La dieta per la fertilità: cosa mangiare se stai cercando un bambino

Dagli esperti della SIRU, 5 consigli utili. Primo tra tutti, dimagrire: le probabilità di concepimento potrebbero aumentare anche solo perdendo il 10% del proprio peso

Luana Trumino Editor specializzata in Salute&Benessere

Perdere peso; attuare una dieta consapevole di tipo mediterraneo ricca di frutta e verdura di stagione e tante buone fibre; fare un uso controllato di zuccheri semplici e prestare attenzione alla qualità delle materie prime: la realizzazione del sogno di diventare mamma o papà potrebbe dipendere anche da cosa mettiamo a tavola. 

A dirlo sono gli esperti della Società Italiana di Riproduzione Umana (SIRU): “Uno studio del 2019 ha dimostrato che una dieta corretta può migliorare l’esito di un trattamento di Pma o anche aumentare il tasso di gravidanze spontanee”, spiega Maria Giulia Minasi, responsabile del laboratorio di Medicina della Riproduzione del Centro Villa Mafalda di Roma.

“Sin dal 2010 – conferma Annalisa Liprino, ginecologa del Centro HERA U.M.R. a Sant’ Agata Li Battiati (Catania) – l’OMS promuove la salute materno-infantile partendo già prima della gravidanza. Un’alimentazione sana in epoca preconcezionale riduce in maniera significativa il rischio dei cosiddetti Esiti Avversi della Riproduzione (EAR) e mette le basi della salute del bambino e poi dell’adulto”. “Per aumentare le probabilità di una gravidanza è necessario non solo evitare fumo e alcol, ma anche impegnarsi a migliorare la propria alimentazione, associando anche una regolare attività fisica”, aggiunge Antonino Guglielmino, ginecologo e Presidente della SIRU. “Non capita di rado, infatti, che alcune coppie in procinto di accedere a un trattamento per la fecondazione assistita riescano poi a raggiungere il loro scopo spontaneamente seguendo soltanto qualche semplice consiglio alimentare”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera l’infertilità una patologia e la definisce come l’assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di regolari rapporti sessuali mirati non protetti. Una condizione che in Italia colpisce circa il 15% delle coppie mentre, nel mondo, circa il 10-12%. Questa patologia può riguardare l’uomo, la donna o entrambi (infertilità di coppia). Può anche però accadere che vi sia un’impossibilità per quella particolare unione tra individui di concepire la vita.

Perdere peso

L’eccesso ponderale può avere conseguenze importanti che possono minare la capacità di concepimento di una donna, sia spontaneamente che tramite fecondazione assistita. Può infatti determinare anomalie dell’ovulazione e ostacolare l’impianto embrionario.

“Il peso della paziente è il primo parametro da valutare per comprendere se sia necessario modificare la sua alimentazione”, spiega Maria Giulia Minasi. “Se la donna è in sovrappeso o addirittura obesa bisognerebbe intervenire con una dieta in grado di portare il suo Indice di massa corporea (BMI) a valori considerati normali”. 

L’indice di massa corporea (abbreviato IMC o BMI, dall’inglese body mass index) è un dato biometrico dato dal rapporto tra peso e quadrato dell’altezza di un individuo ed è utilizzato come un indicatore dello stato di peso forma. 

“È stato dimostrato – sottolinea ancora la Minasi – che le donne con un BMI alto che riescono a ridurre il loro peso del 10% rispetto al valore di partenza, anche senza arrivare al loro peso ideale, possono beneficiare di un significativo miglioramento della fertilità”. 

Tuttavia, una sana alimentazione è altrettanto importante anche per i soggetti normopeso.

Seguire la dieta mediterranea

La dieta mediterranea è la più efficace per migliorare lo stato nutrizionale dei futuri genitori, assicurano gli esperti. “Non ci sono singoli nutrienti o singoli alimenti che aumentano le probabilità di concepimento – precisa Liprino – ormai da anni le evidenze scientifiche dimostrano che la dieta nel suo complesso, associata a sani stili di vita riduce il rischio di patologie cronico-degenerative e si rivela un ‘alleato’ della fertilità”. Ideale, quindi, sarebbe seguire la dieta mediterranea con qualche piccolo accorgimento: un apporto inferiore di zuccheri semplici, molta più frutta e verdura di stagione e una particolare attenzione alla scelta delle materie prime. “Non bisogna necessariamente rinunciare alla pasta”, dice Minasi, “Ma preferire quella integrale, ricca di fibre, ed evitare di consumarla quotidianamente”. In alternativa alla pasta, si può optare per riso, orzo, farro, ecc. “Sulla scelta di frutta e verdura è sempre meglio preferire quella di stagione che, in generale, ha un più alto contenuto di micronutrienti e vitamine”, spiega Minasi. Più prodotti di campo, quindi, e meno prodotti di serra.

“Recentemente, inoltre, si stanno accumulando evidenze scientifiche che fanno ipotizzare che ci si può spingere oltre. Una riduzione più drastica dei carboidrati, tipica delle diete chetogeniche, sembrerebbe infatti favorire la perdita di peso, riequilibrare l’assetto ovulatorio e migliorare quindi la fertilità. Ovviamente in questo caso è necessaria una integrazione adeguata ed è bandito il fai-da-te”, aggiunge la Minasi.

Più pesce, meno carne

Occhio anche all’apporto proteico. “Una dieta ‘amica’ della fertilità prevede anche alternanza tra le diverse fonti proteiche, preferendo quando possibile il pesce alla carne rossa”, aggiunge la dott.ssa Minasi. Sì anche alle uova, fonte importante di proteine nobili, scegliendo preferibilmente quelle che provengono da galline allevate a terra. 

Sì alla frutta secca

Raccomandato anche il consumo di frutta secca, che è ricca di acidi grassi essenziali omega 3 notoriamente benefici per la fertilità. In particolare, lo studio “Prolonging the female reproductive lifespan and improving egg quality with dietary omega-3 fatty acids” ha dimostrato che gli acidi grassi omega 3 possono fornire una via efficace e pratica per ritardare l’invecchiamento ovarico e migliorare la qualità degli ovociti anche in età materna avanzata.

No alle diete drastiche

Ma attenzione a non estremizzare le proprie abitudini alimentari: ogni tanto lo sgarro è concesso e rappresenta un modo per riprendere il proprio percorso con più determinazione. “Va bene un pasto libero a settimana, senza esagerare”, suggerisce Minasi. I dolci, aggiunge, non sono banditi: “ormai sono abbastanza diffusi alimenti a basso tenore di zuccheri come, ad esempio, il burro d’arachidi o il cioccolato fondente”. La definizione di un programma nutrizionale insieme al proprio medico o allo specialista nutrizionista è importantissimo per ridurre i rischi per la salute generale e migliorare la propria condizione fisica prima di affrontare il delicato percorso della gravidanza.

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