40 coltellate e un massacro: il caso Ruggero Jucker

Sono passati 22 anni dal massacro che sconvolse la città di Milano e l'Italia intera. Ruggero ora è un uomo libero. Alenya, invece, è morta per sempre

Sono passati anni da quella sera del 19 luglio, 22 per la precisione, eppure nessuno è mai riuscito a dimenticare il suo nome, la sua storia e quel tremendo caso di cronaca nera che sconvolse l’Italia intera.

Sì perché Ruggero Jucker, un rampollo milanese con una vita apparentemente perfetta, si trasformò in un killer spietato e feroce per una sola sera. Ma quella bastò a spezzare la vita Alenya Bortolotto, una giovane 26enne la cui unica colpa fu quella di essere la fidanzata del suo carnefice.

Ruggero Jucker

Ruggero Jucker è il protagonista di una favola dell’orrore che nessun bambino dovrebbe mai leggere, è il firmatario di una delle pagine più macabre e feroci della cronaca milanese e italiana. È stato il killer della giovane Alenya Bortolotto che è stata uccisa, massacrata e fatta a pezzi nel loft di via Corridoni. Eppure, prima di tutto questo, Ruggero era un ragazzo normalissimo che conduceva una vita serena. Ma la follia umana si sa, fa fatica a essere compresa.

Nella Milano bene tutti lo conoscevano come Poppy. Jucker era un rampollo milanese, era il figlio di una famiglia di imprenditori di origine svizzero-tedesca che, tra le tante attività, aveva fondato anche il marchio del catering più famoso di tutta la città. Ed è probabilmente da sua mamma che aveva ereditato la passione per la cucina, ed era volato fino a New York per studiare, per realizzare i suoi sogni.

Tornato a Milano, Ruggero Jucker aveva aperto il suo locale, lo Zup, dove si servivano le migliori zuppe della città cucinate proprio da sua madre. E se il lavoro gli dava molte soddisfazioni non si poteva dire lo stesso della sua vita privata, almeno fino agli anni 2000, almeno fino all’incontro con Alenya Bortolotto.

Alenya, figlia di imprenditori locali, era una studentessa e anche lei proveniva dalla Milano bene. Tra i due inizia presto una storia d’amore, fatta di passione e di progetti condivisi. Si incontrano spesso nel loft di via Corridoni dove lei resta a dormire per trascorrere più tempo con il suo Ruggero.

I primi due anni scorrono velocemente, ma nell’estate del 2002 iniziano i primi problemi. Ruggero è sempre più concentrato sul lavoro, e meno sulla sua storia e Alenya vuole qualcosa di più da quella relazione sulla quale ha investito tanto.

19 luglio 2002

La sera del 19 luglio Ruggero e Alenya sono insieme nel loft e trascorrono una serata tranquilla. Certo Ruggero è preoccupato per il lavoro ed è stressato per le continue richieste di attenzione da parte della sua fidanzata, eppure nessuno può immaginare quello che sarebbe successo da lì a poco.

Ruggero guarda Hannibal in tv e resta affascinato dal film, da poco ha manifestato una particolare passione per i romanzi di Thomas Harris. È forse quello che genera la follia e libera i mostri che sono nella sua testa? Queste domande non avranno mai una risposta, quello che è certo che è alle tre di notte Ruggero si alza e inizia a urlare. Prende un coltello per il sushi, affilatissimo e mai usato fino a questo momento e raggiunge Alenya che, spaventata, si è rifugiata in bagno.

Ruggero affonda il coltello nel corpo della sua fidanzata, lo fa per ben 40 volte arrivando a massacrarla. L’efferatezza è così tanta che gli organi della sua fidanzata saranno trovati dalle autorità sparsi per la casa e persino nel piccolo giardino del loft.

Dopo il massacro

Alenya è morta. A ucciderla è stato il suo fidanzato con estrema lucidità e non in preda a una crisi psicotica come la difesa prova a sostenere. La condanna è a 30 anni di carcere, ma tutto cambia durante il processo d’Appello durante il quale la pena viene ridotta a soli 16 anni.

Alla fine, gli anni di detenzione, sono solo 10. Nel 2013 Ruggero Jucker è un uomo libero. Alenya, invece, non tornerà mai più.