La verità su Beslan, la strage nella scuola dell’Ossezia

Restano ancora tanti perché senza risposta sul massacro avvenuto 11 anni fa in Ossezia

Ricordate Beslan? Era il primo settembre 2004 e una scuola nel sud della Russia venne presa d’assalto da terroristi incappucciati. Centinaia di bambini con i loro genitori rimasero intrappolati per tre giorni, senza cibo né acqua, con un caldo torrido e sotto la minaccia di donne e uomini muniti di cinture esplosive. Undici anni dopo, le dinamiche dell’attentato non sono ancora chiare e più di 300 vittime aspettano ancora di avere giustizia. Non è facile, in Russia, combattere per la verità. Si rischiano le ritorsioni del governo, che non ama chi mette in discussione il suo operato. E si rischia l’isolamento, perché i tuoi concittadini possono considerarti “anti patriottico”. Eppure Ella Kesaeva non ha paura. Ella è una donna normale che, come dice lei stessa, prima del 2004 non si era mai interessata alla politica, ma che oggi guida l’organizzazione Voce di Beslan e lotta perché i responsabili di quel massacro siano riconosciuti e puniti. In questi giorni è venuta in Italia per chiedere la solidarietà e la collaborazione dell’Europa nella ricerca della verità.

Quel primo settembre nella scuola numero uno di Beslan c’erano sua figlia e i suoi due nipotini. La bimba si è salvata, ma gli altri due no. Ella è andata a cercarli insieme alla sorella e li ha ritrovati all’obitorio, quasi irriconoscibili per le ustioni provocate dalle granate. Secondo lei la strage non sarebbe avvenuta se le forze speciali russe non avessero assaltato la scuola. La versione ufficiale racconta che i responsabili sono “terroristi ceceni”, mossi unicamente da furia distruttrice contro i cristiani e contro la Russia ortodossa. Ma secondo Ella il governo a quei tempi aveva bisogno di giustificare l’applicazione di aspre misure di sicurezza su tutto il suo territorio, un compito che sarebbe stato più facile con una strage che dimostrava la pericolosità della popolazioni musulmane del Caucaso.

Beslan era il palcoscenico ideale. Una piccola cittadina dell’Ossezia, unica repubblica del sud della Russia a maggioranza cristiana. Unica repubblica del Caucaso da sempre fedele alleata di Mosca. Il Cremlino, sostiene Ella Kesaeva, non ha fatto tutto quello che poteva per salvare gli ostaggi. La malafede di Putin sarebbe provata anche da due eventi noti a tutti: il governo rifiutò l’offerta del leader dei separatisti ceceni Mashkadov, che era pronto a intervenire come negoziatore, mentre alla giornalista Anna Politkovskaya fu impedito di arrivare a Beslan con un misterioso avvelenamento.

Quel giorno di undici anni fa nella scuola elementare numero uno di Beslan c’erano più di mille persone, perché il primo settembre in Russia è una festa nazionale e i genitori la celebrano insieme ai figli. Gli ostaggi restarono sequestrati in condizioni disumane per tre giorni e chi non ne è uscito morto ha riportato comunque grandi ferite, fisiche e morali. Solo alcuni nomi degli attentatori sono noti, mentre restano oscuri scopo e mandanti. Da allora, chiunque abbia indagato sugli affari russi in Cecenia, da Anna Politkovskaya a Natalia Estemirova, ha fatto una brutta fine. Ma Ella non ha paura.

Chi vuole leggere l’intervista completa a Ella Kesaeva la può trovare sul sito di Limes, nella prima puntata della nuova rubrica Domina.

cecilia-tosi120CECILIA TOSI
Esperta di politica internazionale, curatrice della rubrica Domina per Limes, Rivista italiana di geopolitica. Già caporedattrice del settimanale Left, collabora con numerose testate nazionali e internazionali. Qui potete leggere la sua rubrica su Limes

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