Impetigine, come prevenire e trattare le bolle dei bambini

Da questa infezione superficiale ci si può per fortuna difendere ma bisogna agire tempestivamente

Federico Mereta Giornalista Scientifico

“Mamma, ho le bolle”: quante volte, giocando nella sabbia, i piccoli si lamentano di piccole lesioni che compaiono soprattutto sulle gambe e poi purtroppo tendono a diffondersi perché il piccolo si gratta per il fastidio del prurito? Niente di nuovo sotto il sole, va la pena di dirlo.

Il problema si chiama impetigine e, per qualche verso, è un corollario di molte vacanze estive. Per fortuna, ci si può difendere prevenendo e si ha modo di fare riferimento a diversi rimedi.

Il nemico è un batterio

Le piccole lesioni della pelle, in questo caso, sono legate ad un’infezione superficiale causata da un batterio. Quasi sempre di tratta dello Stafilococco Aureus, ma a volte entra in gioco anche lo Streptococco Pyogenes. Sia come sia, la lesione si può manifestare tanto sull’epidermide completamente sana, sia andare a complicare un quadro già presente.

In questa seconda circostanza, a fare da “base” per lo sviluppo dei batteri può esserci un semplice eczema o piuttosto un’infezione fungina, ovvero una micosi, o ancora una puntura di zanzara o altri insetti che il bimbo ha grattato per lenire il prurito, aprendo sottilissime soluzioni di continuo nello strato cutaneo che in qualche modo consentono ai batteri di entrare e replicarsi.

Quando ci si chiede quale che si l’origine, c’è un dato che va tenuto presente e che, de da un lato preoccupa, dall’altro può tranquillizzare. L’impetigine, stando alle statistiche, è l’infezione cutanea superficiale più diffusa tra i bambini di età compresa tra 2 e 6 anni ed è la terza infezione più diffusa tra i piccoli in età scolare dopo la dermatite e le verruche virali.

In genere, colpisce le parti più esposte come il viso (in particolare naso e bocca), le braccia e le gambe, causando prurito intenso, è molto contagiosa e compare prevalentemente in estate, quando il corpo è più scoperto e soggetto a traumi.

Il contagio è favorito da sovraffollamento, caldo umido, scarsità di igiene, e si possono verificare piccole epidemie in zone di coabitazione tra numerosi bambini, come gli asili o le colonie estive. Sotto l’aspetto clinico esistono due forme di impetigine.

La non bollosa è più diffusa (70% dei casi) e si presenta con un’iniziale eruzione di piccole vescicole di pochi millimetri di diametro, circondate da un alone infiammatorio. In seguito alla rottura delle vesciche e alla loro essiccazione, si originano croste stratificate.

Dopo circa dieci giorni  le croste tendono a cadere spontaneamente senza lasciare cicatrice. L’impetigine bollosa, invece, si presenta con bolle flaccide che si rompono facilmente, lasciando lesioni eritematose sulla cute. Le lesioni in questa forma di impetigine si sviluppano sulla cute integra e sono una manifestazione della sindrome della cute ustionata da stafilococco localizzata.

Come comportarsi?

L’importante è non perdere tempo. Conta molto che il bambino non si gratti nel tentativo di togliersi il fastidio, ma è soprattutto importante evitare che la lesione, se non trattata, si mantenga per mesi e poi dia anche spazio a possibile complicazioni.

Sta al medico individuare caso per caso la cura più indicata, a base di antibiotici topici oppure, in caso di infezione più diffusa, a base di antibiotici orali.

Attenzione però: contano molto le buone abitudini, sotto forma di norme igieniche volte a prevenire l’ulteriore propagazione dell’infezione, sia autotrasmessa che tra il piccolo malato e gli altri bambini. proprie abrasioni e croste gialle simili alle ustioni da sigarette.

Le bolle e le croste giallastre infatti sono altamente contagiose, si diffondono rapidamente, infettano le aree circostanti. Quindi non dimenticate di tenere la pelle ben detersa, con impacchi con antisettici che, agendo presto, possono contribuire a rallentare l’evoluzione del quadro.

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