Sexsomnia: cos’è il sonnambulismo sessuale?

Approcci sessuali durante il sonno, del tutto inconsci. Si chiama Sexsomnia o sonnabulismo sessuale

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Alfonsa Sabatino

Editor specializzata in Lifestyle e Sessualità

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Non è una forma di piacere conscia e neanche un sogno erotico di grande trasporto. È a tutti gli effetti un disturbo del sonno che consiste nel mettere in atto comportamenti sessuali non consciamente. Si chiama Sexsomnia o sonnambulismo sessuale. Abbiamo chiesto alla dott.ssa Sabina Fasoli, psicologa e sessuologa di spiegarci meglio di cosa si tratta.

Sexsomnia: cos’è?

“Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali inserisce la Sexsomnia (o sonnambulismo sessuale) all’interno dei disturbi del sonno-veglia. Nello specifico è una parasonnia che rientra nei disturbi del sistema nervoso nel sonno non-REM (sonno a onde lente)”, chiarisce la sessuologa. Le parasonnie sono delle alterazioni non patologiche del sonno, che però provocano comportamenti anomali o eventi fisiologici inusuali che si verificano durante l’addormentamento, vicino al risveglio o mentre si dorme. “Questa forma di sonnambulismo consiste nel mettere in atto comportamenti sessuali di vario genere durante il sonno, senza alcun tipo di consapevolezza e con una totale amnesia al risveglio. Solitamente si presenta in fasi profonde del sonno e non durante brevi pisolini”.

Come si manifesta

La Sexsomnia si può manifestare in vari modi, diversi da persona a persona. “Può andare da espressioni sonore/verbali tipiche di un contesto erotico, dirty talking”, spiega la terapeuta, “a veri e propri rapporti, passando per autoerotismo e toccatine ad altre persone con cui si condivide temporaneamente il letto”. Una persona addormentata insomma che nel sonno e in modo non consapevole si masturba o approccia sessualmente a persone vicine. Un atteggiamento che può essere non compreso da chi subisce le avances, che potrebbe essere frainteso e di cui qualcuno potrebbe approfittare. La caratteristica del sonnambulismo sessuale, come di altre parasonnie non-REM, è che la persona non ha ricordi dell’episodio quando si sveglia; in pochi dichiarano di svegliarsi al momento dell’orgasmo. Solitamente chi soffre di questo disturbo del sonno lo viene a sapere dopo l’episodio e dai conviventi, parenti o coinquilini. “Diagnosticare questo disturbo è molto importante, poiché l’approccio sessuale ad altri, non sempre consenzienti, insistente e inconscio, può avere ripercussioni legali, soprattutto in presenza di minori”.

Quali sono le cause

C’è una differenza fisiologica tra Sexsomnia e sogno erotico, ed è il momento in cui si esprime. “I sogni si presentano nella fase REM più profonda, mentre abbiamo già detto che il sesso nel sonno si manifesta in una fase del sonno non-REM”, insiste Sabina Fasoli. “Non si può dunque attribuire la causa a un sogno erotico poiché i tempi non coincidono e, in ogni caso, non possiamo neanche considerare  quel determinato atteggiamento una conseguenza di un eventuale sogno dal contenuto erotico avuto in fase REM”. Le cause del sonnabulismo sessuale sono legate ai disturbi del sonno più che della sfera sessuale. Come per gli altri disturbi del sonno non-REM, tra le cause possiamo trovare: fattori ambientali non confortevoli (letto molto scomodo, camera rumorosa, temperature troppo alte o troppo basse); stress psico-fisico e ansia; scarsa igiene del riposo notturno; privazione del sonno; assunzione di farmaci ad effetto sedativo, alterazioni del ritmo sonno-veglia; fattori genetici e fisiologici, e familiarità con il sonnambulismo; consumo eccessivo di alcolici e sostanze stupefacenti.

Chi ne soffre

Il sonnambulismo notturno chi colpisce? “Non vi è una specifica diagnostica della Sexsomnia legata al genere che indichi la prevalenza nell’uno o nell’altro sesso, come invece è presente per altri disturbi del sonno. Tuttavia, alcune ricerche riferiscono che nei soggetti femminili il sonnambulismo notturno si realizza maggiormente nell’autoerotismo, mentre nei soggetti maschili i comportamenti coinvolgono spesso altre persone”, afferma la sessuologa. Secondo gli studi, l’età media dei pazienti che manifestano comportamenti da sonnambulismo notturno è di circa 30 anni. Ma i numeri non sono altissimi, visto che i risultati di una ricerca pubblicata dalla rivista New Scientist dicono che i disturbi del sonno colpiscono in generale circa il 4% della popolazione; l’1% soffre di Sexsomnia.

Senza vergogna

La Sexsomnia può essere e diventare un problema. Non è piacevole per chi convive con la persona che ne soffre subire avances inconscie e agguati notturni, specialmente se non si tratta del proprio partner o, peggio ancora, se sfociano in atteggiamenti violenti. Per questo è importante, al primo segnale, provare a identificare il problema. “Le conseguenze psicologiche di questo disturbo possono essere notevoli e sfociare dalla vergogna al senso di colpa, alla depressione e a problemi con il/la partner o con familiari. Comprendere che si tratta di un disturbo e non di una volontà cosciente è un passo importante per ristabilire un equilibrio e benessere personale e relazionale. Essere consapevoli di quello che avviene inconsciamente di notte è indispensabile per evitare ripercussioni legali, mettendo in atto comportamenti che evitino conseguenze negative, come ad esempio non dormire vicino a minori”.

Diagnosi e cura

Solitamente è un familiare, un coinquilino o una persona che dorme con chi è affetto da questa parasonnia a segnalarla, in quanto il soggetto non ne ha consapevolezza. È bene non sminuire quelle segnalazioni, nonostante l’idea possa risultare inizialmente bizzarra e particolare. “La diagnosi è possibile attraverso esami specialistici (neurologici, psichiatrici) con strumentazioni e tecniche specifiche come la polisonnografia, la risonanza magnetica o l’elettroencefalogramma. In base alla causa è possibile trovare la cura più adeguata, innanzitutto migliorando l’igiene del sonno, cercando di ritrovare abitudini che facilitino il sano riposo. Spesso è necessario ridurre lo stress psicofisico, con terapie cognitivo comportamentali specifiche e tecniche di rilassamento. È possibile rivedere il dosaggio di farmaci sedativi se ne sono la causa, o introdurre, su indicazione medica, farmaci specifici.