Influenza in anticipo, i dubbi dell’esperta e come proteggersi da subito

Dagli Stati Uniti al Giappone, senza risparmiare il Regno Unito (e l'Italia) si registrano più casi di influenza rispetto agli scorsi anni. Gli esperti esortano a vaccinarsi

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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  • L’influenza è arrivata in anticipo in diversi Paesi dell’emisfero australe, con casi in aumento anche in Regno Unito, Stati Uniti e Giappone.
  • L’epidemiologa Caitlin Rivers segnala un andamento anomalo negli USA, mentre gli esperti invitano a non allarmarsi ma a monitorare l’evoluzione.
  • Massimo Andreoni invita a vaccinarsi subito, soprattutto fragili e categorie a rischio, perché la stagione potrebbe essere anticipata e comunque pesante.

In molti Paesi dell’emisfero australe l’influenza è già arrivata, in anticipo rispetto al classico esordio intorno alla fine di ottobre e l’inizio di novembre e rispetto a quanto accaduto negli anni scorsi. Ci si interroga su quali siano i motivi, mentre il consiglio degli esperti è di vaccinarsi fin da ora, per non farsi cogliere impreparati, mentre dagli USA arrivano i dubbi di una nota epidemiologa.

Influenza in anticipo: dove ci sono già i primi casi

Le prime segnalazioni riguardano il Regno Unito, la costa ovest degli Stati Uniti e il Giappone, dove i dati indicano un forte aumento dei casi di positività ai virus influenzali, con un mese in anticipo rispetto alle statistiche. La preoccupazione riguarda il fatto che, se l’andamento proseguirà con lo stesso ritmo, quella in arrivo potrebbe essere una stagione molto precoce. A tranquillizzare, però, sono alcuni esperti che sulla rivista scientifica Nature hanno spiegato come un inizio precoce non significhi, necessariamente, una stagione difficile. Al momento i casi registrati non sono ancora sufficienti per poter capire se il virus dell’influenza dominante per l’autunno-inverno 2026-2027 sarà più aggressivo rispetto allo scorso anno.

Boom di influenza negli USA: i dubbi dell’esperta

A sollevare perplessità è stata intanto l’epidemiologa Caitlin Rivers del Center for Health Security della Johns Hopkins Universit. “C’è qualcosa che non quadra”, ha scritto sulla sua newsletter Force of Infection a fine settembre. Secondo Rivers l’incremento dei casi di influenza già in queste settimane è “anomalo” e i casi segnalati in Alaska (con l’1,8% di casi di accesso al pronto soccorso già alla fine di settembre) sono “elevati”. Alte anche le percentuali di positività all’influenza in California (8,5% nella Bay Area), alle Hawaii (6,3%) e nello stato di Washington (8,4%), secondo i report dei Centers for Disease Control americani. Rivers sottolinea una tendenza analoga in Giappone, con un esordio stagionale di influenza che è “il secondo inizio più precoce dal 1999”, come confermato da nippon.com.

Andreoni: “Difficile fare previsioni”

“È sempre difficile fare previsioni. Quello che sappiamo è che ormai da qualche anno, e anche quest’anno, sembrerebbe essere così: i virus influenzali arrivano un po’ prima. Ci aspetta quindi una stagione leggermente anticipata e questo dovrebbe spingere a rendere più efficace l’avvio della campagna vaccinale, partita proprio in questi giorni”, ha spiegato all’Agenzia di Stampa Nazionale Dire l’infettivologo Massimo Andreoni, professore emerito dell’Università di Roma Tor Vergata e membro del Consiglio Superiore di Sanità. Intervenendo a margine dell’Health Innovation Show 2026 a Roma, Andreoni ha aggiunto: “Sarebbe opportuno che la vaccinazione raggiungesse rapidamente tassi molto elevati, anche se probabilmente, purtroppo, questo non accadrà. L’influenza rimane comunque una malattia temibile”.

Non sottovalutare l’influenza

Se per capire se i virus circolanti saranno più aggressivi è ancora troppo presto, va comunque prestata attenzione nei confronti di una malattia che resta potenzialmente anche molto pericolosa: “Ci sono anni in cui provoca più ospedalizzazioni e più vittime e altri in cui l’impatto è minore – ha proseguito il professor Andreoni- Ma dobbiamo ricordare che ogni stagione influenzale determina un eccesso di mortalità legato ai virus respiratori e, in particolare, a quello influenzale, che si aggira tra i 5.000 e i 15.000 decessi. Anche nelle stagioni che possiamo considerare più benevole, quindi, l’impatto della malattia rimane elevato. La risposta è sempre la stessa: tutte le persone fragili e quelle a rischio devono vaccinarsi contro l’influenza. Non è una malattia banale, come spesso si sente dire, ma una patologia molto temibile”.

Quale virus sarà dominante quest’anno

Al momento negli Stati Uniti sta prevalendo il sottotipo di virus H1N1, con il 96%, mentre lo scorso anno era l’H3N2, che al momento è stato rilevato solo nel 4% dei casi. Entrambi, insieme al virus influenza B (al momento non riscontrato), concorrono a determinare il tipo di influenza stagionale. Al centro dell’attenzione, però, è ora la mutazione G155E, rilevata in 13 dei 17 campioni virali negli USA, che dalla prime analisi sembra possa essere meno riconoscibile da parte degli anticorpi già esistenti. Secondo gli esperti potrebbero essere più a rischio soprattutto gli adolescenti e i giovani adulti, perché mai finora esposti a virus H1N1 con queste caratteristiche.

Più esposti i più giovani

I virologi del Fred Hutchinson Cancer Center di Seattle, infatti, hanno condotto alcune analisi su un campione di 260 persone residenti in Australia e negli Stati Uniti, proprio rispetto alla G155E, osservando come in diversi casi i ceppi virali con questa mutazione sono in grado di eludere gli anticorpi presenti nel sangue. L’effetto è una minor efficacia nella risposta del sistema immunitario, nonostante un vaccino antinfluenzale ritenuto bilanciato rispetto al sottotipo di influenza predominante quest’anno. Nonostante ciò e proprio per migliorare le difese immunitarie, gli esperti consigliano di vaccinarsi contro l’influenza, per ridurre la circolazione del virus, i rischi per i soggetti più fragili che non possono vaccinarsi, ma anche l’impatto sul sistema sanitario sia in termini di efficienza dei servizi sia in termini economici.

Le campagne vaccinali in Italia

In Italia le campagne vaccinali regionali sono iniziate pressoché ovunque il 1° ottobre: il vaccino è particolarmente indicato per le donne in gravidanza, i bambini e i ragazzi tra i 6 mesi e i 17 anni, le persone over 60, i fragili (cardiopatici, immunodepressi, ecc.) e alcune categorie di lavoratori, come insegnanti, caregivers, medici e personale sanitario in genere. Dal 12 ottobre la vaccinazione è comunque disponibile per tutta la popolazione.