- In inverno circolano molti virus respiratori e l’RSV, spesso sottovalutato, può lasciare conseguenze durature e aggravare le condizioni di salute.
- Anziani e persone con BPCO, asma o patologie cardiovascolari corrono maggiori rischi di complicanze, ricoveri e perdita di autonomia.
- Gli esperti indicano nella vaccinazione uno strumento essenziale di prevenzione, mentre l’accesso per gli adulti fragili resta disomogeneo.
La stagione è quella a rischio. Nell’ambiente circolano moltissimi virus. Dominano i cosiddetti parainfluenzali, cugini del virus dell’influenza destinato ad allargare il proprio impatto in corrispondenza delle vacanze di Natale, non si fermano rinovirus e simili responsabili del raffreddore, continuano a diffondersi altri virus che si manifestano nell’albero respiratorio.
Tra questi sicuramente un posto di rilievo lo ha il virus respiratorio sinciziale o RSV, che per quasi una persona adulta su due il virus lascia conseguenze sulla salute per almeno un mese e, per quasi il 10%, gli effetti si protraggono fino a un anno. Ma se si va a vedere la percezione delle persone, quasi nessuno bada a questo ceppo: nonostante la potenziale gravità dell’infezione, solo in un caso su due le persone ne parlano con il proprio medico.
Eppure il modo di proteggersi esiste: la prevenzione vaccinale negli anziani e in chi convive con la BPCO o patologie cardiovascolari croniche è, secondo gli esperti e i dati disponibili, uno strumento fondamentale per proteggere nel tempo un equilibrio di salute.
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Attenti alla sottovalutazione
Colpisce in silenzio, il virus respiratorio sinciziale. E può cambiare la vita dei bambini, ma anche delle persone più fragili, come gli anziani o di chi convive con patologie croniche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) o all’insufficienza cardiaca. Sono queste persone che pagano un prezzo elevato in termini di maggiore mortalità correlata alla patologia.
Tra i virus respiratori tipici dell’inverno, il virus respiratorio sinciziale (RSV) rappresenta, a detta degli esperti, una vera e propria minaccia epidemiologica, ma la percezione del rischio resta ancora insufficiente. Ce lo dicono i numeri.
In Italia quasi l’80% teme che i virus respiratori possano peggiorare la propria condizione di salute; tuttavia, la medesima percentuale degli intervistati non sa o non è sicuro di sapere cosa sia l’RSV. Insomma, non ci pensiamo, anche se sette persone su dieci con patologie croniche dichiarano che i virus respiratori, come l’RSV appunto, hanno influenzato negativamente la propria salute, la vita quotidiana o quella delle persone vicine.
I dati emergono da un sondaggio condotto da Human8 in 10 Paesi, e promosso da GSK, in occasione della RSV Awareness Week (2–8 novembre). Nel nostro Paese sono state intervistate oltre 500 persone adulte che vivono con una o più patologie croniche. Le conseguenze dell’infezione da RSV possono protrarsi a lungo: circa metà degli intervistati riferisce un impatto sulla salute per almeno un mese dopo l’infezione e circa il 10% dichiara che il recupero ha richiesto oltre un anno o non è ancora completo.
L’RSV può inoltre aggravare patologie preesistenti come asma e BPCO: quasi una persona su tre (31%) ha sperimentato un peggioramento del proprio stato di salute nel corso dell’infezione respiratoria, quota che sale al 57% tra i pazienti con asma e al 43% tra quelli con BPCO.
Chi è a rischio e a chi è utile la vaccinazione
Oltre all’età, insomma, occorre tenere presenti altri aspetti. “Il virus respiratorio sinciziale può causare complicanze clinicamente rilevanti, soprattutto nei pazienti con patologie respiratorie e cardiovascolari – sottolinea Fabrizio Pregliasco, Direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva, Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario d’Azienda, I.R.C.C.S. Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano -.
Nei soggetti con BPCO, in particolare, prevenire gli episodi infettivi significa anche ridurre il rischio di riacutizzazioni, che possono incidere in modo significativo sull’evoluzione della malattia. Le riacutizzazioni, infatti, rappresentano una delle principali cause di ospedalizzazione e di morte di questi pazienti”.
Un altro aspetto cruciale riguarda il peggioramento della qualità di vita che i sintomi possono determinare nelle persone anziane o fragili. “In questi pazienti la perdita di autonomia e la rinuncia ai momenti di socialità hanno un impatto altrettanto rilevante – segnala l’esperto -. Per questo è fondamentale puntare sulla prevenzione del virus, al fine di evitare un ulteriore deterioramento della loro quotidianità”.
In questo, senso, l’impatto del virus è sicuramente importante. Le ultime stime indicano che, in Italia, negli over 60, l’RSV sarebbe responsabile ogni anno di circa 50.000 ospedalizzazioni e 1.800 decessi in ambito ospedaliero.
“La prevenzione vaccinale costituisce un diritto fondamentale per l’intera collettività, con particolare riguardo alle persone adulte in condizioni di fragilità, con comorbidità o in età avanzata, che risultano maggiormente esposte a rischio di complicanze gravi – sottolinea Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva – .
L’assenza del vaccino contro l’RSV per la popolazione adulta all’interno del Piano nazionale di prevenzione vaccinale (PNPV) genera inaccettabili disparità nell’accesso alle cure e alla tutela della salute. Sanare questo divario è un passaggio fondamentale per garantire il pieno rispetto del diritto alla salute in tutte le fasi della vita”.