Covid-19, pregi e difetti della (ri)scoperta della bicicletta

Usare la bicicletta diminuisce il rischio di andare incontro a diabete e malattie cardiovascolari. Ma bisogna fare attenzione ai segnali d'allarme

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Che la pedalata sia benefica, a tutte le età, è confermato dalla scienza. Consente di svolgere un’attività fisica aerobica, se non si esagera, aiuta i muscoli e rimanere in forma e a controllare il peso.

Quindi è un’attività fisica dai molti aspetti positivi: chi si muove in bici o fa cyclette ha un rischio minore di andare incontro a diabete e malattie cardiovascolari, solo per citare alcuni aspetti. Ma attenzione. Bisogna muoversi con cura, specie se si usa la bici per andare al lavoro e se non si recepiscono i segnali d’allarme che il corpo invia.

Occhio agli incidenti

A mettere in guardia è una ricerca inglese, apparsa sul British Medical Journal, su persone che impiegavano questo mezzo per andare al lavoro. Sulla base di uno studio relativo alle informazioni su quasi 6000 persone seguite mediamente per nove anni circa, reclutate tra il 2006 e il 2010, si vede che i “pericoli” della bici ci sono eccome. Il 7 per cento di chi andava al lavoro usando le due ruote si è fatto male in nove anni, contro il 3,4 per cento che ha usato invece auto o mezzi pubblici.

D’altra parte, non va sottovalutato un altro aspetto. sempre stando all’indagine inglese chi va tutti i giorni pedalando in ufficio può veder calare di circa il 20 per cento il rischio di andare incontro a malattie di cuore ed arterie. Come se non bastasse, la bici può diventare un salvavita: l’abitudine alle due ruote (non motorizzate ovviamente) potrebbe far calare del 12 per cento le possibilità di decesso prematuro.

In tutti i casi, la prudenza è d’obbligo. Soprattutto per chi presenta specifiche controindicazioni, come forme di artrite o artrosi con coinvolgimento di anche e ginocchia.

A ricordarlo è Paolo Ferrua, ortopedico dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano. “Il ciclismo coinvolge in maniera variabile tutto l’apparato locomotore – spiega l’esperto. Gli arti superiori sono utilizzati per dare stabilità alla bicicletta e direzionarla. Il rachide, in particolare quello lombosacrale collabora con il bacino a mantenere stabile il ciclista durante la pedalata e può essere oggetto di problematiche soprattutto in presenza di un gesto atletico scorretto. Gli arti inferiori sono i più coinvolti e, sebbene siano descritte patologie a carico dell’avampiede e del piede in generale legate alla posizione del piede sui pedali, la parte più importante dei problemi è a carico del ginocchio, in particolare dell’articolazione femoro-rotulea”. Bisogna non esagerare, quindi, sentendoci troppo in forma quando invece non lo siamo e muscoli ed articolazioni rischiano di cedere.

“Oltre al già citato rischio traumatico, la maggior parte delle patologie è legata a un sovraccarico che porta a un ipersollecitazione dell’articolazione con conseguente insorgenza di dolore e limitazione funzionale – riprende Ferrua. Questo è legato a sia all’esecuzione corretta del gesto atletico a un’intensità eccessiva o per un periodo troppo prolungato (cosiddetto spring knee, soprannome associato al periodo in cui generalmente avvengono questi sovraccarichi dopo la pausa invernale) sia all’esecuzione scorretta del gesto atletico a prescindere dall’intensità. Questo è comune in individui sedentari, spesso sovrappeso, che si avvicinano al ciclismo oppure in presenza di fattori legati alla bicicletta (peso/altezza/regolazioni/manutenzioni non corrette).

Occhio alla bici

Il sellino posizionato male, pedali non adatti, posture errate, ecc. possono incidere sull’insorgenza del dolore anche se non si pratica il ciclismo a livello agonistico. E dobbiamo tenere presenti questi aspetti.

“Anche nel ciclismo da passeggio va prestata molta attenzione alla scelta della bicicletta, alla lunghezza della pedalata e all’altezza della bicicletta e della sella – conclude Ferrua. Soprattutto per quanto riguarda l’uso della sella è generalmente associato a problematiche specifiche a carico del ginocchio: una sella troppo bassa altera l’angolo di lavoro in flesso-estensione del ginocchio creando un sovraccarico funzionale dell’articolazione femoro-rotulea che si traduce generalmente in un dolore riferito alla parte anteriore del ginocchio; una sella troppo alta, al contrario, porta il ginocchio a lavorare in iperestensione sollecitando in maniera anomala i muscoli posteriori della gamba, in particolare il tricipite surale e della coscia, i cosiddetti hamstrings causando un dolore nella porzione posteriore del ginocchio”.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Covid-19, pregi e difetti della (ri)scoperta della bicicletta