Se a distanza di poche settimane dall’inizio del Festival di Sanremo 2026 l’attenzione è catalizzata principalmente sulla musica e sullo spettacolo che i quattro giorni di kermesse sono pronti a regalare al pubblico, c’è un’altra questione, tutt’altro che semplice, che aleggia nei pensieri dei Big in gara: la possibile partecipazione all’Eurovision Song Contest.
Un’opportunità importante, offerta al vincitore ufficiale di Sanremo, che quest’anno però sembra tutt’altro che scontata. Alcuni cantanti, infatti, hanno già preso posizione sul tema, confermando che in caso di vittoria potrebbero dire di no per portare avanti i propri valori. Una questione divisiva che, per i 30 artisti in gara, assume sfumature diverse e molto personali.
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Quando l’Eurovision smette di essere solo una kermesse
Negli ultimi tempi l’Eurovision è diventato un terreno sempre più scivoloso. Dietro le luci colorate e i look iconici, infatti, si intrecciano sempre più spesso questioni politiche e tensioni internazionali che hanno messo a dura prova l’organizzazione del contest. C’è chi pensa che Israele non dovrebbe gareggiare e chi, al contrario, sostiene che un evento come l’Eurovision debba restare lontano da decisioni politicizzate.
È proprio in questo contesto che Sanremo ha deciso di chiedere preventivamente ai Big in gara se accetterebbero o meno di partecipare all’evento europeo in caso di vittoria.
Per molti artisti l’Eurovision resta un’enorme opportunità per farsi conoscere fuori dai confini nazionali, ma negli ultimi anni è diventato anche una vetrina in cui è quasi impossibile restare neutrali: dal palco sono passati messaggi, gesti e prese di posizione su temi caldissimi e ancora molto attuali.
In questo dibattito si è inserita anche Laura Pausini, co-conduttrice di Sanremo 2026, che ha spiegato chiaramente come si comporterebbe se fosse in gara: “Io ci andrei. Un capo di Governo non rappresenta ciascuno dei suoi cittadini. Credo che sia sbagliato penalizzare un artista, che magari nemmeno dichiara la sua idea per colpa di chi governa”.
“Eurovision 2026”, cosa dicono i Big: sì, no e molti dubbi
La prima a rompere il silenzio è stata Levante. Tra i Big in gara è lei ad aver preso la posizione più netta: in caso di vittoria non ha intenzione di andare all’Eurovision, arrivando a dire che non se la sente di presentarsi “a casa del ladro”.
Da lì la questione si è allargata al resto dei colleghi, che, ancora prima dell’inizio di Sanremo, si sono trovati a riflettere su come rispondere a un’eventuale vittoria. Tra chi vede il palco europeo come un’occasione per lanciare messaggi, chi teme di essere strumentalizzato e chi preferisce prendersi tempo, le posizioni dei Big sono tutt’altro che compatte.
Michele Bravi contro la cultura della cancellazione
Michele Bravi, parlando dell’Eurovision, mette in discussione l’idea stessa di un’esclusione “politica” da una gara musicale.
In un’intervista ha spiegato: “Una competizione musicale è giusto che escluda qualcuno per un giudizio politico? L’artista rappresenta l’arte, non una politica. Approfondirò e mi riservo di cambiare idea. Detto questo, non sarò mai d’accordo con ciò che succede lì. Sono contrario alla cultura della cancellazione. Oggi non ho una risposta: non direi di no, perché sarebbe avallare la cultura dell’esclusione”.
Serena Brancale, prima la musica (ma il messaggio conta)
Su un altro registro si muove Serena Brancale, molto concentrata sul presente della gara, ma consapevole che anche il palco europeo può diventare uno spazio di significato.

Anche lei, parlando con Sky TG24, ha detto: “Di base non è il mio pensiero in questo momento, penso alle prove e adesso la missione è dare il massimo per fare arrivare alla gente il brano. Però credo che anche partecipando si possa essere portatori di un bellissimo messaggio”.
J-Ax: “vado e cambio il testo”
Se Brancale ragiona in modo misurato, J-Ax sceglie la via più provocatoria e pop: partecipare sì, ma usando la canzone come terreno di gioco.
In un’intervista al Messaggero ha raccontato: “Ci devo pensare. Ma un’idea ce l’avrei. Vado e cambio il testo della canzone mettendoci dentro un bel proclama su quello che penso. Lo farei con intelligenza: inserirei un passaggio ambiguo che quelli non sono svegli abbastanza da cogliere. Le ricordo che da sono quello che ha fatto Ohi Maria e mezza Italia pensava che l’avessi dedicata alla Madonna o a Maria De Filippi”.
Ermal Meta, protestare dall’interno
Più politico è invece Ermal Meta, che vede nell’Eurovision non un problema ma un possibile strumento.
Il cantante, convinto di non vincere, ha spiegato: “Credo che ci siano tanti modi per protestare e uno è andare lì e cantare più da vicino una canzone così. Quando ci fu la rivoluzione in Albania c’ero e se la gente non fosse andata in piazza nulla sarebbe cambiato. È lecito non andare, ma anche andare è mettere in faccia a tutti la canzone: rinunciare sarebbe come non fare l’ultimo passo. Con un’altra canzone forse non ci sarei andato, ma qui sarebbe l’errore di non fare l’ultimo passo. Mai però accetterò di modificare il testo. Devo essere in primis fedele a me stesso”.
Leo Gassmann, la musica come le Olimpiadi
Leo Gassmann sposta il discorso dal singolo contest a cosa dovrebbe essere, o diventare, la musica. In un’intervista ha detto: “Non so dare una risposta netta. Anche perché l’idea di vincere Sanremo non è nelle mie previsioni: vedremo cosa succederà quando le canzoni saranno fuori. Più che altro mi piacerebbe aprire un ragionamento”.

“Io vedo la musica come lo sport. Le Olimpiadi permettevano ai Paesi in guerra di fermarsi e dialogare: se la musica è come lo sport, siamo sicuri che impedire a dei Paesi — e quindi ai loro rappresentanti — di partecipare sia la scelta giusta? Io non sono d’accordo con tutto quello che sta succedendo, l’ho sempre dichiarato: sono pro Palestina e dalla parte dei più deboli. Ma mi chiedo se alzare muri e chiudere ogni possibilità di dialogo, anche con artisti che inseguono un sogno, sia davvero la strada giusta. Togliere la parola anche agli artisti, che non fanno politica ma potrebbero essere un ponte, secondo me è pericoloso”.