Tendine d’Achille, attenzione agli sforzi intensi: chi rischia di più e come prevenire l’infiammazione

Per proteggere il benessere del tendine di Achille, ecco i cinque consigli facili degli esperti per evitare i rischi di lesioni e dolore

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Ci siamo. Anche per i più pigri, jogging, corse in bici, allenamenti più o meno intensi sono all’ordine del giorno. Ma non bisogna dimenticare che il troppo stroppia. E soprattutto non si debbono sottovalutare i rischi che corre l’apparato locomotore, a partire dai muscoli per giungere fino ai tendini, ed in particolare al tendine d’Achille, struttura naturalmente forte ma anche più esposta ai pericoli di un sovraccarico e di attività eccessivamente intense.

Perché si rischia

Il tendine d’Achille è fondamentale per il movimento. Può essere sollecitato (e quindi reagire di conseguenza) nel corso di diverse attività fisiche, dalla corsa fino al salto e alla camminata veloce.

Particolarmente problematici sono i repentini cambi di direzione, che impongono uno sforzo molto intenso e di breve durata, con possibilità di “strappare” fibre. Per questo l’allenamento è fondamentale: quando si riprende a fare sport troppo bruscamente, senza un’adeguata preparazione, il tendine può andare incontro a sofferenza, con quadri che vanno dall’infiammazione iniziale fino alla degenerazione del tessuto e, nei casi più gravi, alla rottura.

“Con la bella stagione molte persone ripartono con entusiasmo, ma spesso commettono l’errore di voler recuperare troppo in fretta la forma perduta – segnala Pietro Simone Randelli, Presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), Direttore della Clinica Ortopedica dell’Istituto Gaetano Pini e Ordinario di Ortopedia presso l’Università di Milano. Il tendine d’Achille è tra le strutture più esposte a questi cambi di carico improvvisi ed è per questo che in primavera vediamo più frequentemente comparire dolore e problemi a questo livello”.

Cosa succede

Se il tendine d’Achille va incontro a lesioni i sintomi e i segni più tipici sono il dolore nella parte posteriore della caviglia, talvolta irradiato al polpaccio, la rigidità al risveglio o dopo una pausa, fastidio durante la spinta del piede e difficoltà nei movimenti più dinamici. Si tratta di segnali da non trascurare, perché ignorarli può favorire un peggioramento del quadro clinico.

A incidere sono soprattutto fattori molto comuni: scarsa preparazione fisica, aumento troppo rapido di intensità o durata degli allenamenti, ridotta elasticità muscolare, scarpe non adatte e cambi di superficie, per esempio dal tapis roulant all’asfalto o a terreni sconnessi. In questo ambito, va ricordato, la prevenzione appare fondamentale. “Poche regole, seguite con costanza, possono ridurre in modo importante il rischio di tendinopatie – segnala Randelli”.

Cinque consigli utili

Per aiutare chi vuole tornare a fare attività fisica in sicurezza, gli specialisti SIOT indicano 5 consigli pratici da tenere a mente:

  1. Ripartire gradualmente

Non bisogna aumentare troppo velocemente tempi, intensità e frequenza degli allenamenti, soprattutto dopo un periodo di pausa.

  1. Non saltare riscaldamento e stretching

Preparare muscoli e tendini allo sforzo è essenziale per ridurre il rischio di sovraccarico.

  1. Rinforzare la muscolatura del polpaccio

Un lavoro specifico su forza ed elasticità del polpaccio aiuta a proteggere il tendine d’Achille.

  1. Usare scarpe adeguate

Le calzature devono essere adatte all’attività svolta e sostituite con regolarità, soprattutto per chi corre (indicativamente ogni 250 chilometri).

  1. Non ignorare il dolore

Se il fastidio persiste, continuare ad allenarsi può peggiorare il problema e allungare i tempi di recupero.

Come affrontare le lesioni

Quando i sintomi non si risolvono spontaneamente, è importante rivolgersi a uno specialista ortopedico. Nella maggior parte dei casi il trattamento è conservativo e comprende riposo funzionale, fisioterapia ed esercizi eccentrici, cioè esercizi controllati che aiutano il tendine a lavorare mentre il muscolo si allunga, tra i più efficaci per migliorare la tolleranza al carico.

In alcuni casi, si può ricorrere anche al PRP, il plasma ricco di piastrine, ottenuto dal sangue del paziente e infiltrato sotto guida ecografica nell’area interessata, con l’obiettivo di favorire i processi di riparazione del tessuto.

“Oggi abbiamo a disposizione terapie sempre più mirate, che nella grande maggioranza dei casi consentono di evitare il peggioramento del problema e accompagnare il paziente verso un recupero corretto -spiega Randelli. L’importante è non aspettare troppo prima di farsi valutare”. Il ricorso alla chirurgia resta limitato alle forme più complesse o resistenti ai trattamenti conservativi. In questi casi si interviene sul tendine con procedure dedicate, seguite da un percorso riabilitativo graduale prima del ritorno allo sport.

“La primavera è il momento ideale per rimettersi in movimento e migliorare il proprio benessere”, conclude il prof. Randelli. “Ma il ritorno all’attività fisica va affrontato con buon senso e consapevolezza: proteggere i tendini significa evitare stop lunghi e continuare a fare sport con continuità e sicurezza”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.