I suoceri invadenti mi soffocano

Se i genitori di lui occupano ogni weekend con la scusa di venire a trovare il nipotino, si deve agire con fermezza per il bene della nostra famiglia

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Marina Mannino

Giornalista e Blogger

Esperta di affari di cuore e pasticci quotidiani, sono stata la caporedattrice di una famosa rivista per ragazze e ho lavorato nella produzione musicale. Sono laureata in Lettere e scrivo per diverse testate.

Dopo anni di rapporto a distanza (io già lontana dalla mia città), lui approfitta di una buona offerta di lavoro e si trasferisce da me. Decidiamo in meno di due anni di sposarci e di mettere su famiglia. Nasce nostro figlio. I miei suoceri, che già soffrivano della sindrome del nido vuoto (mio marito, secondogenito, è il loro “piccolo di casa”), decidono di venirci a trovare più spesso, con la scusa del nipotino. Più spesso significa quasi tutti i weekend. Si fermano da noi a dormire. Giocano a fare i nonni. Mettono le gambe sotto il tavolo e mangiano quello che ovviamente tocca cucinare a me (marito negato ai fornelli). Non lavano un piatto. Non mi chiedono se ho bisogno di una mano. E io, con la scusa che tanto sono a casa in maternità, mi ritrovo il lunedì con la casa da riassettare e un bambino di pochi mesi da accudire. Come diceva Magda in “Viaggi di nozze”, non ce la faccio piùùù! Il marito è sordo, e davanti ai miei magari potremmo vederci un po’ meno spesso e fare qualcosa noi tre, mi risponde che poverini si sentono tanto soli. Aiutatemi. Adele

Per trovare una soluzione, partiamo da Freud. Non che ci interessi l’opera omnia del padre della psicanalisi, ma solo una sua frase: “Si dice che i genitori rimangano giovani nei figli, ed è questo uno dei più preziosi vantaggi psicologici che essi ricavano da loro”. I suoceri hanno vissuto probabilmente uno choc dietro l’altro: magari hanno perso i loro genitori, sono andati in pensione e si sono ritrovati soli, con qualche malanno, tanto tempo libero, senza più i figli con cui almeno… litigare. E si sono sentiti di colpo vecchi.

Andare a trovare il figlio adorato, per di più neo-papà di un bimbo delizioso, è il loro modo di riassaporare il gusto della giovinezza. Vedere questa famiglia che cresce è per loro una fonte di energia vivificante. Che, paradossalmente, li fa tornare un po’ figli a loro volta. Infatti si lasciano ospitare, sfamare e accudire senza mai collaborare in qualche modo. La soluzione? Parte necessariamente dal marito-figlio che si ostina a giustificarli. Il primo da convincere è lui.

Ristabilire la privacy

È quasi impossibile, infatti, convincere due ultra-sessantenni. È bene quindi parlare chiaramente, ma senza astio, con il nostro compagno e ricordargli che la coppia “numero uno” nella sua vita siamo noi due e non i suoi genitori. Dunque è il caso di ristabilire la reciproca privacy. Anche perché, sebbene noi facciamo fronte a ogni cosa, siamo sfinite – e non bisogna avere timori ad ammetterlo.

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In quanto loro figlio, è lui che dovrà decidersi a parlare con i suoi e quindi – rassicurandoli sull’affetto che entrambi proviamo per loro – arginare la loro invadenza. Li informerà che non siete a disposizione tutti i weekend, ma che giustamente volete anche riposarvi e godervi da soli il vostro bimbo. Ma loro possono approfittarne per rivedere gli amici, fare gite, imparare a usare internet.

Conseguenze estreme

Insomma, ridefiniamo i confini se vogliamo salvare la nostra famiglia. Già, perché la presenza di suoceri invadenti può dar luogo alla separazione con addebito a carico del coniuge che non riesca a tenere a distanza i suoi genitori per incapacità di gestire il distacco dalla propria famiglia. Capito, mammone dal cuore tenero?

Forse non tutti sanno che in un passo fondamentale della Bibbia si legge: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne”. È nella Genesi, 2.24, il testo che parla della formazione del mondo. Si può essere credenti o meno, ma è significativo che l’indicazione di lasciare i genitori sia presente nel primo testo fondante la religione più diffusa del mondo. Questo non significa abbandonarli o amarli di meno, ma avere il dovere (e il diritto) di percorrere la propria strada da soli con il proprio partner. È una legge di vita che vale per tutti.