Per milioni di persone nel mondo il caffè rappresenta molto di più di una bevanda da consumare al mattino: si tratta, infatti, di un rituale quotidiano, di una pausa mentale e di un ritrovo sociale. Alcune volte basta solo l’idea di prendere una tazzina di caffè per affrontare meglio la giornata.
Eppure, il caffè non è una bevanda come le altre e infatti contiene al suo interno un composto attivo chiamato caffeina. Questa molecola riesce a stimolare il sistema nervoso centrale e l’attenzione, riducendo temporaneamente sonno e sensazioni di stanchezza. Ma cosa succede se si decide di eliminare completamente questa bevanda per 30 giorni dalla propria alimentazione?
Smettere di bere improvvisamente o gradualmente il caffè può innescare tutta una serie di reazioni e cambiamenti fisiologici che coinvolgono non solo il cervello, ma anche il metabolismo, la qualità del sonno e persino l’umore e la pressione arteriosa. Alcuni di questi effetti transitori sono alquanto spiacevoli nei primi giorni, ma possono poi tradursi in benefici concreti sul lungo periodo, soprattutto per le persone che assumono grandi quantità di caffè ogni giorno.
In questo articolo del magazine di Lei scopriremo che gli effetti del caffè non sono uguali per tutti e valuteremo cosa accade all’organismo quando improvvisamente si smette di assumere questa bevanda.
Indice
Cosa fa la caffeina nel corpo prima di smettere
Ogni volta che si sorseggia una piacevolissima tazzina di caffè, questa bevanda ricca di caffeina agisce andando a bloccare i recettori dell’adenosina, responsabili del rilassamento e della sonnolenza all’interno del corpo umano. Inibendoli, genera uno stato di vigilanza e riduce temporaneamente il sonno e la percezione della fatica. Inoltre, può influenzare anche i livelli di dopamina, noradrenalina e cortisolo.
Secondo l’EFSA un consumo moderato pari a circa 3 caffè al giorno non dovrebbe avere effetti negativi su un adulto sano. Tuttavia, nei soggetti predisposti e in coloro che fanno abuso di caffeina possono manifestarsi i seguenti sintomi:
- nervosismo
- tachicardia
- insonnia
- reflusso gastroesofageo
- dipendenza funzionale
Se si riduce il consumo o lo si sospende, questi sintomi possono scomparire rapidamente.
Prima settimana senza caffè: sintomi di astinenza
Come la maggior parte delle sostanze che generano una sorta di dipendenza nell’uomo, anche il caffè se sospeso può generare sintomi associabili a quelli di una vera e propria astinenza. Le prime 24 ore sono le più difficili poiché si crea una sindrome da astinenza da caffeina, che viene riconosciuta anche in ambito clinico e compare soprattutto nelle persone che assumono caffeina in modo quotidiano.
Sintomi più comuni:
- mal di testa
- irritabilità
- stanchezza intensa
- difficoltà di concentrazione
- sonnolenza
- umore basso
Il mal di testa è legato soprattutto alla vasodilatazione cerebrale: la caffeina infatti provoca vasocostrizione, e la sua assenza può modificare temporaneamente il flusso sanguigno a livello cerebrale e non solo. Tutti questi sintomi tendono a raggiungere il picco tra il secondo e il terzo giorno e possono durare fino a una settimana. La buona notizia è che sono generalmente transitori e quindi prima o poi si riducono di intensità, fino a scomparire totalmente.
Cosa succede dalla seconda settimana senza caffè
Una volta che si è riusciti a superare la fase iniziale, molte persone riferiscono una sensazione piacevole di ritorno alle energie “più naturali” che il corpo possiede. In parole povere, non si è in balia di picchi e cali energetici che potrebbero essere correlati o meno all’assunzione di caffeina.
Possibili cambiamenti:
- miglioramento della qualità del sonno
- addormentamento più rapido
- riduzione dei risvegli notturni
- minore ansia in soggetti sensibili
- riduzione della frequenza cardiaca
La caffeina, quando assunta al mattino o dopo pranzo, può avere effetti anche nel pomeriggio e compromettere il sonno profondo della sera. Questo perché la molecola all’interno del corpo umano ha un’emivita media di circa 5 ore. Quindi dopo due settimane senza caffeina, il ritmo circadiano è quello che ne giova di più perché riesce ad autoregolarsi e a indurre il sonno durante le ore serali.
Dopo 30 giorni senza caffè: benefici e possibili svantaggi
A un mese di distanza dall’ultimo caffè assunto, il corpo si è adattato all’assenza di caffeina e quindi si iniziano a notare benefici di vario tipo a livello fisiologico:
- Pressione arteriosa più stabile
In alcune persone sensibili, la sospensione può ridurre lievi aumenti pressori associati alla caffeina. - Minore ansia
La caffeina può amplificare sintomi ansiosi, soprattutto nei soggetti predisposti. - Digestione più confortevole
Chi soffre di reflusso o gastrite può notare miglioramenti. - Sonno più profondo
Possibili aspetti negativi dell’assenza di caffè
La caffeina può migliorare temporaneamente la performance cognitiva e quindi generare uno stato di attenzione e vigilanza, che può essere utile in particolari sessioni di studio o lavoro intenso. Inoltre, si può perdere anche l’effetto ergogenico sportivo riconducibile alla caffeina, che comportava un leggero aumento delle performance in caso di sport.
Il metabolismo rallenta senza assumere caffè?
La caffeina presenta un effetto termogenico lieve, che può aumentare modestamente il dispendio energetico dell’organismo e quindi possiamo pensare che questa bevanda possa in qualche modo aumentare il metabolismo. Tuttavia, nella pratica fisiologica, eliminare la caffeina dalla propria quotidianità può produrre raramente dei significativi effetti sul peso, a meno che non venga sostituito con bevande zuccherate o snack compensatori.
Inoltre, è anche fondamentale sottolineare che l’impatto calorico del caffè viene sempre valutato quando assunto amaro e non zuccherato o inserito all’interno di frappe, bevande energetiche o cappuccini ultra-dolci.
Cosa dice la scienza sull’eliminazione del caffè
Secondo la scienza e gli studi osservazionali condotti, un apporto moderato di caffè può generare dei benefici sull’organismo, tra cui una riduzione del rischio di diabete di tipo 2 e di alcune malattie neurodegenerative o epatiche. Ovviamente, molti di questi studi sono in fasi preliminari e vanno approfonditi con ulteriori indagini sperimentali. Il punto, quindi, non è demonizzare il caffè, ma capire il proprio rapporto con la caffeina e i giusti dosaggi da assumere ogni giorno. Potrebbe valere la pena ridurre il caffè se si hanno problemi di ansia, palpitazioni o tachicardia, se si dorme male, se si soffre di reflusso o se se ne abusa durante la giornata.
Conclusione
Trenta giorni senza caffè rappresentano un vero reset fisiologico, soprattutto per chi ne faceva largo uso. I primi giorni possono essere impegnativi, ma spesso seguiti da sonno migliore, energia più stabile e minore dipendenza psicologica. Per altri, invece, il caffè moderato può continuare a far parte di uno stile di vita sano.
La vera domanda non è se il caffè faccia bene o male in assoluto, ma se il tuo consumo è davvero adatto al tuo organismo.
Fonti bibliografiche