Tim Battiti Live, pagelle del 2 luglio: Ilary Blasi regina del distacco (7), Rovazzi in trappola (5,5), Annalisa coraggiosa (7)

Il Tim Battiti Live debutta su Canale5 con la prima serata da Trani: alla guida della serata, ancora Ilary Blasi con Fabio Rovazzi e Daniele Battaglia. Le nostre pagelle

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Martina Dessì

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Sia chiaro: fare i cecchini con i festival estivi è uno sport nazionale fin troppo facile. Perché davanti al debutto del TIM Battiti Live viene naturale sfoderare il cinismo, ma se grattiamo via i lustrini, c’è qualcosa di eroico in questa grande macchina che fa ballare prima il Sud Italia e poi l’intero Paese. Del resto, confezionare la colonna sonora delle nostre vacanze è un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo.

Se Ilary Blasi conduce con il distacco di chi sta pensando al menù della cena, lo fa anche per sopravvivere all’entusiasmo da esordiente di Fabio Rovazzi. E vogliamo davvero condannare i Pinguini Tattici Nucleari se ci rifilano la millesima variazione della stessa canzoncina da spiaggia? Certo che no, la nostalgia della gita scolastica ci serve sempre. Ma c’è pure una totale assenza di vergogna – e quindi una grande dignità – nel melodramma di Sal Da Vinci, così come nello sforzo di Delia, Levante e Serena Brancale di far ballare anche i sassi. Persino il mancato brivido tra Marco Mengoni e Angelina Mango, o l’ormai rassicurante normalizzazione di Achille Lauro, rispondono a una sacra legge estiva: far muovere il piedino senza far venire il mal di testa. E se Elettra Lamborghini trasforma la musica in un optional, va abbracciata, perché sotto il sole di luglio non cerchiamo trattati di filosofia, ci basta un po’ di sano ritmo. Assolti per averci provato, insomma. E ora, passiamo ai voti.

Ilary Blasi, regina del distacco programmato – Voto: 7

Ilary Blasi torna sul palco di Tim Battiti Live gestisce la pratica come un liquidatore fallimentare. Il suo distacco glaciale è ormai un’opera d’arte contemporanea ed è una grande garanzia. Quando il povero Rovazzi fa pubblica ammenda confessando di aver rovinato la musica italiana, lei non si sforza nemmeno di ridere: lo guarda come un insetto sul parabrezza e lascia cadere la battuta nel vuoto. Splendida. Il siparietto con Alvin (“Alvin chi?”) è un’epurazione stalinista in diretta TV, perché lei decide lei chi esiste e chi no. Il rischio è che a forza di fare la Regina delle nevi il format si congeli. Sa intrattenere, per carità, ma non evolve. Praticamente un meraviglioso elettrodomestico di lusso.

Fabio Rovazzi, intrappolato nel suo stesso meme – Voto: 5,5

Fabio Rovazzi sta pagando il mutuo di un’identità costruita interamente sull’autoironia che diverte la prima volta, ma alla decima consecutiva sembra il parente che ripropone la stessa barzelletta a ogni Natale. Pare il dramma del creator che prova a fare il conduttore senza avere troppe basi per stare in tv. Pecca leggermente di autorevolezza e ha i tempi di reazione tutti suoi; sembra l’imbucato speciale nel programma che dovrebbe presentare. Gli autori, saggiamente, lo tengono a distanza di sicurezza dalla Blasi per evitargli il trauma da schiacciamento. Né carne né pesce, solo un eterno stagista. Di prestigio, s’intende.

Annalisa e la dote della crioconservazione – Voto: 8.5

Se il resto della truppa boccheggiava sul palco, Annalisa ha sfidato le leggi della biologia umana. Arriva, si prende la scena e con un coraggio da spartana canta la sua nuova Canzone estiva blindata dentro un outfit interamente di pelle nera. Il termometro segna temperature da fusione del nocciolo, eppure lei non versa nemmeno una goccia di sudore, manco avesse un condizionatore industriale integrato sotto le cerniere. Il brano, manco a dirlo, è una bomba atomica: il terreno ideale per questa traccia sarà l’attesissimo live a San Siro 2027, ma nel frattempo si attesta già come uno dei pezzi che quest’estate si farà ricordare di più. Algida, aliena, micidiale.

Ditonellapiaga e il colpaccio da Betty Boop capitalista – Voto: 9

Una scossa elettrica. Sul palco sembra una fantastica Betty Boop, un vero e proprio fumetto vivente per movenze ed estetica, ma dietro l’immagine c’è una quantità straripante di personalità e talento. Ditonellapiaga si conferma la rivelazione più bella di quest’anno e si mangia la scenografia. Prima intona l’ultimo brano Businessman e, non contenta, estrae una pistola dorata iniziando a sparare banconote sulla folla come una vera boss. Poi parte l’attacco di Che fastidio e la piazza esplode letteralmente in un boato. Che colpo da maestri, standing ovation per distacco.

Pinguini Tattici Nucleari, prigionieri del “copia e incolla” – Voto: 5

Il loro problema non è la mancanza di talento, ma l’inerzia. Hanno trovato la combinazione della cassaforte – quel pop sornione, da gita in quinta liceo – e hanno buttato la chiave. Ormai ogni loro brano sembra la traccia fantasma di quello precedente. Dal vivo l’effetto “catena di montaggio” diventa imbarazzante perché non è più riconoscibilità stilistica ma una crisi d’identità circolare. Funzionano, certo, proprio con la stessa rassicurante monotonia del bagnoschiuma al pino silvestre. Una certezza, purtroppo.

Sal Da Vinci, nostalgia molesta (senza tasto “muto”) – Voto: 4

Sal Da Vinci si presenta sul palco come un supersayan della tradizione neomelodica: tutto è amplificato a livelli illegali, dall’outfit bianco candido alla carica drammatica. Se Per sempre sì gratta il fondo del barile ma tutto sommato fa il suo lavoro, i pezzi nuovi gridano aiuto. Poesia è un disperato tentativo di svecchiarsi che finisce per sembrare una nonna con i TikTok da trapper. Un gran peccato.

Delia, Levante, Serena Brancale: il talento sequestrato dal comitato di quartiere – Voto: 6,5

Un vero capolavoro di sadismo editoriale: prendi tre personalità artistiche forti, shakerale e guardale affogare in un pezzo che le appiattisce come un rullo compressore. Levante ha la sua scrittura, la Brancale ha il tiro ritmico, Delia ci mette la presenza, ma Al mio paese le trasforma in una rassegna corale da saggio di fine anno. Il brano vorrebbe essere un inno generazionale ed evocativo, ma finisce per essere la colonna sonora di uno spot sul turismo regionale. Loro tre, però, sono splendide. E bravissime.

Achille Lauro, da minaccia sociale a soprammobile da salotto – Voto: 4,5

Il caso clinico della serata. L’uomo che aveva basato la carriera sullo shock culturale e sul sabotaggio del sistema è stato ufficialmente digerito, assimilato e rilasciato dal sistema stesso. Non c’è più un briciolo di pericolo nelle sue performance. Anche l’estetica “trasgressiva” ormai è solo un accessorio acquistabile con una raccolta punti. Look vistoso ma senz’anima, esecuzione impeccabile ma innocua. È la normalizzazione definitiva di un artista che si presentava come spauracchio dei benpensanti a rassicurante presenza da prima serata per famiglie. Senza il brivido dello scandalo, Lauro è solo un cantante pop che si veste in modo strano.

Marco Mengoni e Angelina Mango, la collisione dei due monologhi – Voto: 5,5

Sulla carta, l’accoppiata del secolo. Nei fatti, un po’ meno. Mengoni viaggia sulle frequenze del controllo e dell’intensità drammatica; Angelina Mango è pura adrenalina anarchica e vibrazione istintiva. Sul palco non si filano di pezza: affare strano, vista l’amicizia e la stima che li lega. Ognuno canta nel proprio recinto sacro senza degnare l’altro di uno sguardo che non sia da copione. A dare il colpo di grazia ci pensa una base con quella cassa dritta asfissiante che pialla ogni sfumatura, regalandoci l’ennesimo effetto déjà-vu da sintonizzatore radiofonico bloccato. Da due fuoriclasse così, il minimo sindacabile è un peccato.

Elettra Lamborghini, la musica come optional – Voto: 5

Elettra Lamborghini è un animale mitologico perfetto per la tv e per i social: magnetica, telegenica e dotata di una simpatia talmente contagiosa che le si perdona quasi tutto. Il “problema”, se così vogliamo chiamarlo, è che nei suoi progetti la musica sembra quasi un dettaglio di contorno. Bam Bam Bambina non aspira a vincere il Premio Tenco, nasce come jingle estivo, tormentone da TikTok e coreografia istantanea. Funziona benissimo come intrattenimento rapido e visivo, ma dal punto di vista prettamente discografico resta un po’ leggerina. Diciamo che la musica, più che la protagonista, qui fa da ottimo sottofondo al ciclone Elettra.