Artrite reumatoide, malattia al femminile: a ogni donna la sua cura, come comportarsi

L'artrite reumatoide provoca dolore e disabilità funzionale. Oggi si punta a cure personalizzate e al ripristino di una buona qualità di vita

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

4 min di lettura

  • Le malattie reumatologiche colpiscono circa 10 milioni di persone in Italia e l’artrite reumatoide richiede diagnosi rapide e cure mirate.
  • Personalizzazione terapeutica, innovazione e servizi digitali diventano essenziali per migliorare qualità di vita, aderenza e continuità assistenziale.
  • Dolore, stanchezza e ritardo diagnostico restano criticità decisive, mentre il coinvolgimento del paziente orienta terapie più appropriate e sostenibili.

Le malattie reumatologiche oggi in Italia interessano circa 10 milioni di persone, di queste 734.000 circa convivono con forme gravi, spesso disabilitanti. Possono presentarsi in età diverse, anche nel pieno della vita lavorativa e familiare. Ed hanno un impatto pesante.

A ricordare questa situazione e soprattutto a segnalare come si stia parlando di salute pubblica, è stato il ministro della Salute, Orazio Schillaci in occasione della Giornata Mondiale dedicata a queste patologie.

Una di queste, tra le più note e con una netta prevalenza di casi nelle donne, è l’artrite reumatoide. È una patologia autoimmune complessa che si stima colpisca in Italia tra le 200.000 e le 300.000 persone (prevalenza 0,5% della popolazione), gravata da una sintomatologia dolorosa importante a carico delle articolazioni e da disabilità funzionale, se non trattata in maniera adeguata.

Grazie agli sviluppi della scienza, crescono continuamente le opportunità di controllare al meglio l’artrite reumatoide come le altre patologie reumatologiche croniche. Ma al contempo si rende necessario ripensare i modelli di assistenza e di presa in carico, anche la fine di migliorare la qualità di vita delle persone che convivono con l’artrite reumatoide?

Personalizzazione dei percorsi di cura, accesso all’innovazione terapeutica e messa in campo di servizi digitali sono i pilastri del cambiamento, per generare valore per le persone con artrite reumatoide e per il Sistema, attraverso un approccio capace di integrare la dimensione clinica con quella sociale, sanitaria e assistenziale. Questo è lo scopo della campagna Value for Care promossa da Alfasigma in collaborazione con ANMAR – Associazione Nazionale Malati Reumatici ODV.

Il valore di terapie mirate

Personalizzare le strategie terapeutiche è quindi basilare, a patto che si tenga conto delle caratteristiche cliniche di ciascun paziente, dei bisogni e delle sue esigenze, ma soprattutto dell’impatto della malattia sulla quotidianità e sulle eventuali comorbidità.

L’appropriatezza terapeutica riguarda tutto il percorso di cura fino alla scelta del farmaco e al monitoraggio dei benefici terapeutici nel tempo. Fondamentale è quindi il dialogo attivo e consapevole con il medico curante, necessario per individuare i bisogni ancora insoddisfatti e condividere le scelte terapeutiche e gli obiettivi.

Avere oggi una diagnosi di artrite reumatoide significa disporre di un ventaglio di opzioni terapeutiche; la sostenibilità non va intesa come semplice risparmio, ma come capacità di garantire il farmaco giusto, al momento giusto, per il paziente giusto – segnala Silvia Tonolo, Presidente ANMAR – Per migliorare le strategie dalla diagnosi alla gestione a lungo termine è essenziale rendere il paziente consapevole e partecipe del proprio percorso di cura: conoscere la propria patologia, le possibili comorbidità e le opzioni disponibili permette di contribuire, insieme al medico, alle scelte terapeutiche.

Istituzioni, professionisti sanitari e associazioni di pazienti, ciascuno nel proprio ruolo, possono contribuire a costruire una sanità capace di garantire diagnosi tempestive, continuità assistenziale e accesso equo alle cure più appropriate, indipendentemente dal luogo di residenza e dalle condizioni economiche e sociali”.

Sfida al dolore e non solo

Per controllare la malattia, si può pensare di mirare a spegnere l’infiammazione ed il dolore. Obiettivi fondamentali, certo. Ma ci vuole anche di più. Ad oggi, per le persone con artrite reumatoide abbiamo a disposizione delle terapie molto efficaci.

Purtuttavia, dolore e fatica rimangono dei bisogni insoddisfatti per molte persone.  In uno studio recente condotto su oltre 27.000 persone affette da artrite reumatoide, alla fine del questionario si chiedeva: “Secondo lei, qual è un buon giorno, il “good day”? La risposta più ricorrente era: “Un giorno senza dolore e senza stanchezza”.

“Il nostro scopo non è solo quello di spegnere l’infiammazione, ma di permettere a queste persone il ripristino o il mantenimento di una buona qualità di vita; di lavorare, di svolgere le proprie attività quotidiane e di mantenere delle buone relazioni sociali – segnala Florenzo Iannone, Professore Ordinario di Reumatologia – DiMePRe-J, Direttore UOC Reumatologia Azienda Policlinico-Universitaria Aldo Moro di Bari -.

Le principali criticità nella gestione delle persone affette da artrite reumatoide sono, a mio parere, rappresentate dal ritardo diagnostico, strettamente connesso al ritardo di approccio allo specialista di riferimento e al reumatologo, e dalla necessità di uno stretto monitoraggio. Inoltre, ogni paziente ha un profilo differente, con aspettative e bisogni differenti”.

Insomma: personalizzare le cure per una persona con artrite reumatoide significa, essenzialmente, adattare la terapia alle caratteristiche cliniche del paziente, al suo stile di vita, a eventuali malattie associate all’artrite reumatoide. Questo approccio consente il mantenimento o il recupero di una buona qualità di vita e la prevenzione di eventuali disabilità motorie nel lungo periodo.

Soprattutto, si va oltre il farmaco. L’appropriatezza prescrittiva nell’artrite reumatoide non si limita alla scelta del farmaco, ma implica una valutazione globale del paziente, dei fattori prognostici e delle sue priorità, in un’ottica di sostenibilità e di aderenza terapeutica nel tempo.

“Accanto al tema della personalizzazione delle cure è necessario anche parlare dell’appropriatezza terapeutica, con la quale si intende la scelta della strategia terapeutica giusta, alla persona giusta, nel momento giusto – conclude l’esperto -.

La scelta dipende da vari fattori: lo stile di vita, l’attività di malattia, eventuali malattie associate all’artrite reumatoide, i fattori prognostici, la sicurezza del trattamento e, al di sopra di ogni cosa, le aspettative e i bisogni del paziente.  Questo è un processo dinamico che necessita di un continuo monitoraggio clinico ed eventuali adattamenti della strategia terapeutica basati sulla condivisione tra paziente e reumatologo”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.