Alito cattivo, perché ne soffriamo e come si combatte

L'alito cattivo può complicare la nostra quotidianità. Spesso dipende da quello che mangiamo e da una cattiva igiene orale. Ma non solo

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Mettiamo subito i punti sulle I. Non è sempre detto che un alito difficile da sopportare per chi incontriamo sia figlio di un’insufficiente igiene orale o di un’alimentazione sbagliata. Ci sono persone che curano con grande attenzione denti e gengive, fanno attenzione ad avere una digestione semplice scegliendo alimenti leggeri, consumano senza soluzione di continuità mentine ed altro nel tentativo di non vedere chi hanno di fronte ritrarsi di fronte ad un sospiro.

Eppure… Eppure l’alitosi, che a volte può anche essere un segnale che qualcosa non funziona per il meglio, va soprattutto conosciuta. Senza colpevolizzarsi, anche perché oltre alle abitudini ci sono condizioni patologiche, o comunque indotte da farmaci, che possono influenzare pesantemente la salute della bocca e quindi anche l’alito.

Sul primo fronte, non dimenticate che il latte può aiutare a eliminare l’alito cattivo di chi ha avuto un pranzo particolarmente impegnativo, e magari ricco di aglio. Secondo gli scienziati dell’Università Statale dell’Ohio, che hanno pubblicato qualche tempo fa uno studio in proposito, ridurrebbe i livelli di composti sulfurei che danno all’aglio il suo sapore e il forte odore.

Ovviamente è solo un consiglio generale. E allora non dimenticate che ci sono ricette che propongono per chi ha l’alito cattivo un cucchiaino di miele mescolato con una goccia di olio essenziale di ginepro, o la masticazione di semi di aneto o ancora i gargarismi a base di tintura di mirra. A tavola, poi, attenzione a mangiare lentamente, preferendo piattini leggeri alle overdose di cibo. E se potete preferite frutta (meglio se cotta), verdura e legumi, cereali a volontà come pasta, pane e riso, magari integrali. Il motivo? Agevolano l’intestino e i suoi movimenti combattendo la stitichezza che può favorire l’alitosi.

Venendo alle vere e proprie patologie che possono determinare l’alito cattivo, attenzione alla mancanza di saliva. È la situazione che conduce alla xerostomia, ovvero la secchezza delle mucose della bocca. Questa condizione, nelle forme più gravi, limita le capacità di deglutire, di parlare e anche di assimilare il cibo. Oltre all’uso cronico di alcuni farmaci, la mancanza di saliva può essere addebitata a forme patologiche autoimmuni che distruggono progressivamente le ghiandole salivari. Il disturbo compromette in maniera rilevante la qualità della vita e non colpisce soltanto gli anziani come si riteneva un tempo.

Se manca la saliva, attenzione ai farmaci

La saliva è un fluido chimicamente complesso, costituito da sostanze organiche e inorganiche (elettroliti, enzimi e altro). Prodotta in misura di circa due litri al giorno, la saliva consente una normale fonazione, facilita la masticazione dei cibi, la loro deglutizione e la percezione del loro sapore e contiene enzimi che aiutano la digestione. Inoltre, esercita un’azione lubrificante e di pulizia meccanica, contrasta la proliferazione di batteri e funghi, protegge le mucose dalle temperature troppo alte o troppo basse dei cibi.

Infine, la saliva svolge una azione protettiva dei denti nei confronti della carie: il suo elevato potere tamponante contrasta gli acidi che si formano all’interno della bocca e, in virtù dell’elevato contenuto di calcio e fosfati, contribuisce alla remineralizzazione delle lesioni cariose precoci. È comprensibile perciò come la ridotta o assente produzione di saliva possa avere conseguenze che vanno ben al di là della semplice secchezza della bocca.

L’alitosi, insieme ad altri fastidi, accompagna spesso questo quadro. I farmaci che possono favorire l’insorgenza del problema, seppur raramente, sono soprattutto quelli ad azione anticolinergica, come ad esempio alcuni antidepressivi, gli antipsicotici, alcuni medicinali impiegati per la cura della malattia di Parkinson. Inoltre possono determinare secchezza della bocca anche alcuni medicinali per la pressione arteriosa, della famiglia dei beta bloccanti e dei diuretici, oppure anche medicinali assunti per placare l’ansia e altri. Buona notizia: l’effetto dei farmaci è reversibile. Basta sospenderli, in accordo con il medico, per eliminare il problema.

Occhio all’igiene orale

Frequentemente l’alitosi è determinata da alcuni fattori, come ad esempio un gran numero di batteri del cavo orale che producono zolfo, la presenza di residui di cibo tra denti e gengive, la placca batterica ed il tartaro che si accumula sopra e sotto le gengive, le gengiviti e le carie. Possono entrare anche in gioco altri fattori non direttamente legati alla bocca, come infiammazione di tonsille o adenoidi, ipersecrezioni delle cavità nasali e paranasali e problematiche gastro-intestinali.

Il controllo dello specialista è un passaggio chiave per contrastare l’alito cattivo e gli altri sintomi. I consigli pratici prevedono di lavare i denti almeno tre volte al giorno con spazzolini adeguati ,che devono essere cambiati almeno ogni 3/4 mesi. Non bisogna poi dimenticare di usare gli scovolini per detergere gli spazi tra dente e dente e tra gengiva e dente e il filo interdentale per rimuovere ulteriormente i residui di cibo e placca. Infine i diversi collutori vanno impiegati, su consiglio del dentista, che deve comunque offrire un’igiene orale professionale almeno due volte l’anno. E se dipende dal Dna?

Per qualcuno, infine, vincere la sfida con l’alito cattivo si può rivelare impossibile. E c’è chi ha cercato di spiegare i motivi di questa situazione, andando ad indagare la predisposizione genetica a sviluppare l’alitosi. Ebbene, sappiate che forse la colpa può essere ritrovata anche nei geni.

Lo dice una ricerca condotta all’Università di Radboud e pubblicata su Nature Genetics. Gli scienziati hanno studiato una popolazione di persone che avevano un alito davvero insopportabile, probabilmente perché ricco di un gas che contiene zolfo, il metantiolo. Se di norma il metabolismo riesce ad eliminare questa sostanza, evitando che si accumuli e quindi si “compatti” nell’altio dandoNature Genetics, condotto dagli esperti dell’Università Radboud.

Gli scienziati hanno preso in esame un gruppo di persone facenti parte di nuclei familiari: la loro caratteristica comune era quella di avere un alito ricco di metantiolo, un gas che contiene zolfo. Normalmente questa sostanza viene espulsa attraverso il metabolismo, ma, in questi soggetti questa strada non riesce a funzionare. Quindi il fiato si fa davvero insopportabile, ma il portatore della particolare costituzione “scritta” nel Dna non ne ha colpa. Per fortuna si tratta di un quadro molto raro: le buone abitudini, e magari qualche “mentina” possono aiutarci a superare l’alito cattivo!

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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