Virus respiratorio sinciziale, perché può causare bronchiolite e come difendersi

Questo virus è la principale causa di malattie respiratorie che richiedono il ricovero in ospedale: chi è più a rischio di bronchiolite e polmonite

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Sempre meno mascherine. E meno distanziamento, anche a scuola. Così, in un progressivo ritorno alla normalità, non c’è più solo il virus Sars-CoV-2 a mettere in ansia. Tra le infezioni più classiche, come ad esempio quella influenzale per la quale partirà a breve la campagna di vaccinazione, c’è anche quella da Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), principale causa di bronchiolite  e polmonite nei bambini.

In questo caso non esiste un vaccino preventivo e quindi occorre puntare su altre strategie preventive. A ricordarlo sono gli studiosi che hanno partecipato al IV Congresso WAidid – World Association for Infectious Diseases and Immunological Disorders. Il timore esiste: con la fine delle restrizioni da Covid, inevitabilmente alcuni agenti  patogeni finora tenuti a bada, potrebbero trovare una nuova diffusione grazie alla mancata azione di contrasto negli ultimi due anni.

Attenzione per i bambini

“Non c’è dubbio – spiega Susanna Esposito, professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma, Direttore della Clinica Pediatrica all’Ospedale Pietro Barilla dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria di  Parma e presidente WAidid – che le restrizioni a cui sono stati sottoposti bambini e piccoli studenti abbiano avuto un impatto efficace anche contro altri agenti patogeni come l’RSV, del quale abbiamo riscontrato un calo complessivo dei casi negli ultimi  due anni. Ecco perché, con la ripresa della normalità di cui siamo tutti contenti, siamo esposti ad un rischio concreto di nuove epidemie che potrebbero mettere a rischio la salute dei più piccoli”.

Ma come mai ci si preoccupa tanto per l’infezione da RSV? Il virus è, durante l’infanzia, la principale causa di malattie respiratorie che richiedono il ricovero in ospedale. A livello globale si registrano ogni anno 33,1 milioni di casi e 3,2 milioni di ospedalizzazioni. Il virus, che rispetto agli altri agenti patogeni causa da solo il 40% delle polmoniti gravi, è responsabile ogni anno di oltre 118.000 decessi tra la popolazione di età pediatrica. In Europa l’incidenza è tra 10 e 28 casi su 1.000 nei bambini di età inferiore a 1 anno; tuttavia, i tassi di incidenza degli studi possono essere sottostimati. L’RSV è la causa più significativa di morte correlata a infezione delle basse  vie respiratorie nel primo anno di vita.

I più piccoli sono a rischio

L’impatto del virus, in termini di incidenza e gravità, varia notevolmente con l’età: l’RSV causa un notevole carico ambulatoriale tra i bambini di età inferiore ai 5 anni, ma è causa di una morbilità significativa anche nell’anziano e nel paziente di qualsiasi età immunocompromesso  . Tuttavia, le conseguenze più gravi sono predominanti tra i bambini di età inferiore ad un anno. Attualmente non esiste una profilassi per questo virus.

Per i bambini con infezione da RSV grave è disponibile solo una terapia di supporto (ossigeno supplementare, liquidi per via endovenosa e ventilazione meccanica). La profilassi disponibile con l’anticorpo monoclonale palivizumab è limitata ai bambini nati prima delle 29 settimane di gestazione o con comorbidità specifiche, circa il 4-6% dei bambini da 1 a 3 anni.

“I potenziali approcci preventivi per neonati e bambini piccoli attualmente  in fase di studio – riprende la Esposito – includono la vaccinazione delle donne in gravidanza, che può avere però un’efficacia limitata al brevissimo periodo e alla stagionalità, l’utilizzo di anticorpi monoclonali nel neonato e lo sviluppo di un vaccino da impiegare nei primi mesi di vita, che però è reso estremamente complicato dalla possibilità di indurre una risposta immunitaria protettiva ”.Al momento, quindi, ciò che conta è controllare al meglio la situazione, con un’adeguata  sorveglianza dell’RSV per evitare gravi conseguenze. Il periodo di circolazione dell’RSV, nel nostro emisfero, inizia in ottobre e termina a fine aprile. E ci vuole attenzione.