a Napoleone III il complesso serve da caserma e da prigione, e il titolo di monumento storico, nel 1875, lo salva sulla carta. L’agosto del 1944 lascia ferite profonde: durante la liberazione dell’Angiò le bombe alleate colpiscono anche la fortezza, allora occupata dai tedeschi. I restauri vanno avanti per anni, e nel 1948 arrivano i primi visitatori.

Lo stile e l’architettura

La prima cosa che colpisce è il disegno delle mura. Scisto scuro e pietra chiara si alternano in fasce regolari lungo tutta la cortina, un effetto zebrato che rende il castello riconoscibile a colpo d’occhio. Materiali di zona, usati con un gusto preciso.

Poi ci sono le torri, diciassette, allineate una dopo l’altra come una cortina di scudi. Alziamo lo sguardo: la più alta tocca i cinquanta metri. In origine erano molto più slanciate, con tetti conici e gallerie di legno da cui i soldati vigilavano al coperto. Il momento migliore della visita? Il camminamento. Mezzo chilometro sopra le mura, con la Maine che scorre sotto e i tetti d’ardesia che si aprono davanti.

Panoramica del castello di Angers
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Panoramica del castello di Angers

Il cortile interno racconta due vite parallele. Da un lato gli ambienti di rappresentanza, con l’alloggio reale, la cappella di Saint-Jean-Baptiste e lo châtelet dalle torrette a pepiera; la cappella è costruita in tufo, quella pietra calcarea bianchissima che illumina tutto anche nelle giornate grigie. Dall’altro lo spazio pratico, con la casa del governatore e l’area della guarnigione.

I segreti al suo interno (come l’arazzo dell’Apocalisse)

L’arazzo dell’Apocalisse ha una galleria costruita apposta per lui: la parete, lunga un centinaio di metri, con le scene che si susseguono una dietro l’altra, racconta la visione di san Giovanni per quadri successivi, e c’è chi lo ha ribattezzato il primo fumetto della storia. Lo commissionò il duca Luigi I alla fine del Trecento, e richiese anni di lavoro. Le misure originali superavano abbondantemente quelle attuali: diversi pannelli sono spariti nei secoli (anche se nel 2020 sono stati rinvenuti 30 frammenti). Seicento anni di vita e ancora parecchi segreti da consegnare.

Il lato più cupo del castello si trova negli antichi ambienti di detenzione nella torre, alcuni dei quali sono accessibili soltanto durante visite guidate. Serve qualche secondo perché gli occhi si abituino al buio, poi in fondo alla stanza compaiono gli anelli di ferro murati nella pietra. Nell’Ottocento questi ambienti accolsero detenuti, prigionieri politici, ostaggi di guerra e persone con disturbi psichici, internate secondo le pratiche dell’epoca.

I giardini meritano un pomeriggio a parte. Sui bastioni le siepi di tasso disegnano geometrie potate al millimetro, e più in alto le terrazze si riempiono di fioriture spontanee, con le orchidee selvatiche. Poco oltre compaiono una vigna e un orto, due presenze che riportano dritte alla vocazione agricola di tutta la zona di Angers.

Il castello è aperto al pubblico dal 1948, la galleria dell’arazzo sei anni più tardi, e oggi la gestione è affidata al Centre des monuments nationaux. Dal momento in cui è uno dei siti più visitati del Maine e Loira, conviene organizzarsi con calma.

Cosa mettiamo in programma? Il giro sul camminamento, la galleria con l’arazzo, il cortile signorile con la cappella, i giardini e la vigna. Poi usciamo dal portone e ci ritroviamo tra le vetrine del centro. Migliaia di anni di storia alle spalle e la vita di città davanti: succede ad Angers.