Quel momento dell’anno si avvicina: per la somma gioia di grandi e piccini, le strade italiane stanno per trasformarsi in un immenso palcoscenico a cielo aperto. Cade domenica 15 febbraio il Carnevale 2026 e questo vuol dire una cosa sola: è tempo di smettere i propri panni, ed indossare quelli di qualcun altro per un giorno. E se i soliti travestimenti, per quanto tradizionali e nostalgici possano essere, iniziano oramai a sembrare demodé ecco che ci si appella ancora una volta alla fonte d’ispirazione per eccellenza: le passerelle dell’inverno 2026.
La moda si sa, è solita rovistare nel database degli ambiti e delle epoche più disparati per ripescare tendenze che parevano essere dimenticate, spesso le più improbabili. Ciò che per lungo tempo, finanche per secoli, era rimasto bloccato in un quadro o in un libro di storia può improvvisamente tornare a prendere vita, ed è esattamente questo che è successo anche stavolta. Basta appena una fugace occhiata al panorama fashion in vigore per cogliere un ipnotico mix tra romanticismo decadente e stravaganza, ed è proprio lì che va ricercata l’intuizione che serve. È dopotutto il momento perfetto per imparare ad osare.
Indice
Il grembiule, fuori dai confini della cucina conquista la moda
In un’epoca di stranezze, tra ciabatte che sconfinano l’uscio di casa e pantaloni che si indossano sopra alle gonne, è arrivato decisamente il momento di estrarre il grembiule dal cassetto della cucina — ma anche quello delle officine, delle botteghe o dei cantieri andrà benissimo — per fare di lui l’assoluto protagonista del look.
È tutto vero, secondo le passerelle dell’haute couture quel più o meno lungo rettangolo di stoffa da legare attorno ai fianchi è destinato a dominare la moda del 2026, a zonzo per le strade delle grandi e piccole città.
Durante le sfilate parigine appena conclusesi Miu Miu l’ha introdotto nella collezione dedicata alla prossima primavera/estate, fiorito come quello della nonna ma nettamente più prezioso.
D’altronde, da sempre sia utilitario che ornamentale, è stato lui sino ad oggi il compagno più fidato delle lavoratrici, dalle fabbriche alle cucine, dagli ospedali alle sartorie fino ai laboratori, e si merita di certo d’essere nobilitato come abito sopra a qualsivoglia calzatura. Mini o maxi, floreale, stampato, coloratissimo o in lucida pelle nera. È o non è Carnevale il momento giusto per battere la timidezza e sfoggiarlo alla luce del sole?
Cottagecore, la natura addosso
Persino nella tagliente aria febbrarina si sente forte la voglia di un ritorno alla natura, il che incontra lo smodato bisogno collettivo di comfort e culmina nello stile Cottagecore: d’ispirazione contadina e, diciamocelo, un filo onirica, parliamo di quell’approccio puramente estetico al vestire (ma non solamente) che predilige, quando il clima lo permette, camicette peasant, prairie dresses e gonne ed abiti in fantasia floreale.
Tutto questo in inverno si traduce in stratificazioni fatte a regola d’arte sulla base di maglioni a trecce, capi dai motivi jacquard, cardigan chunky, cappotti e spessi giacconi a quadri indossati in combo a copricapi di lana e sciarpe lavorate all’uncinetto.
Arrese al fascino bucolico le grandi maison hanno resuscitato i famosi colletti alla Peter Pan, i punti smock, i fiocchi Coquette ed il gingham, mettendo in primo piano i dettagli in pizzo, le trasparenze sottili ed i richiami al mondo dei poeti classici, i gilet in tweed e le mantelle.
Nella collezione Spring/Summer 2026 intitolata La Paysan, ad esempio, presentata presso l’Orangerie di Versailles, Simon Porte Jacquemus ha celebrato le sue radici rurali con una serie di deliziosi “abiti della domenica”, dai grembiuli rivisitati ed i tessuti impalpabili.
Sotto la nuova direzione creativa di Jonathan Anderson, invece, Dior ha proposto silhouette scultoree ispirate alla natura e particolareggiate da ricami fatti a mano, mentre Simone Rocha e Prada hanno contribuito all’evoluzione del trend elaborando il concetto di Bedcore, ossia portando elementi tipici dell’homewear, dai materiali trapuntati ai pigiami borghesi sino ad arrivare a veri e propri guanciali, direttamente in passerella.
Glamoratti, torna il lusso anni Ottanta
Rimandiamo il quiet luxury a domani, ed accogliamo il cosiddetto glamoratti oggi: dopo stagioni orientate al lusso discreto, ecco il 2026 riportare il focus sul glamour assoluto. E quale periodo storico, se non gli anni Ottanta, permette di trasudarlo da ogni fibra?
Riscritti secondo le regole della modernità i mitici Eighties sono tornati a regnare attraverso tailleur ampi, spalle ancor più scolpite di un tempo e gioielli più massicci, ma pur sempre audaci e dorati.
Pinterest Predicts lo aveva annunciato, e poi è accaduto: nonostante il contesto carnevalesco, in linea di massima non parliamo di un abbigliamento tanto eccessivo da risultare un travestimento ma di look destinati alla vita quotidiana, dai pantaloni ampi, gli stivali eleganti, le spalline esasperate e gli accessori volutamente bold. Nessuno vieta, però, il prossimo 15 febbraio di esagerare.
Nella fredda stagione ancora in corso l’eleganza da ufficio si è scontrata con la verve della party girl, ed il risultato è una silhouette decisamente protagonista: tutta l’attenzione è per le spalle decise, e applicate ovunque, dal blazer alla camicia, da accostare a capi più rilassati. Spopolano il raso, il velluto, il lamé, le paillettes e la pelle lucida, i colori fluo, il nero, il color caffè, il rosso sangue, il blu notte e l’oro metallizzato. Da Saint Laurent a Bottega Veneta sono tutti d’accordo.
Stampa dalmata per Carnevale, e oltre
Della stampa effetto-dalmata per Carnevale ne abbiamo già sentito parlare tutti una manciata di anni fa, ma mai così. L’avida e malvagia Crudelia De Mon ne sarebbe fiera: negli ultimi tempi la dalmatian print — così si chiama — sta macchiando le collezioni haute couture a perdita d’occhio, ironica, sofisticata e pure un filo ribelle, richiamando inevitabilmente alla memoria teneri ricordi d’infanzia.
Epitome del nuovo volto gentile dell’animalier per l’inverno 2026, con quelle sue quelle macchie irregolari, sparse su fondo candido, per le trendsetter di tutto il globo è già assoluto must-have di stagione. Se il più classico leopardato ed il pitone evocano erotismo e sensualità lei si sta facendo spazio nel nostro cuore grazie a creatività e leggerezza, pur restando tremendamente chic.
Come si può ben vedere dal massimalismo alla Dior, il contrasto netto tra nero e bianco la rende grafica, moderna, facile da abbinare eppure d’impatto al contempo. E non c’è davvero bisogno di altro quando si hanno geometrie tanto dinamiche a creare movimento sulla figura.
Pois, di ogni colore e grandezza (meglio se insieme)
Se c’è un ritorno che non stupisce, nella scena moda in cui ci stiamo muovendo, questo è di certo quello dei pois. Parliamo di una fantasia che ciclicamente riaffiora, e che di volta in volta porta con sé nuovi equilibri e possibilità espressive. È questo che è successo la scorsa estate, e che sta continuando ad evolvere sotto al nostro sguardo.
Dall’Ottocento il polka dot ha attraversato i secoli, in perfetto equilibrio tra leggerezza e audacia, ingenuità e malizia, ed è oggi tornata a imporre la sua presenza grafica dalle passerelle alle strade. Di ogni dimensione e colore, questa iconica trama puntinata decora i capi più eleganti e vistosi come anche quelli più minimal, espandendosi e moltiplicandosi attraverso texture e giochi di proporzione.
Da Christian Siriano a Patou, da Valentino a Schiaparelli, le alternative sono pressoché infinite ed altrettanto variopinte. E, se le sfilate ci insegnano che il modo più cool di indossarla è farlo accostando più formati nello stesso look, o persino più motivi contemporaneamente, perché non iniziare a sperimentare a partire dal 15 febbraio?