Cosa c’è in una tazzina di caffè: calorie, proprietà e benefici

In occasione della Giornata Internazionale del Caffè, scopriamo quali sono le azioni positive della bevanda più amata degli italiani

Luana Trumino Editor specializzata in Salute&Benessere

Simbolo dell’italianità, una tazzina di caffè può rappresentare una vera alleata del benessere. Un consumo moderato di caffè, equivalente a circa 3-5 tazzine, è sicuro nella popolazione adulta, fa parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo, come riconosciuto anche dal parere EFSA (European Food Safety Authority, l’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare) del 2015 relativo all’assunzione di caffeina.

A confermare le sue azioni sulla salute sono numerose evidenze scientifiche, che indicano benefici su memoria e concentrazione, rallentamento del fisiologico declino cognitivo legato all’età, riduzione del rischio di malattie neurodegenerative (come il morbo di Alzheimer e la malattia di Parkinson), azione preventiva e protettiva nei confronti del diabete di tipo 2 e di alcune malattie del fegato tra cui cirrosi, steatosi ed epatite. 

Un concentrato di virtù che vale la pena conoscere più da vicino.

Cosa contiene una tazzina di caffè

Quasi priva di calorie (se non dolcificata), una tazzina di caffè è costituita per la maggior parte da acqua e da caffeina, una molecola che contribuisce alla sua caratteristica nota amara, ma che soprattutto è responsabile dei suoi effetti stimolanti. Tra gli altri componenti vi sono polisaccaridi (fibra solubile), acidi (clorogenico, chinico e citrico), minerali (potassio e magnesio) e piccole quantità di lipidi, proteine e trigonellina. Inoltre vi sono gli importantissimi, anche se minoritari, composti volatili aromatici; il resto è costituito dai cosiddetti  “unidentified constituents” (composti amari, melanoidine). È opportuno tener presente che la composizione della bevanda varia con la miscela, il grado di tostatura e il metodo di preparazione.

Effetti sulla salute

Nel 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il caffè come non cancerogeno per gli esseri umani e un corpus significativo di studi scientifici suggerisce che il consumo moderato di caffè non è associato ad un aumentato rischio di cancro anzi è protettivo verso una serie di patologie come, oltre al diabete di tipo 2, tumore al fegato e all’endometrio.

Due importanti ricerche pubblicate su “Annals of Internal Medicine” hanno evidenziato un’associazione tra consumo di caffè, anche decaffeinato, e un minor rischio di morte per malattie cardiache, cancro, infarto, diabete, malattie respiratorie e renali.

In particolare, come evidenziato dalla recente metanalisi pubblicata su Expert Review of Cardiovascolar Therapy, un consumo moderato di caffè (3-5 tazze al giorno) svolge un effetto protettivo sul rischio cardiovascolare successivo, sia per gli individui sani che per i pazienti affetti da elevata pressione arteriosa, malattia cardiovascolare, insufficienza cardiaca, aritmie o diabete mellito. “È interessante soprattutto osservare – commenta Andrea Poli, Presidente di Nutrition Foundation of Italy, sul sito di Consorzio Promozione Caffè  – che contrariamente a quanto spesso si ritiene, anche in presenza di ipertensione o di irregolarità del ritmo cardiaco (aritmie) non sembrano esserci controindicazioni ad un consumo moderato di caffè, che si assocerebbe, al contrario, ad una riduzione del rischio cardiovascolare anche in questi pazienti”.

Un ampio corpus scientifico evidenzia che il consumo moderato di caffè può ridurre fino al 27% il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer. Altri studi, inoltre, hanno mostrato che la caffeina contenuta nel caffè è capace di ridurre due marcatori tipici della malattia (l’accumulo del peptide beta-amiloide e la iperfosforilazione di proteina tau), oltre a ridurre anche la morte dei neuroni, soprattutto nelle aree del cervello che giocano un ruolo nella memoria. 

Un ulteriore recentissimo  studio ha evidenziato il ruolo svolto dalla quercetina, uno dei componenti del caffè,  quale neuroprotettore nei confronti sia della malattia dell’Alzheimer che nel morbo di Parkinsons.

Il consumo di una sostanza come la caffeina è stato messo in relazione anche con la qualità delle prestazioni sportive. Numerose ricerche scientifiche, infatti, hanno evidenziato una corrispondenza tra assunzione di caffeina prima della pratica di sport e qualità delle performance muscolari durante l’attività. “Ad esempio – ha dichiarato il professor Luca Piretta, Nutrizionista e Gastroenterologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – un’ampia meta-analisi di 21 studi pubblicata sul British Journal of Sports Medicine ha evidenziato il contributo positivo della caffeina sul miglioramento della resistenza muscolare e sulle attività aerobiche. La caffeina, e quindi anche il caffè che la contiene, può aiutare a migliorare tempi di reazione e memoria e a mantenere alta l’idratazione, oltre che incrementare le prestazioni in sport come il ciclismo, il calcio e il mezzofondo. Senza distinzioni di genere, anzi: una ricerca ha confermato gli effetti positivi della caffeina sulla forza nelle atlete donne”.

Caffè decaffeinato

Per chi non vuole rinunciare al piacere del caffè ma desidera o ha necessità di limitare il consumo di caffeina, il caffè decaffeinato è una soluzione ideale per continuare a godere del gusto e dell’aroma della bevanda. La decaffeinizzazione infatti non priva il caffè del suo aroma, che dipende dalla concentrazione delle sostanze volatili che si sviluppano durante il processo di tostatura, mentre il processo di rimozione della caffeina viene applicato ai chicchi di caffè ancora crudi.

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