Yoga: com’è nato e a cosa serve

Le origini dello yoga, tra storia e mitologia, lo yoga antico e moderno e tutti i suoi benefici: fisici, mentali ed emotivi

Samuela Urbini Insegnante Yoga, cintura nera di kung fu, giornalista

Come e quando è nato

Dal momento che lo yoga è una disciplina millenaria, è difficile stabilire con certezza il momento esatto in cui è nato e in che modo. Anticamente le tecniche dello yoga erano mantenute segrete e trasmesse oralmente dal maestro al discepolo. Non era mai scritto, né mostrato pubblicamente. Ciò che era mostrato, o scritto su un libro, era di scarso interesse, perché rivolto a tutti.

Lo yoga era un’esperienza personale attraverso cui i veri maestri erano capaci di guidare gli aspiranti sinceri lungo il sentiero dello yoga, ovvero lungo la via dell’evoluzione personale, allontanando l’ignoranza, le incomprensioni e le eccessive elucubrazioni intellettuali, che allontanano dalla meta.

Se ci addentriamo nella mitologia, si narra che il dio Shiva insegnò alla sua sposa Parvati i segreti dello yoga e che, di nascosto, un pesce ascoltava questi insegnamenti. Quando il dio Shiva lo scoprì, si infuriò e lo scacciò. Questo pesce però era speciale e, scappato, approdò sulle coste dell’India dove, per miracolo, divenne uomo. Gli abitanti del luogo lo accolsero con grande entusiasmo e lo chiamarono Matsyendra, il Signore dei Pesci. Lui, in segno di gratitudine, insegnò loro tutte le posizioni dello yoga che aveva appreso.

Origini storiche

Il tema di quando sia veramente nato lo yoga è ancora oggi molto dibattuto dagli studiosi stessi. Se ci riferiamo solo alla storia dello yoga fisico, che comprende le tecniche che in parte sono arrivate fino a noi, c’è un interessante gruppo di studi, The Hatha Yoga Project che ha svolto un eccellente lavoro per cinque anni e da cui è emerso il libro Le radici dello Yoga, che chi vuole può leggere per approfondire l’argomento.

Yoga antico e moderno

Sicuramente lo yoga esisteva molti anni prima della nascita di Cristo, per dare dei riferimenti temporali. Nei testi possiamo andare indietro fino al 1000 a.C., ma le pratiche che si trasmettevano oralmente certamente erano precedenti, forse anche di molti anni. Il dibattito tra gli studiosi che di questo si occupano è ancora aperto, quindi non abbiamo presunzione di assoluta certezza in questo articolo.

Per quanto ricostruito fino ad ora, tuttavia, potremmo individuare alcune macro epoche dello yoga:

  • Età pre-classica: i Veda non indicano pratiche specifiche riconducibili allo yoga. È solo nelle successive Upanishad (tra il VI e il IV secolo a.C.) che lo yoga compare come parola, così come lo troviamo nella Bhagavad Gita, la cui data di scrittura è incerta, ma collocabile tra il V-I secolo a.C. In questa fase non si parla di tecniche psicofisiche dello yoga, quanto più di un percorso spirituale verso il divino, che presuppone sicuramente un certo stili di vita, che tuttavia non viene descritto.
  • Età classica: è quella che inizia con il libro Yoga Sutra di Patanjali, il primo che mise per iscritto quella che fino ad allora era stata una tradizione solo orale, come abbiamo detto. Questo insieme di 195 aforismi riassume in maniera molto sintetica, ma esaustiva, quello che è il sentiero dello yoga, che si compone di otto passi, da cui il nome “ashtanga yoga” e che culmina con il samadhi, ovvero la dissoluzione dell’illusione dell’Ego e la liberazione dal ciclo delle rinascite. È la bibbia di tutti i praticanti yoga, il primo che indica il percorso per questa liberazione. Anche la sua datazione è incerta, si pensa tra il I secolo a.C. e il 400 d.C.
  • Yoga moderno: lo yoga che conosciamo oggi ha molte più connessioni con la pratica psicofisica, ma soprattutto fisica, che si è sviluppata e diffusa poi anche nel mondo occidentale nei primi decenni del 1900. Krishnamacharya è la figura centrale dello yoga moderno, fu maestro dei grandi maestri di yoga come Sri K. Patthabi Jois, BKS Iyengar, Desikachar e Indra Devi, da cui derivano gli attuali stili tradizionali dell’Ashtanga yoga, Iyengar e Viniyoga. E, a seguire, tutti le varianti del Vinyasa, Power yoga, Jivamukti, Anusara nati in epoca recentissima, tra gli anni 1990/2000. Anche il Kundalini yoga si è diffuso a partire dagli anni ’70, lo inseriamo quindi in questa categoria.

A cosa serve?

Lo yoga è un percorso di evoluzione personale e spirituale, di noi stessi come esseri umani inseriti in un universo con cui siamo in costante scambio. Non è solo ginnastica: se ci si ferma alla pratica delle sole posizioni, difficilmente si evolve. Ma le posizioni, le respirazione e tutte le tecniche aiutano ad andare verso la meditazione e, dunque, verso un percorso di evoluzione individuale.

Lo yoga è anche una scienza. Una scienza diversa da quella occidentale, il suo oggetto è l’uomo, capire come siamo fatti in profondità. Le sue pratiche descritte nei testi tradizionali e tramandate da maestro ad allievo nel corso dei millenni funzionano e oggi la scienza occidentale sta lentamente verificando ciò che uomini speciali come gli yogi hanno scoperto dall’attenta osservazione di se stessi. Sul sito Pubmed negli ultimi 20 anni, dal 2000 al 2020, sono oltre 5300 le pubblicazioni scientifiche che riguardano i benefici dello yoga in ogni campo medico.

Benefici fisici: le posizioni

Gli asana sono le posizioni dello yoga, quelle per cui quasi tutti iniziano a praticarlo. Sono il lasciapassare, la porta di ingresso da cui partire. A differenza di altre vie di evoluzione personale, lo yoga non prescinde dal corpo. Perché se il fisico non è in salute, è più difficile progredire anche nella meditazione, perché sarà fonte di distrazione per la mente e preoccupazione emotiva. Gli asana servono a stare bene, sufficientemente elastici e forti nella muscolatura e con una postura corretta, così da avere una buona qualità di vita anche in età avanzata. In particolare, le posizioni yoga invitano a muovere la colonna vertebrale in tutte le direzioni possibili, diventando così particolarmente utile nel prevenire alcuni dei disturbi cronici più diffusi come le lombalgie, le sciatalgie e le cervicalgie, spesso dovute a una postura scorretta.

Benefici mentali

Attraverso il movimento consapevole e soprattutto con le tecniche di pranayama, ovvero la respirazione dello yoga, si va ad agire sul sistema nervoso e a riequilibrarlo. Portando calma alle menti agitate e vigore alle menti sopite. In particolare lo yoga ha benefici riconosciuti nel ridurre lo stress, l’ansia e nel migliorare la qualità del sonno.

Benefici emotivi

Stare bene con il proprio corpo, riappropriarsene diventando capaci di eseguire movimenti insoliti, come possono essere gli asana, con la piena presenza della mente, ha una positiva ricaduta sul piano emotivo, che attraverso le pratiche dello yoga tende a tornare in armonia. È soprattutto la meditazione, cui di solito si approda dopo un po’ di allenamento negli asana e nel pranayama, che dà grandi benefici emotivi, perché insegna a uscire dai propri schemi di comportamento che ci portano alla sofferenza, per adottarne di nuovi che migliorino la nostra realtà.

I benefici li abbiamo suddivisi come se gli asana servissero solo al corpo, il pranayama alla mente e la meditazione allo spirito. Ma questa è sempre la visione occidentale, che considera corpo, mente e spirito separati: la verità è che mentre facciamo una posizione yoga, facciamo del bene non solo ai nostri muscoli, ma smuoviamo energie congestionate da emozioni stratificate nel corpo e, se mentre facciamo gli asana, respiriamo in maniera attenta, stiamo anche invitando la mente a non distrarsi e dunque rilassarsi facendo una sola cosa alla volta.

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