Zone erogene: dove nasce il piacere femminile

Le zone erogene sono delle aree iper sensibili, la cui stimolazione è legata all'eccitazione e al piacere. Ma se ogni donna sente a modo suo, davvero possiamo mappare le zone da sollecitare durante il sesso?

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Alfonsa Sabatino

Editor specializzata in Lifestyle e Sessualità

Scrive di lifestyle, benessere, viaggi. Ascolta le storie e dalle storie che ascolta e vive prende spunto. Con la nascita dei figli non ha smesso: è semplicemente diventata più veloce.

A volte basta un piccolo tocco. Una carezza, o perfino una piuma; ma se il punto è quello giusto si scatena la passione. Si chiamano zone erogene e sono quelle aree o un organo del corpo umano la cui stimolazione è legata all’eccitazione e al piacere sessuale. Le zone erogene possono essere tantissime e possono essere stimolate in molti modi, perché ogni donna ha un suo sentire. Ma è allora possibile mappare le zone piacevoli del corpo femminile? Lo abbiamo chiesto a Elisa Caltabiano, Sex & Sensuality Coach di Milano.

Zone erogene: cosa sono

“Sono senz’altro zone di grande sensibilità, che se stimolate nel modo giusto, possono accendere il desiderio sessuale e provocare una grande eccitazione. Andrei però oltre questa definizione, per dire che la zona erogena è una zona del corpo in cui ci permettiamo di sentire il piacere e che il nostro cervello e il sistema nervoso interpretano e riconoscono come piacere sessuale. È una distinzione importante: in tante parti del corpo possiamo provare piacere e trovare la stimolazione piacevole, ma non per forza a livello sessuale”.

Detto questo, pare proprio difficile mappare le zone erogene e fare un elenco nudo e crudo. “Tutto il nostro corpo potenzialmente è una zona erogena, l’importante è imparare a sentire le sensazioni, a riconoscerle e sperimentarle, anche attraverso il respiro e il tocco”, insiste Elisa. “Il tocco nelle sue sfumature, per capire cosa ci piace, dove, e come quella percezione di piacere, anche nello stesso punto, cambia nel tempo”.

Non solo l’apparato genitale

A livello di definizione le zone erogene possono essere:

  • primarie, ubicate nell’apparato genitale stesso (la clitoride, i due corpi bulbo-cavernosi, le piccole labbra, la zona periuretrale, il vestibolo, il famoso punto G);
  • secondarie, come il seno, i glutei, il pube, l’ano;
  • arcaiche, come quelle zone lontane dai genitali ma estremamente sensibili al tatto, e possono essere i capelli, la nuca, le orecchie, la bocca, la schiena, i piedi.

Ogni donna però ha una sensibilità e una tolleranza diversa; una sua storia e memoria di corpo. Allora i punti nevralgici che provocano piacere non sono uguali per tutte.

“Pensiamo che le aree erogene siano principalmente legate agli organi sessuali, invece sono tanti (o possono esserlo) i punti piacevoli che hanno questa funzione. L’eccitazione avviene se impariamo a sollecitarle e stimolarle e se siamo in contatto con la nostra parte più sensuale e legata ai sensi, in questo caso al tatto”, continua Elisa. “Alla base di tutto c’è sempre l’esplorazione e la consapevolezza. È importante, in solitaria o in coppia, imparare a capire quali sono le zone erogene di ciascuna di noi. Quindi per esempio per stimolare e esplorare queste zone il gioco può essere di carezze, di tocchi più o meno leggeri, con alcuni strumenti, come i sex toys ma anche una semplice piuma, da usare con varie intensità e differenti tempi”. Il gioco e lo scambio, in piena onestà, servono a scoprire le zone di piacere reciproco.

Il piacere è individuale, le zone erogene anche

Le zone erogene scavalcano qualsiasi tipo di definizione. “La classificazione è troppo soggettiva e la zona erogena per una donna può essere anche il dito mignolo, o il gesto di massima sollecitazione la carezza alla nuca o dietro al ginocchio. La zona diventa erogena in base alla predisposizione personale. Poi va esercitata la capacità di sentire, il concedersi di provare piacere in quel determinato e magari inaspettato punto”.

Ma la volete sapere una curiosità? “Secondo la tradizione tantrica – svela la Sex Coach – il punto che più accende sessualmente la donna è il seno, che corrisponde al polo positivo del Tantra, in corrispondenza del cuore. Questo perché la donna è più disposta ad aprirsi anche al piacere se il suo cuore è aperto. L’uomo, che funzione in modo diverso, ha invece il suo polo positivo all’altezza del pene”. Ma anche il seno ha la sua individualità e va toccato in un certo modo, in base al momento della vita. “A volte piace che i capezzoli siano presi o morsi; altre volte, se la donna allatta o ha appena avuto un bambino per esempio, quella zona è tutt’altro che sensuale e eccitante”.

La visione ridotta della vagina

“Anche rispetto alla vagina e alla vulva i punti di sensibilità possono essere diversi e da stimolare con attenzione, a seconda del gusto della donna che si ha davanti. La clitoride, per esempio, è un organo ultrasensibile che purtroppo non tutte e tutti conoscono davvero. Nell’immaginario comune ha la forma di un bottoncino, delle dimensioni di un’uvetta più o meno. Quel bottoncino è la parte esterna di una muscolatura molto più estesa, che si sviluppa verso l’interno del bacino, verso il basso, su ciascun lato della vulva, come una Y rovesciata”. La clitoride è fatta dello stesso tessuto erettile del pene, e diventa turgida se stimolata. “Contiene ben 8mila terminazioni nervose, 5mila solo nella testa”, specifica Elisa, “che sono lì per il piacere e il godimento della donna. Il glande del pene ne ha 3mila, tanto per fare un paragone”. Vista la natura di questo organo, così tanto più grande di quanto si possa immaginare, il piacere da stimolazione della clitoride è un piacere diffuso, molto intenso e esteso, ma anche molto delicato su cui spesso gli uomini si tuffano senza timore. “E soprattutto non è l’unico punto di piacere: ci sono le grandi labbra, il punto G, e in generale bisognerebbe andare a eccitare tutta la zona intorno, di modo che la clitoride sia irrorata di tutto quel sangue che la fa gonfiare e rende ipersensibile”.

Cosa succede al corpo

La stimolazione è fatta dal tatto, dall’atmosfera creata, dall’attesa e dalle aspettative, che poi però lasciano la palla alla chimica cerebrale che fa tutto il resto. Quando le zone erogene vengono stuzzicate, le loro terminazioni nervose inviano delle sensazioni gradevoli a una zona ben precisa del cervello, l’ipotalamo. Questo, a sua volta, ordina alla ghiandola ipofisi di produrre determinati ormoni, con il compito di stimolare la produzione di adrenalina da parte delle ghiandole surrenali. L’adrenalina è un potente afrodisiaco naturale, che alimenta il desiderio e amplifica il piacere. Non solo: quando la stimolazione delle zone erogene non è mordi-e-fuggi ma prosegue nel tempo, l’ipofisi inizia a produrre ossitocina, l’ormone dell’amore, che porta benessere ma anche eccitamento.

Le zone “morte”

Esistono invece zone da cui stare alla larga? “Esistono, eccome. A me piace chiamarle zone “numb”, in inglese, che vuol dire zone insensibili. Purtroppo spesso ci sentiamo in colpa perchè non proviamo piacere in quel determinato punto che per pensare collettivo dovrebbe darne. O addirittura per noi è doloroso e quasi ne proviamo vergogna. Il dolore è il principale campanello d’allarme, oltre all’insensibilità. Ma non è colpa nostra. A volte il tocco è sbagliato ed è l’incapacità di chi ci sta toccando; altre volte siamo noi che ci conosciamo troppo poco, nel senso che non conosciamo il nostro piacere e neanche la nostra anatomia. Dall’altra parte – continua Elisa- ci sono alcune parti del corpo, soprattutto lì dove sono irradiati cosi tanti nervi, che diventano insensibili per protezione, perchè magari hanno subito un grande o piccolo trauma. Alcune donne non sentono nulla sollecitando il famoso punto G, per esempio, o per altre la cervice è traumatizzata e quindi priva di sensibilità, anche se l’orgasmo cerviceale è una delle cose più piacevoli che si possano provare. Queste sono zone traumatizzate e trascurate e allora è necessario lavorare in esplorazione e attivazione. Si cerca di rilassare la zona interessata, quella insensibile appunto, cercando di esplorarla e scoprirla. Senza rigidità, accettando tutto quello che il corpo sente: il lavoro è di dolcezza e accettazione”.