Gravidanza e infertilità: sintomi, cause e rimedi

L’infertilità riguarda un gran numero di coppie, ma una volta individuate le cause e svolti gli esami suggeriti dallo specialista, si possono vagliare diverse soluzioni. Scopriamo quali sono con l’aiuto dell’esperta

Antonella Lobraico Editor specializzata in Salute & Benessere

L’infertilità viene definita dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come una patologia caratterizzata dall’assenza di concepimento per un periodo ben delineato e che varia in base all’età anagrafica della coppia. Può riguardare l’uomo, la donna o anche entrambi i partner per cause differenti.

Solo in Italia, circa il 15% delle coppie non riesce ad avere figli per infertilità. E anche se ricevere questa diagnosi può provocare stress e tensioni, non bisogna considerare la gravidanza come un sogno lontano. Ci sono infatti differenti soluzioni che possono essere vagliate e attraverso le quali ci sono buone possibilità di concepimento.

È importante però prendere in mano la situazione e rivolgersi ad un medico che si occupi proprio di questo, ovvero uno specialista dell’infertilità. Attraverso infatti i risultati dei diversi esami eseguiti su sua richiesta, sarà possibile dapprima individuare le cause e poi procedere con la terapia adeguata.

Abbiamo affrontato questo delicato argomento con la Dottoressa Elisabetta Colonese, Medico chirurgo, specializzata in Ginecologia ed Ostetricia, terapia della Infertilità di Coppia.

Che cos’è

Con il termine “infertilità” si intende «l’incapacità riproduttiva di una coppia dopo un periodo limite. Si parla generalmente di infertilità sotto i 35 anni quando si hanno per un anno intero rapporti liberi, mirati, che però non danno esito di concepimento. Invece, sopra i 35 anni, si considera infertilità già dopo 6 mesi di rapporti continui», spiega la dottoressa.

Cause

«Le cause appartengono alla coppia e si possono dividere in cause maschili o femminili a grandi linee. Le cause maschili sono di tipo dispermico, quindi un’anomalia nel seminale che può essere di diverso grado di gravità. Invece, per quanto riguarda la donna, le cause possono essere:

  • età in primis;
  • ormonali (ad esempio anomalie a livello ormonale);
  • sindrome dell’ovaio policistico;
  • anomalie di tipo anatomico riguardante l’utero ad esempio fibromi, polipi, o le ovaie (cisti);
  • problemi di tipo tubarico, ovvero l’occlusione tubarica mono o bilaterale.

Ci sono poi delle patologie che si possono ascrivere a concausa della sterilità, come ad esempio le problematiche ematologiche», continua la dottoressa Colonese.

Nel momento in cui ci si rende conto che il test di gravidanza continua ad essere negativo ben oltre le tempistiche delineate, è bene contattare lo specialista ed eseguire gli esami necessari per capire le cause. In questo modo, si potrà agire in modo mirato.

Esami da svolgere

«Per prima cosa è bene fare una visita presso uno specialista dell’infertilità il quale andrà ad inquadrare la coppia e a chiedere gli esami idonei per capire quali di queste anomalie che abbiamo citato può essere presente e se è identificabile una causa. Gli esami che chiederà sono:

  • l’ecografia, per valutare la morfologia e l’aspetto ecografico della donna;
  • la conta dei follicoli antrali, cioè un’ecografia che va a vedere la riserva ovarica ecografica;
  • gli esami ormonali, ovvero AMH, FSH, LH, prolattina, androgeni, progesterone, funzionalità tiroidea;
  • l’esame delle tube per vedere se sono aperte o meno;
  • una serie di esami ematologici.

Durante la visita ginecologica è giusto chiedere, qualora la donna non l’avesse fatto, il pap-test e che io consiglio di eseguire annualmente. Eventualmente, se c’è bisogno, lo specialista può valutare anche un tampone vagino-cervicale completo per escludere che ci siano patogeni a livello vaginale e un controllo mammario sotto forma di ecografia mammaria bilaterale in età giovanile. Mentre, in età adulta, a seguito della modificazione più fibrosa dovuta all’età, è consigliabile un controllo mammario sotto forma di mammografia bilaterale, eventualmente associata anche ad ecografia bilaterale se il seno è particolarmente denso o in caso di mastoplastica fibrocistica. Ci sono anche dei test che possono andare a vedere eventualmente il microbiota endo-uterino quindi a livello dell’endometrio. All’uomo invece, si chiede di eseguire il test seminale», specifica l’esperta.

Possibili soluzioni

«Le possibili soluzioni si possono dividere in primo e secondo livello. Primo livello significa che la coppia è idonea in base agli esami svolti, a rimanere almeno inizialmente, verso rapporti mirati a casa o verso l’inseminazione artificiale, ovvero l’introduzione di un catetere con il seme del marito capacitato al momento giusto. E queste due cose possono essere fatte su ciclo spontaneo o stimolato con una piccola quantità di ormoni, generalmente in compresse con una breve terapia (in media 5 giorni).

Il secondo livello invece, prevede una tecnica di procreazione assistita in vitro, quindi una tecnica con stimolazione ormonale un pochino più sostenuta e più lunga nel tempo di circa 2/3 settimane, per poi andare a fare un intervento che si chiama prelievo ovocitario che va a prelevare i follicoli che sono stati stimolati dalla stimolazione ormonale e dentro i quali si spera di trovare le uova da mettere in contatto in laboratorio con il seminale. A distanza di 2- 5 giorni si creeranno degli embrioni, si spera, da poter trasferire in utero con un catetere in modo assolutamente veloce e indolore, senza anestesia. A quel punto si attende per circa due settimane per avere il test di gravidanza positivo o meno», conclude l’esperta.

In generale dunque, in caso di infertilità, si può intervenire attraverso differenti tecniche che hanno come obiettivo quello di favorire il concepimento.

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