Pasta: quattro buoni motivi per mangiarla anche se sei a dieta

È il comfort food per eccellenza. A basso indice glicemico, amica del cervello e dell’intestino, una porzione dell’alimento fa bene alla salute e all’umore

Luana Trumino Editor specializzata in Salute&Benessere

La pasta è uno dei cibi più amati al mondo, sicuramente il preferito tra gli italiani. Eppure la “carbofobia”, ossia la paura del consumo di carboidrati, ha contribuito a creare molti falsi miti, fra cui quello che la pasta non andrebbe consumata durante una dieta dimagrante.

Un errore, perché questo alimento – così come altri cibi a basso indice glicemico – può contribuire a tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue e il peso, soprattutto nelle persone sovrappeso.

La conferma da uno studio scientifico

In particolare, una ricerca dell’Università di Parma, pubblicata sulla rivista scientifica “Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases”, ha dimostrato che dimagrire risulta più efficace quando c’è la pasta al centro. I soggetti dello studio, sovrappeso o obesi, sottoposti a un regime alimentare ipocalorico e mediterraneo “high pasta”, non solo hanno perso più peso, mantenendolo anche dopo la fine del trattamento, ma hanno anche riferito ulteriori benefici sulla qualità della vita e sulla salute fisica percepita. 

La pasta, in tutte le sue varianti (tradizionale o integrale), infatti, ha un basso indice glicemico, e la cottura “giusta” può ridurre ulteriormente il picco dell’insulina. La digestione diventa più lenta, così come l’assorbimento del glucosio che compone l’amido: il risultato è un indice glicemico inferiore. Per questo viene consigliata in tante diete ipocaloriche e ai diabetici.

Un pieno di sostanze nutritive

La pasta è anche un mix di nutrienti importanti per la salute: è ricca di amido (il 70-75%) e possiede in media il 12-13% di proteine. Inoltre, contiene anche vitamine del gruppo B (in particolare la B1, che contribuisce al processo di conversione del glucosio in energia) e sali minerali, fra i quali spicca il potassio, e minime quantità di grassi (tra 0,3 e 2 grammi). 

Un piatto di pasta ci rende felici

E se ti stai chiedendo perché il suo consumo è così gratificante, il motivo è presto detto: il suo consumo favorisce la sintesi di insulina, che, a sua volta, facilita l’assorbimento del triptofano, l’amminoacido precursore della serotonina, che regola la sensazione di benessere. Insomma, la pasta accende meccanismi che agiscono sul nostro umore, rendendoci più felici. 

“La relazione tra cibo e umore è complessa e dipende da molte variabili – spiega la dott.ssa Elisabetta Bernardi, divulgatrice scientifica e nutrizionista dell’Università di Bari. È vero che il triptofano è contenuto anche in altri alimenti più ricchi di proteine, ma quando mangiamo una bistecca o del pesce il triptofano compete con altri amminoacidi di grandi dimensioni per essere assorbito dal cervello. Quando invece scegliamo un piatto di pasta, ricca di carboidrati, il triptofano può andare velocemente al cervello grazie all’azione dell’insulina, mentre gli amminoacidi ‘rivali’ vengono assorbiti dalle cellule dei tessuti”. 

È un’amica del mircobiota intestinale

E a gradire la pasta è anche chi “abita” nel nostro intestino, il microbiota, un vero e proprio ecosistema di flora batterica la cui salute è direttamente proporzionale allo stile di vita e ad un’alimentazione varia e sana. Lo stato del microbiota, la prevalenza di batteri “buoni” o “cattivi”, è legato a doppio filo a buonumore o, se “trattato male”, a stati di ansia, stress, depressione. 

“Il nostro organismo ama la pasta perché favorisce la crescita della ‘popolazione buona’ del microbiota, specie se associata ad altri alimenti chiave del mangiare mediterraneo, come verdure e ortaggi, che, assieme alla pasta, contribuiscono ad immettere fibre nel nostro intestino”, racconta la dott.ssa Maria Rescigno, Immunologa e Docente di Patologia Generale presso Humanitas University. “Il microbiota in salute influisce sul nostro umore perché partecipa alla trasformazione di un aminoacido (il triptofano) in melatonina e serotonina. Inoltre, controlla la permeabilità intestinale, bloccando il passaggio di alcune molecole che possono generare un’infiammazione sistemica fino a raggiungere il cervello.”

Se poi la pasta è inserita in un modello alimentare mediterraneo la felicità del microbiota cresce esponenzialmente: una recente ricerca pubblicata sulla rivista BMJ Gut ha studiato 612 soggetti tra i 65 e i 79 anni di età provenienti da Francia, Italia, Olanda, Polonia e Regno Unito, sottoponendo per un anno metà del campione ad un’alimentazione basata sulla dieta mediterranea. 

A fine studio, il loro microbioma intestinale era cambiato in meglio, inibendo la produzione di sostanze chimiche infiammatorie che possono portare alla perdita della funzione cognitiva e allo sviluppo di malattie croniche come diabete, cancro e aterosclerosi. In altre parole, la dieta mediterranea migliora la funzione cognitiva e favorisce un invecchiamento sano. 

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