Così i ritmi del lavoro e i turni possono influire sull’inizio della menopausa

L'alterazione dei ritmi circadiani può influire sull'inizio della menopausa: come riconoscere i segnali

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Siamo abituati, giorno dopo giorno, a riflettere sugli effetti della cronobiologia. Nelle 24 ore ci sono periodi che possono influenzare le stesse attività biologiche, rendendo più facile svolgere una certa attività fisica o mentale. Ma non basta. Ora pare anche chi il ritmo sonno-veglia, quello che ci porta anche (ma non solo) attraverso l’azione della luce a scegliere quanto mantenerci attivi e quando invece dedicare tempo al riposo, possa influire sul momento di inizio della menopausa. A far pensare ad una possibile influenza dei turni lavorativi sul momento del termine della vita fertile è una ricerca molto interessante apparsa su Menopause, condotta su un’ampia popolazione femminile coinvolta nella banca dati del Canadian Longitudinal Study on Aging.

Con i turni arriva dopo

Che lavorare secondo turni che non riflettono esattamente l’andamento fisiologico del sonno possa in qualche modo influire sulla salute, soprattutto se si parla di ripetute nottate trascorse al lavoro, è ormai risaputo. Questa condizione professionale può infatti influire sul rischio di comparsa di diabete o problemi del metabolismo, così come può ovviamente agire sullo stress e quindi facilitare l’insorgenza di disturbi digestivi. Ma ora la ricerca canadese ipotizza anche una possibile azione delle alterazioni esterne dei ritmi circadiani sugli ormoni che regolano la vita riproduttiva della donna.

Lo studio ha preso in esame poco più di 3500 donne nella classica fascia della premenopausa, andando a vedere cosa accade quando si lavora con i classici “turni” in termini di comparsa dei segnali iniziali del termine del flusso mestruale e della vita fertile. E sono arrivati a vedere che esisterebbe una possibile relazione, ovviamente da confermare con altre ricerche: chi segue turni professionali a rotazione, che possono impattare anche sui ritmi del sonno, potrebbe avere più facilmente una menopausa tardiva.

Siamo ancora a livello di ipotesi, ovviamente. Ma lo studio è sicuramente affascinante sotto l’aspetto scientifico, anche perché va a confermare l’impatto delle variazioni del classico ritmo che l’organismo si “costruisce” per affrontare le 24 ore. Si sa ad esempio che quando si rimane esposti alla luce nel bel mezzo della notte col tempo si possono indurre alterazioni nella produzione di melatonina e conseguenti problemi nella regolare attività dell’ovaio in termini di produzione di ormoni.

L’importante, quindi, è cercare di prendere sane abitudini per mantenerle nel tempo e dar modo al sistema endocrino di adattarsi alla nostra vita, per avere un’attività ottimale che rispetti i ritmi dell’esistenza. Ovviamente, come detto, siamo solo all’inizio: è possibile che anche altri fattori, legati magari alle preoccupazioni economiche o alla tensione, possano influire su questa situazione. ma appare chiaro che quello del lavoro in ore non propriamente dedicate a questa attività può essere un problema da non sottovalutare per la salute riproduttiva della donna.

Quando ci si accorge della premenopausa

La premenopausa è un momento nella vita della donna che rappresenta il periodo immediatamente precedente il manifestarsi della menopausa.  Nella fase premenopausale, si crea una situazione di iperestrogenismo principalmente dovuta alla progressiva riduzione dei progestinici circolanti rispetto agli estrogeni.

Come conseguenza, la quantità delle cellule uovo comincia a ridursi e a scarseggiare: è per questo motivo che il ciclo mestruale diventa irregolare, con emorragie anticipate o posticipate, eccessivamente lunghe e distanziate oppure ravvicinate e abbondanti. A volte si presentano anche periodi piuttosto lunghi di amenorrea, ossia assenza del flusso mestruale.

La fase premenopausale può avere una durata variabile, anche di diversi anni, poiché l’organismo della donna si adatta gradatamente alla sua nuova condizione. Questo “percorso di adattamento” comporta disturbi sia fisiologici che psicologici. Dal punto di vista fisiologico, l’iperestrogenismo può alterare il ritmo e l’intensità del ciclo mestruale e può inoltre aggravare o determinare l’insorgere della sindrome premestruale, caratterizzata da tensione mammaria, tensione addominale con meteorismo associata a senso di pesantezza, possibile aumento di appetito e della ritenzione idrica tipica della fase pre-mestruale. La donna che va incontro alla menopausa può quindi avvertire una certa irritabilità, sonnolenza, affaticamento, tendenza alla depressione, svogliatezza.

“Questo studio mostra una potenziale influenza della regolazione circadiana sull’età alla menopausa naturale, con l’attuale lavoro a turni a rotazione collegato all’età avanzata in menopausa e l’attuale lavoro a turni notturno collegato all’età più precoce in menopausa. Se queste differenze di età in menopausa sono direttamente correlate a l’effetto dei cambiamenti del ritmo circadiano sulla regolazione ipotalamica sottostante o sono dovuti ad altri fattori sociodemografici come stress cronico, insicurezza economica e uso o abuso di sostanze richiedono ulteriori studi”, afferma la dott.ssa Stephanie Faubion, direttore medico del NAMS.NAMS.