Ricordi di una vita fa, che cos’è l’ipnosi regressiva

Risolvere traumi e conflitti attraverso l'ipnosi: una tecnica che unisce psicologia e credenze orientali

Come per la bobina di un film, c’è chi sostiene che sia possibile “tornare indietro” con la propria mente per recuperare i ricordi perduti, riferibili vite precedentemente vissute. E’ la tesi dell’ipnosi regressiva, un metodo che mischia psicologia e credenze religiose orientali e che, nonostante lo scetticismo di parte della comunità scientifica, viene utilizzato da alcuni psicoterapeuti.

L’obiettivo di questa pratica sarebbe far riemergere nei pazienti quei ricordi rimossi che avrebbero causato traumi e problemi psicologici all’individuo. Secondo chi pratica questa tecnica, si tratterebbe di ricordi di vite passate: è lì che andrebbero ricercare le radici simboliche dei conflitti attuali, secondo i principi della legge induista del karma.

L’obiettivo dell’ipnosi regressiva è di capire la causa del disagio per recuperare le risorse biologiche e spirituali necessarie al paziente per risolvere il conflitto. In questo modo si tentano di trattare i disturbi generati dall’ansia, il panico, le ossessioni, la depressione e i disturbi alimentari.

L’ipnosi regressiva può essere praticata solo su pazienti adulti, con una personalità sufficientemente strutturata. E’ una pratica sconsigliata invece a bambini e adolescenti, a persone con psicosi o che hanno manifestato intenzioni autolesioniste o che sono in terapia con farmaci anticonvulsivanti, e a donne in gravidanza, proprio a causa dell’elevata sensibilità di questi soggetti, che potrebbe portare a scompensi e danni irreversibili.

Ma come funziona questo tipo di terapia? Durante le prime visite il paziente racconta la propria storia personale e il terapeuta elabora una prima diagnosi. Nell’incontro seguente si valutano le attitudini del soggetto all’ipnosi e alla regressione e solo dal terzo incontro si parte per un viaggio di trance con sogni vi vite precedenti. La terapia si articola lungo una decina di incontri, con cadenza quindicinale o mensile, e comporta un profondo impegno psicologico ed emotivo da parte del paziente.

E’ una tecnica che può essere rischiosa, se non eseguita da un medico davvero competente: per questo l’A.i.i.re (associazione italiana ipnosi regressiva) consiglia di evitare il fai da te e di affidarsi solo a medici o psicologi psicoterapeuti certificati.

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Ricordi di una vita fa, che cos’è l’ipnosi regressiva