Sale arricchito di potassio a tavola, 3 milioni di morti in meno: cosa dice la scienza

Uno studio, pubblicato su Nature Health, spiega come ridurre il consumo di sale, con benefici nella riduzione di malattie come ipertensione, ictus, ma anche osteoporosi

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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  • Gli italiani consumano più sale del doppio della quantità raccomandata, aumentando il rischio di ipertensione e malattie cardiovascolari.
  • Uno studio suggerisce di sostituire il sale comune con una versione arricchita di potassio, che potrebbe prevenire milioni di decessi e nuove patologie.
  • In attesa di un cambiamento nell’industria alimentare, l’ISS consiglia di ridurre il sale quotidiano con scelte alimentari semplici e controllando le etichette.

Gli italiani usano ancora troppo sale. A sottolinearlo è l’Istituto Superiore di Sanità, che ricorda come gli adulti nel nostro Paese consumino quasi il doppio della dose media raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma la soluzione all’eccesso, legato a un maggior rischio di ipertensione e malattie cardiocircolatorie, potrebbe non limitarsi alla riduzione della quantità di sale con cui condire gli alimenti, quanto piuttosto dall’aggiunta di potassio al sale stesso.

Più potassio nel sale fa bene alla salute

Dallo studio, condotto presso il George Institute for Global Health, emerge infatti il ruolo centrale non solo del cloruro di sodio – il nome chimico del principale ingrediente del sale da cucina – di un altro minerale fondamentale: il potassio. “Un consumo eccessivo di sodio, unito a un apporto insufficiente di potassio, è una causa accertata di ipertensione, un importante fattore di rischio per condizioni potenzialmente letali come ictus, infarti e malattie renali”, si legge nel documento dei ricercatori americani. Gli esperti, infatti, hanno sottolineato come “Passare a un sale arricchito di potassio permette di affrontare contemporaneamente entrambi questi problemi alimentari, offrendo notevoli benefici per la salute”.

Perché basterebbe arricchire il sale

Il motivo dell’invito a modificare la composizione del sale da cucina sta nel fatto che il potassio ha un aspetto, un sapore e un uso del tutto simile, dunque potrebbe andare a costituire l’ingrediente principale del condimento per le pietanze, diminuendo contemporaneamente la quantità di cloruro di sodio. La conclusione dei ricercatori, dunque, è semplice e rappresenta un monito chiaro all’industria alimentare: “Per ottenere i massimi benefici dal passaggio a un sale arricchito con potassio, è necessario il coinvolgimento dell’industria alimentare in Europa e Nord America, dove oltre il 70% dell’apporto di sale deriva da alimenti industriali e pasti consumati al ristorante”, conclude il lavoro dei ricercatori.

Le conferme dall’Organizzazione Mondiale della Sanità

Già nel 2025, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva suggerito e raccomandato il ricorso al sale enriched, con aggiunta di potassio per mantenerne la sapidità e riduzione del cloruro di sodio, con l’obiettivo di ridurre la pressione arteriosa e il rischio di malattie cardiovascolari, che rappresentano una serie fonte di preoccupazione per la salute della popolazione globale e, in particolare, per quella occidentale. A livello mondiale, infatti, 1 adulto su 3 nella fascia di età compresa tra i 30 e i 79 anni soffre di pressione alta. Si tratta nel complesso di circa 1 miliardo e 400 milioni di persone.

Quante vite si possono salvare

Le malattie cardiovascolari, inoltre, si trovano al primo posto tra cause di morte e disabilità nel mondo: si stima che siano motivo di decesso per almeno 19,2 milioni di persone all’anno. Per questo ora i ricercatori tornano a invoca un intervento urgente e un coinvolgimento dei produttori alimentari, con specifiche strategie da declinare a livello di singoli Paesi: con un cambiamento concreto, secondo gli esperti, si potrebbe ridurre fino a 1 decesso su 10 per cause cardiovascolari nella maggior parte dei paesi nel mondo. Sostituendo il sale comune da cucina con quello arricchito di potassio, inoltre, si potrebbero prevenire ogni anno quasi 3 milioni di decessi e 10 milioni di nuovi casi di malattie cardiovascolari e renali.

In Italia si consuma ancora troppo sale

Il problema interessa anche l’Italia dove, secondo l’Istituto Superiore di Sanità “tra i 35 e i 74 anni, gli uomini consumano in media 9,3 grammi di sale al giorno, mentre le donne arrivano a 7,1 grammi. Valori oltre il limite consigliato dall’OMS” che raccomanda una dose giornaliera inferiore a 5 grammi. A indicare i valori italiani è stata l’indagine nazionale Italian Health Examination Survey – Progetto CUORE 2023-2025, i cui numeri sono stati diffusi in occasione della Settimana Mondiale di Sensibilizzazione per la Riduzione del Consumo Alimentare di Sale (Salt Awareness Week 2026 – 11-17 maggio 2026).

Quanto sale c’è nelle nostre tavole

Secondo la ricerca, “solo l’11% degli uomini e il 24% delle donne riescono infatti a mantenersi entro la soglia raccomandata. I dati preliminari, raccolti in 17 Regioni italiane, confermano una situazione sostanzialmente stabile rispetto al periodo 2018-2019”, sottolinea l’ISS. È pur vero, però, che negli ultimi 10 anni si è assistito a una riduzione generale, che lascia ben sperare anche per il futuro: tra il 2008-2012 e il 2018-2019 il consumo medio di sale nella popolazione adulta italiana è stato tagliato di circa il 12%, anche grazie a campagne di sensibilizzazione promosse dal Ministero della Salute attraverso il programma “Guadagnare Salute” e il Piano Nazionale della Prevenzione.

Gli altri benefici della riduzione del sale nel menù

Per arrivare a un consumo adeguato di sale e in attesa che possa essere avviato un progressivo arricchimento con il potassio, come suggerito dai ricercatori americani, è possibile agire con azioni concrete e quotidiane, a beneficio anche di una riduzione del rischio non solo di ipertensione e malattie cardiovascolari, ma anche di “altre condizioni come i tumori, le patologie renali e l’osteoporosi”, ricorda l’ISS che fornisce 5 consigli. Si tratta di azioni semplici, raccomandate anche dalla World Action on Salt, Sugar and Health, per ridurre il consumo di sale a meno di 5 grammi al giorno.

Le 5 azioni quotidiane per consumare meno sale

Le indicazioni degli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità sono:

  1. usare erbe, spezie, aglio, erbe aromatiche e agrumi al posto del sale;
  2. scolare e risciacquare verdure e legumi e mangiare più frutta e verdura fresca;
  3. controllare le etichette per scegliere i prodotti alimentari meno salati;
  4. ridurre il sale nella preparazione dei cibi;
  5. non mettere a tavola sale e salse salate.