Endometriosi, un problema per milioni di donne: i due tipi di malattia

L'endometriosi colpisce soprattutto donne tra i 25 e i 34 anni. Fondamentale è la diagnosi precoce, per questo molte sono le iniziative per sensibilizzare sulla malattia

Federico Mereta Giornalista Scientifico

“Dolore mestruale, passerà”. Una frase che non si dovrebbe più dire, considerando che proprio il dolore può essere il segnale principe dell’endometriosi, malattia che colpisce con diversi livelli di gravità tante giovani donne e che va soprattutto conosciuta. Perché è diffusa e disabilitante, anche se non si vede.

Un problema per milioni di donne

Sono quasi tre milioni le donne che, in Italia, devono fare i conti con l’utero che va “fuori posto” perché soffrono di endometriosi. O meglio, non si sposta certo l’organo, ma porzioni più o meno grandi dell’endometrio, il tessuto che ricopre l’organo dell’apparato genitale femminile, vanno a svilupparsi da altre parti. Ad esempio queste possono localizzarsi nell’ultima parte dell’intestino o nelle ovaie.

Purtroppo per queste donne, si tratta soprattutto di giovani tra i 25 e i 34 anni, all’inizio la sensazione è quella di non essere credute, tanto che per arrivare ad una diagnosi spesso occorrono anni. Il ritardo diagnostico, forse, è legato al fatto che la patologia compare spesso nelle adolescenti, quando è difficile pensare ad un quadro di questo tipo. E gli anni passano, mentre il dolore si fa sempre più forte e non si limita solamente “a quei giorni”, ma addirittura precede di gran lunga le perdite mestruali diventa una sorta di “compagno di viaggio” del tutto sgradito che impatta sulla vita, facendo eliminare dall’agenda occasioni di svago e momenti sociali.

Una malattia, tante facce

I casi di endometriosi non sono tutti uguali. Fondamentalmente si possono riconoscere due tipi di malattia.  A volte si formano cisti all’interno dell’ovaio, legate alle emorragie ripetute del tessuto uterino presente all’interno dell’organo: queste possono essere individuate con un’ecografia e vengono asportate con un intervento chirurgico in laparoscopia.

Più complessa è l’endometriosi infiltrante, che spesso provoca un più intenso dolore tende ad invadere anche gli organi vicini, cioè l’ultima parte dell’intestino, la vagina, la vescica e gli ureteri. In questi casi, se occorre arrivare all’intervento chirurgico, questo deve essere eseguito da equipe specializzate, vista la complessità dell’area e la necessità di “pulire” adeguatamente i tessuti, facendo particolare attenzione ai nervi.

Questi interventi sono quindi particolarmente complessi. Per fortuna, il bisturi entra in gioco solo nei casi più gravi, ovvero quando i farmaci non bastano per tenere sotto controllo il dolore oppure quando la donna ha un elevato rischio di infertilità legato alla malattia.

La diagnosi precoce, poi, è fondamentale anche per riconoscere i casi in cui il tessuto uterino “fuori posto” comincia ad invadere le strutture vicine: eliminare immediatamente eventuali propaggini di endometrio significa preservare il benessere futuro della donna. Ma, come al solito, sono la diagnosi precoce e la conseguente presa in carico della situazione da parte dello specialista l’arma più efficace per convivere con il quadro. Che può essere affrontato soprattutto con la conoscenza e con la partecipazione di tutti, come hanno ricordato con i loro “abbracci” le tante protagoniste del flashmob virtuale.

In occasione della Giornata internazionale per la sensibilizzazione sull’endometriosi, è stato lanciato su Facebook, Twitter e Instagram il flashmob virtuale #lontanemaunite. È stata una sorta di abbraccio collettivo, attraverso foto di tante persone con le braccia aperte, che ha sostituito la marcia che da anni viene effettuata il 28 marzo, per ricordare a tutti il peso della patologia e soprattutto l’importanza della diagnosi precoce.

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