Oltre la bilancia, quanto e come pesa l’obesità sulla salute della donna

Quali sono i rischi da non sottovalutare e quali patologie potrebbero sorgere in caso di eccesso di peso

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Redazione

DiLei è il magazine femminile di Italiaonline lanciato a febbraio 2013, che parla a tutte le donne con occhi al 100% femminili.

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Non pensate solamente al numero che appare sul display della bilancia. E parlate con il medico se obesità e sovrappeso si fanno strada, specie se i chili in eccesso tendono a localizzarsi nell’addome, creando quella “pancia” i cui effetti sulla salute vanno ben oltre il mero aspetto estetico. E soprattutto, non rinchiudetevi in voi stesse. I chili in eccesso vanno affrontati. Perché obesità e sovrappeso influenzano la salute della donna a tutte le età ed è basilare intervenire prima possibile, attraverso un approccio multidisciplinare che impatti sulle diverse sfere del benessere femminile.

Rischi da non sottovalutare

Partiamo da un punto fermo, che spesso dimentichiamo. L’obesità e l’eccesso di peso rappresentano una vera e propria patologia. E come tali vanno inquadrati, visto che si parla di condizione cronica e multifattoriale che può incidere in modo rilevante sullo stato di salute, riducendo qualità e aspettativa di vita. Se questo è vero sempre e comunque, veniamo più specificamente all’impatto di sovrappeso ed obesità nella donna, che è sicuramente negativo nelle diverse fasi della vita. Pensate: i chili in eccesso possono compromettere fertilità e regolarità dei cicli mestruali, favorire quadri come la sindrome dell’ovaio policistico o PCOS (disturbo ormonale e metabolico comune nelle donne in età fertile, caratterizzato da cicli irregolari, eccesso di ormoni maschili e presenza di numerose piccole cisti ovariche) oltre a peggiorare i sintomi della menopausa. Inoltre i chili in eccesso sono associati ad un aumento del rischio di patologie metaboliche e cardiovascolari, oltre che di tumori ginecologici. In questo senso, le malattie cardiovascolari sono tra le complicanze più importanti e gravi associate all’obesità. Il rischio tende a salire ancor di più nelle donne in menopausa, quando il calo degli estrogeni favorisce una serie di cambiamenti sfavorevoli, tra cui maggiore insulino-resistenza, peggioramento del profilo lipidico, disfunzione endoteliale, aumento della massa grassa viscerale e riduzione progressiva della massa muscolare. Insieme, questi fattori non solo possono contribuire a un aumento del peso, ma soprattutto aumentano in modo significativo il rischio di eventi cardiovascolari. Per tutti questi motivi controllare la gestione del peso può influire sui rischi per il benessere al femminile. Un esempio per tutti: in caso di PCOS, anche una perdita di peso modesta -nell’ordine del 2–5% – può portare a miglioramenti significativi della regolarità mestruale e della capacità riproduttiva. Non solo: nelle donne in menopausa, invece, una perdita di peso clinicamente significativa può associarsi a un netto miglioramento dei sintomi e a una riduzione dei rischi cardiovascolari.

Attenzione a stigma e food noise

Oltre al versante del benessere fisico, l’obesità si associa ad uno stigma che a volte diventa addirittura una sorta di “autostigma”: la donna con obesità tende a chiamarsi fuori dalla vita sociale, incapace di superare gli stereotipi negativi che possono accompagnare l’eccesso ponderale. Per questo è fondamentale trovare sostegno anche in questo senso, per superare i timori di essere riconosciute come persone pigre, senza forza di volontà, responsabili della loro condizione. Questo può incidere in modo diretto su autostima, benessere psicologico e qualità di vita, e rendere più difficile chiedere aiuto e mantenere nel tempo un percorso di cura. Non solo: occorre prestare particolare attenzione al fenomeno del cosiddetto “food noise. Di cosa parliamo? Sostanzialmente del pensiero ricorrente e intrusivo del cibo – viene spesso banalizzato e sminuito quando in realtà interferisce in maniera importante sulla qualità di vita delle persone con eccesso di peso. E’ basilare imparare a riconoscere e gestire il food noise, così da avere una migliore aderenza ai percorsi di terapia e porre le basi per un miglior benessere psicologico, rendendo più sostenibile il cambiamento nel lungo periodo.

Un approccio su misura

Non c’è un vestito che si attaglia allo stesso modo ad ogni donna. Così, anche nell’approccio all’obesità occorre superare la logica del “one size fits all”, ovvero che un’unica modalità di trattamento si adatta in ogni caso. La gestione dell’obesità e dell’eccesso di peso richiede un approccio multidisciplinare a lungo termine che integri interventi sullo stile di vita, con percorsi nutrizionali personalizzati, attività fisica e supporto psicologico e, quando necessario, terapie farmacologiche o chirurgia bariatrica per raggiungere e mantenere il calo ponderale e ridurre i rischi associati. Non solo: come abbiamo detto all’inizio, non bisogna pensare solo alla cifra che appare sulla bilancia. Conta infatti la quantità dei chili perduti, ma ancor più ha significato la qualità del calo ponderale. Tenete sempre presente che, sul fronte metabolico e non solo, è basilare controllare la proporzione tra massa grassa e massa muscolare e la conservazione della funzione muscolare. Questi aspetti sono particolarmente rilevanti in peri e post menopausa, quando il rischio di perdita di massa muscolare è già elevato. Una buona composizione corporea significa metabolismo più efficiente e minore rischio di effetto “yo-yo”, con la ripresa dei chili faticosamente persi. Insomma: gestire l’obesità e l’eccesso di peso nel lungo termine con un approccio integrato e personalizzato va oltre la semplice riduzione del peso sulla bilancia. Perché sia efficace l’approccio deve comprendere le diverse sfere della persona per tradursi davvero in un miglioramento di salute, consentendo di mantenere i risultati, ridurre le complicanze e migliorare la qualità di vita.

Con il contributo di Novo Nordisk

 

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.