Il Punto G esiste? Come trovarlo e stimolarlo

Domanda sempre interessante, più difficile trovare una risposta che non sia un itinerario stradale o una manuale di istruzioni

Cristina Critelli Ginecologo, Sessuologo e Psicoterapeuta Dal 2000 si occupa di disfunzioni sessuali, in particolare di dolore sessuale e vaginismo, con un approccio integrato, utilizzando anche EMDR.

Il piacere femminile ha sempre destato una grande curiosità: è apparso sempre come più misterioso, più complesso, intrigante. In parte il mistero è dovuto al fatto che la sessualità maschile è stata studiata a fondo e in modo scientifico molto prima della sessualità femminile; in parte anche al fatto che una parte delle strutture anatomiche per fare sesso sono interne, non si vedono; questo potrebbe aver contribuito a rendere meno immediata ed esibita la sessualità femminile.

Nel 1950 un ginecologo, il dottor Grafenberg, scopre il famoso punto che porta l’iniziale del suo cognome, il punto G, come un punto correlato all’eccitazione e all’orgasmo. Da quel momento la ricerca del punto G sembra sia diventata una condizione indispensabile al sesso.

Esiste?

La focalizzazione di generazioni di donne e di uomini si è concentrata nella ricerca del punto G; si può tirare un sospiro di sollievo, ci si può rilassare almeno un po’, perché il punto G non è proprio un punto ma un’area più vasta posta sulla parete vaginale anteriore. Visto che non è un punto ma un’area la sua ricerca dovrebbe essere più facile. Quindi il punto G esiste ma non è un punto.

Quest’area è chiamata attualmente complesso CUV, acronimo che sta per clitoride-uretra-vagina e più che un punto da andare a cercare ed accendere come un pulsante on/off, è piuttosto una struttura funzionale che comprende le radici del clitoride, le ghiandole parauretrali, uretra e la parete vaginale anteriore, tutte strutture molto sensibili alla stimolazione erotica. La stimolazione di quest’area attiva una risposta che può portare all’orgasmo.

Quindi è importante proprio considerare che non si tratta di una struttura puntiforme da andare a cercare in una situazione di riposo, cioè di non stimolazione, ma un insieme di strutture responsive alla stimolazione, un’area che si accende, si attiva in una situazione di stimolo.

Come abbiamo detto di quest’area fanno parte la porzione interna del clitoride, cioè la parte che non è visibile esternamente, uretra e le ghiandole parauretrali. Queste ghiandole, dette anche ghiandole di Skene, sono un residuo della vita embrionale, sono il corrispondente della prostata maschile e sono responsabili dell’emissione dell’eiaculato femminile (“squirting”), che proprio perché residuo embrionale, non è ugualmente rappresentato in tutte le donne.

Come trovarlo?

anatomia vagina

Se non cerchiamo il punto G ma il complesso CUV possiamo andare a cercarlo nella vagina, in corrispondenza della parete anteriore.

La vagina è costituita da due pareti:

  • la parete anteriore, ovvero quella che è rivolta verso l’alto quando siamo sdraiate o in avanti quando siamo in piedi,
  • la parete posteriore, quella ricolta verso il basso quando siamo sdraiate e verso dietro quando siamo in piedi.

Quella anteriore è in contatto con uretra (ndr. il canale che collega la vescica urinaria all’esterno) e vescica, quella posteriore con ano e retto. A pochi centimetri dall’ingresso in vagina, sulla parete vaginale anteriore c’è un’area rugosa: quella zona è il complesso CUV.

Durante il sesso, però, è meglio lasciarsi guidare dal piacere che da una mappa, quindi per essere sicuri di essere nel posto giusto è sicuramente più utile osservare le espressioni, i gemiti e le parole dell’altro.

Come stimolarlo?

Anche questa risposta non è facile: probabilmente il modo migliore potrebbe essere quello di provare e comunicare.

Le tecniche possono essere diverse, ma non è detto che tutte riscuotano lo stesso successo: la sensibilità e l’eccitazione sono molto individuali, quello che dà piacere ad una donna può essere fastidioso per un’altra: si può usare un dito, oppure due dita, un dildo, le dita possono essere più o meno piegate a uncino, il movimento lento, come se chiamaste qualcuno; ci si può sbizzarrire.

Anche la posizione assunta durante la penetrazione vaginale può essere più o meno stimolante per quest’area. Bisogna cercare quella giusta per sé, lasciarsi guidare dell’eccitazione per variare per esempio l’inclinazione del busto, quindi durante la penetrazione andare a cercare il CUV, sentirlo e assecondare il corpo. Indipendentemente dal tipo di tecnica utilizzata, la cosa importante è che l’altra persona provi piacere, che sia contenta di quello che state facendo e che partecipi.

Sicuramente condividere le sensazioni può essere molto eccitante, quindi un consiglio potrebbe essere quello di raccontarsi reciprocamente quello che si sta provando; sentire il desiderio dell’altro, le sensazioni suscitate all’altro, così come darsi la libertà di dire ad alta voce cosa si sta facendo e cosa si sente è una comunicazione erotica generalmente eccitante.

Perché la stimolazione del punto G abbia successo quindi:

  • osservare le espressioni della donna;
  • raccontare le proprie sensazioni;
  • il piacere ed il divertimento sono la guida.

Il corpo è tutto una zona erogena da sperimentare.

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Il Punto G esiste? Come trovarlo e stimolarlo