Xerostomia e scialorrea, cosa fare quando si produce poca o troppa saliva

La saliva permette di parlare e masticare bene e ha un'azione lubrificante. Ma la produzione scarsa o eccessiva può avere delle conseguenze

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

A volte, soprattutto la mattina, abbiamo la bocca secca. In altre situazione ci troviamo con la saliva che quasi non riesce a stare all’interno del cavo orale e “cola” lungo le labbra. Queste due situazioni opposte hanno un nome: la prima è xerostomia, con le mucose dalla bocca che si asciugano, la seconda, caratterizzata da un’eccessiva produzione di saliva, viene definita scialorrea.

Avere sempre l’acquolina in bocca non è un bene

La saliva è un fluido chimicamente complesso, costituito da sostanze organiche e inorganiche (elettroliti, enzimi e altro). Prodotta in misura di circa due litri al giorno, la saliva ci permette di parlare bene, cioè consente una normale fonazione, facilita la masticazione dei cibi, la loro deglutizione e la percezione del loro sapore. Inoltre contiene enzimi che aiutano la digestione.

Come se non bastasse, esercita un’azione lubrificante e di pulizia meccanica, contrasta la proliferazione di batteri e funghi, protegge le mucose dalle temperature troppo alte o troppo basse dei cibi. Infine, la saliva svolge una azione protettiva dei denti nei confronti della carie: il suo elevato potere tamponante contrasta gli acidi che si formano all’interno della bocca e, in virtù dell’elevato contenuto di calcio e fosfati, contribuisce alla remineralizzazione delle lesioni cariose precoci.

Ma cosa succede se si “esagera”? Un eccesso nella produzione di saliva, soprattutto in età avanzata ed in assenza di lesioni o patologie  che possano giustificare questo sintomo, può essere legata innanzitutto ad alterazioni del sistema nervoso parasimpatico. Questa particolare “parte” del sistema nervoso, infatti, tra le altre funzioni ha anche quella di innervare le ghiandole che producono appunto la saliva e quindi dette salivari.

A causa di queste alterazioni, le ghiandole salivari tendono a produrre un’eccessiva quantità di saliva che anche di notte, quando magari il controllo della deglutizione cala per ovvi motivi, può quindi uscire copiosamente dalla bocca. Un esempio tipico di questa particolare situazione e del ruolo del sistema nervoso è legato alla malattia di Parkinson, che spesso vede proprio nella scialorrea un disturbo molto comune legato anche ad un rallentamento degli atti di deglutizione. 
Ma non si tratta ovviamente dell’unica situazione che può portare a questa ipersalivazione.

Ad esempio ci sono condizioni legate a problemi dei denti e delle gengive, o semplicemente ad una protesi dentaria non perfettamente confacente alla struttura della bocca, in grado di determinare alterazioni nella produzione di saliva.

Lo stesso problema si può osservare in caso di disturbi localizzati alle vie respiratorie, sotto forme di infiammazioni o infezioni che attaccano la gola, o addirittura nelle persone colpite da reflusso gastroesofageo. Il reflusso gastroesofageo è la più importante e diffusa malattia correlata alla produzione di acido gastrico: tra le altre cause sono da annoverare anche il sovrappeso e l’uso di taluni farmaci, soprattutto nella popolazione anziana, che possono ridurre il tono dello sfintere che regola lo scambio di materiale tra esofago e stomaco.

E se la saliva è poca?

Con il termine xerostomia in effetti si definisce  la secchezza delle mucose della bocca. Questa condizioni, nelle forme più gravi, limita le capacità di deglutire, di parlare e anche di assimilare il cibo. Oltre all’uso dei farmaci, la mancanza di saliva può essere addebitata a forme patologiche autoimmuni che distruggono progressivamente le ghiandole salivari.

Il disturbo compromette in maniera rilevante la qualità della vita e non colpisce soltanto gli anziani come si riteneva un tempo. L’alcol ed il fumo di sigaretta aggravano la situazione.

È comprensibile perciò come la ridotta o assente produzione di saliva possa avere conseguenze che vanno ben al di là della semplice secchezza della bocca. I pazienti possono riferire difficoltà nella voce, nel mangiare, comparsa di ulcere sulla lingua o sulle mucose, accompagnate da bruciore e dolore, infezioni delle gengive alitosi, perdita del senso del gusto (probabilmente per atrofia delle fibre nervose e per una diminuita risposta delle papille gustative), comparsa di carie (soprattutto alla radice dei denti), difficoltà a portare le protesi dentali e persino insonnia, dovuta ai frequenti risvegli notturni per la necessità di bere.

I farmaci che possono favorire l’insorgenza del problema, seppur raramente, sono soprattutto quelli ad azione anticolinergica, come ad esempio alcuni antidepressivi, gli antipsicotici, alcuni medicinali impiegati per la cura della malattia di Parkinson.

Inoltre possono determinare secchezza della bocca anche alcuni medicinali per la pressione arteriosa, della famiglia dei beta bloccanti e dei diuretici, oppure anche medicinali assunti per placare l’ansia e altri. Va comunque ricordato che l’effetto dei farmaci è reversibile. Ma bisogna sempre parlarne con il medico.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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