Stare senza reggiseno: pro e contro

Quale reggiseno scegliere, quanto portarlo e cosa occorre sapere per mantenere in salute un’area del corpo talmente preziosa

Elisa Cappelli Pilates Trainer, Insegnante Tai Chi e Yoga Taoista, Movimentoterapista Laurea in Filosofia e Master in Giornalismo Internazionale LUISS. Trainer certificata CONI e FIF (Mat base e avanzato). Studia Anatomy in Motion (Gary Ward) e Qi gong.

Alle origini del reggiseno classico e sportivo

Il reggiseno entra in scena nella sfera di indumenti intimi intorno ai primi del ‘900 e, con precisione, viene brevettato il 12 febbraio del 1914. Il primo modello prende il nome di “reggiseno senza dorso” e viene cucito da Mery Phelps. Prima di questa invenzione si usavano corpetti avvolgenti e attillati che venivano portati sopra al corsetto, struttura che garantiva la sospensione e il sostegno verso l’alto. Con il tempo il reggiseno si perfeziona fino ad arrivare ai modelli dei nostri giorni e diventa anche un indumento che riesce a “riempire” meglio le forme e al contempo sostenere.

Nell’estate del 1977 viene messo a punto il primo reggiseno sportivo, che prende il nome di “jockbra”; lo inventarono la runner Lisa Lindahl, la costumista e designer Polly Smith e la sua assistente Hinda Schreiber. Prima di quella data, le donne che volevano fare sport dovevano ricorrere a modelli poco confortevoli con ferretti delle coppe molto fastidiosi, bretelle che scendevano ai primi saltelli e totale mancanza di adeguato sostegno durante la corsa. Il primo modello aveva bretelle che si incrociavano dietro alla schiena e una banda elastica utile e confortevole. Anche il reggiseno sportivo ha avuto notevoli miglioramenti e abbiamo oggi a disposizione modelli di vari colori che sostengono ma non schiacciano il seno e che quindi sono ottimi anche per donne con taglie piccole.

Capire quando non serve

Diamo per scontato l’invenzione di questo indumento intimo e tendiamo a indossarlo automaticamente e toglierlo con la stessa distrazione. Invece, il nostro invito-scommessa in questo articolo è questo: osservate quando e se davvero vi serve. Specie le donne che sono davvero abituate si sentono a disagio quando non lo indossano, ma il seno ha bisogno di “respirare”, di esser tenuto libero di tanto in tanto.

Sfatiamo il mito che non portarlo significa cedere all’attrazione gravitazionale e che con il tempo il seno tenda a scendere; è stato scientificamente provato che i seni lasciati liberi rimangono naturalmente sodi e alti e anzi si sollevano di addirittura ben 7 mm l’anno circa, specie se intanto si tiene in salute il muscolo pettorale cui il seno si appende, se si mangia nel modo giusto e se si fa regolarmente stretching. Se si mantiene uno stile di vita ottimale, lasciare libero il seno non ha nessuna controindicazione. Ovviamente nel caso in cui si stia portando avanti una gravidanza, conviene tenere un sostegno al seno per il tempo dell’allattamento, preferibilmente con spalline regolabili e ampie per poter distribuire uniformemente il peso del seno.

Va detto che alcuni modelli nel tempo sono diventati scomodi e poco funzionali e hanno perso persino la loro funzione di sostegno. In altri casi il design ha fatto passi avanti ed esistono modelli utili per tutte le forme di seno (a campana, snello, laterale, abbondante in modo globale, tondo, atletico, a goccia). Quando si compra un reggiseno va considerata la taglia, come calza la fascia sottoseno, le spalline, la misura della coppa. Si dovrebbe evitare di provarlo prima del ciclo mestruale in modo da effettuare una valutazione neutra, la chiusura andrebbe regolata sempre sul gancetto centrale e si dovrebbe controllare prima di tutto se le coppe aderiscono bene o meno.

Pro e contro

L’uso quotidiano del reggiseno rende normale un’abitudine che di tanto in tanto andrebbe sospesa. Esiste un vero e proprio movimento – molto diffuso in Francia – che si basa sui benefici del seno lasciato libero e prende il nome di No Bra, con un suo giorno di celebrazione, il No Bra Day, che ricade il 13 ottobre, in coincidenza con il mese della prevenzione dei tumori al seno. Molte donne decidono di portare il reggiseno pur non volendolo per non mettersi in situazioni imbarazzanti ma questo evidenzia solo come ancora una legittima parte del corpo sia considerato prima di tutto uno strumento di eccitazione sessuale. Il paradosso in cui sfocia questo tipo di pensiero? Se non metti il reggiseno sei a rischio di aggressione (e te lo meriti). Assurdo. Il reggiseno non andrebbe indossato oltre le 8 ore e ha un senso in caso di seno abbondante che grava sulla schiena.

Togliere di tanto in tanto il reggiseno garantisce un migliore afflusso del sangue nell’area pettorale, riduce inutili dolori al torace, fa lavorare i muscoli che altrimenti si rilasserebbero per via delle coppe. In estate inoltre il reggiseno a contrasto con la pelle sudata rischia di creare irritazioni alla pelle con fastidi e pruriti annessi. Di certo, se si ha un seno abbondante e si fa esercizio fisico in modo intenso rimane sconveniente non indossare un indumento intimo sportivo che contenga, ma anche in quel caso, dopo lo stretching e la doccia, suggeriamo di lasciare il seno libero di respirare. Ogni donna dovrebbe sentirsi libera di poter mettere o non mettere il reggiseno quando vuole, a seconda del suo sentire e senza avvertire rischio di aggressione in quanto prima di tutto il seno rappresenta un suo territorio intimo e libero.

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