Giovani, uno su sette presenta segni di sofferenze psicologica, cosa fare?

L'indice di salute mentale degli adolescenti è peggiore rispetto al periodo pre-Covid: è importante intervenire precocemente e in modo continuativo

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Partiamo dai numeri. In Italia circa un giovane su sette presenta segni riconducibili a un disturbo psichico, pari a quasi un milione di ragazzi considerando la fascia tra i 10 e i 19 anni. Una condizione che rappresenta il 13% del carico globale di malattia in questa fascia d’età.

Arrivare presto e definire percorsi di cura continui tra infanzia, adolescenza ed età adulta sono i temi al centro del Congresso Congiunto SINPIA-SINPF, che si tiene a Cagliari, dedicato all’innovazione nella clinica e nella psicofarmacologia nell’età di transizione.

La traccia della pandemia

L’indice di salute mentale degli adolescenti resta peggiore rispetto ai livelli pre-pandemici, nonostante un parziale recupero nel 2024. A questo quadro si affiancano i dati sui disturbi del neurosviluppo.

In Italia la prevalenza del disturbo dello spettro autistico è stimata in 13,4 per 1.000 bambini tra i 7 e i 9 anni, con circa 600 mila persone che vivono con disturbi di questo tipo e un rapporto maschi/femmine di 4,4:1. Sul versante dell’ADHD, la prevalenza è pari a circa il 6% nei bambini e adolescenti e al 3% negli adulti.

In questo scenario emerge un elemento chiave per la pratica clinica: intervenire precocemente e in modo appropriato può modificare in modo significativo la traiettoria evolutiva dei giovani.

A rafforzare questo quadro, uno studio appena pubblicato su JAMA Psychiatry. Lo studio, condotto su un totale di 700 mila giovani, ha seguito per oltre 8 anni circa 4 mila bambini e adolescenti con diagnosi di ADHD, evidenziando che il trattamento farmacologico standard (con metilfenidato) nei bambini diagnosticati prima dei 13 anni è associato a una riduzione del rischio di sviluppare psicosi in età adulta pari a circa il 21-24% rispetto ai non trattati.

Cosa fare

“Questo studio evidenzia l’importanza della tempestività degli interventi – spiega Giovanni Migliarese, psichiatra direttore SC di Salute Mentale della Lomellina, ASST di Pavia – suggerendo l’esistenza di una finestra neuroevolutiva sensibile in età infantile durante la quale si osservano effetti che non sono replicati negli adulti trattati con lo stesso farmaco.

In termini concreti, tre o quattro anni di trattamento continuativo risultano associati a una riduzione del rischio psicotico di circa il 21-24% — un dato che non ha precedenti nella letteratura scientifica con questo livello di rigore metodologico. In generale, comunque, nella popolazione degli adolescenti con problemi psichici, è necessario effettuare una segmentazione e stratificazione del bisogno e una definizione accurata dei quadri clinici, in modo da fornire gli interventi più adeguati a ogni situazione”.

I disturbi del neurosviluppo rappresentano fattori di svantaggio evolutivo, aumentando il rischio di sviluppare ansia, depressione e disturbi da uso di sostanze, oltre a influenzare negativamente la qualità della vita, il percorso scolastico e lavorativo e la capacità di auto-realizzazione – sottolinea Sara Carucci, professoressa associata all’Università di Cagliari e direttrice della Clinica di Neuropsichiatria Infantile “Arnas Brotzu” –.

Gli interventi devono essere personalizzati e costruiti in un’ottica di continuità integrando trattamenti farmacologici e non farmacologici, come la psicoterapia, per contenere i sintomi principali del disturbo e favorire un migliore adattamento nei diversi ambiti di vita. Questi risultati rappresentano un elemento importante per la pratica clinica: sottolineano che vi è una fase evolutiva ottimale per intervenire e confermano che la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo dell’ADHD hanno un impatto favorevole anche sulla prevenzione di psicopatologie gravi come la psicosi in età adulta”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.