I cappelli à la mode con cui difendersi dal solleone questa estate: guai a chiamarli accessori

Da accessori ad assoluti protagonisti dell'uniforme estiva: direttamente dalle sfilate di stagione, ecco svelati i cappelli che (non) ci faranno perdere la testa. Il resto dell'outfit? Semplice rumore di fondo

Foto di Sara Iaccino

Sara Iaccino

Beauty e Fashion Editor

Make-up artist e amante della scrittura, ha lavorato come Beauty e Fashion Editor per vari magazine con l'obiettivo di unire le sue passioni in una sola professione.

6 min di lettura

Chiedi a DiLei

Per lungo tempo lo abbiamo trattato come l’equivalente sartoriale di un antibiotico: una scelta puramente funzionale, da tirare fuori solo in caso di emergenza. Quella climatica, per salvarci la pelle — letteralmente — ed evitare di proseguire la vacanza con un colorito paonazzo stampato addosso. Ebbene, ci ha pensato l’estate 2026 a sancire il colpo di stato: grazie a lei il cappello ha smesso di restare in ombra ed ha iniziato a dettare le regole.

Se prima si sceglieva come vestirsi e poi, forse, ci si ricordava di coprire anche la testa, oggi il processo è esattamente l’inverso: si parte dai volumi del copricapo e tutto il resto, dal copricostume ai sandali, fino all’attitudine, è adeguato di conseguenza. Insomma, chiamarlo ancora accessorio non è puramente un errore di grammatica della moda, piuttosto una totale mancanza di rispetto.

Più che una sommossa, quella in atto nel guardaroba di stagione, somiglia ad una sottile vendetta: quella di qualcuno che, stipato in un angolo della valigia, puntualmente arrivava a destinazione deformato e con la tesa triste. Oggi, nella tenuta da spiaggia ed anche in quella cittadina, quel reietto fashion si è preso il trono con una sfrontatezza senza precedenti in veste di generatore di personalità istantaneo. Del resto non può essere un caso se le grandi dive del passato, da Audrey Hepburn a Brigitte Bardot, ne avevano eletto uno in particolare a perno del proprio signature look. Qual è il tuo? Non ti resta che proseguire nella lettura per scoprirlo, in mezzo ai modelli di tendenza.

Il cappello in paglia a falda larga (o larghissima): solo per vere dive

Tra i modelli che meglio comunicano l’attitude della vera icona, il più amato di stagione da secoli, e non scherziamo affatto, è di sicuro il cappello di paglia. Intramontabile e assolutamente versatile, questo conosce di anno in anno interpretazioni nuove e silhouette sempre più contemporanee che non possono che colpire dritto al cuore. Il motivo di questo inscalfibile sentimento? Non c’è dubbio: il suo saperci regalare in un solo gesto quel piglio cinematografico che conquista.

È nelle sfilate dedicate all’estate 2026, però, che si sono viste le riletture più audaci in assoluto: Ralph Lauren ne ha fatto l’asse portante della propria estetica, portando in pedana cappelli dalla silhouette extra-large e impeccabile ad incorniciare il viso con un’eleganza d’altri tempi. Anche Stella Jean ne ha esasperato le dimensioni, alzando un po’ la tesa sul davanti per far scendere il resto sul retro come un velo, su abiti leggeri a fantasia, camicioni in lino, chicche in crochet e infradito.

Il mesh hat, fascino gitano in spiaggia e in città

Ben lontano dalla riservatezza aristocratica delle icone di ieri, il mesh hat — così si chiama quel curioso cappellino a rete traforato che sta dominando scena urban e beach club — risponde a un’esigenza diametralmente opposta. Non serve a nascondere, ma a svelare con malizia, celebrando un’aura gitana e spensierata che ammicca con ironia.

Per quanto stravagante, tale piccolo capolavoro di leggerezza ha conquistato per prime le collezioni di stagione grazie al suo fare nostalgico, come fosse una sorta di ciliegina sulla torta couture: basti pensare a Emporio Armani, che ha apportato una sferzata di energia artigianale nella propria visione creativa, facendo indossare alle sue modelle in costume o camicia questi stessi copricapi a rete.

La forza delle creazioni in questione sta infatti nel contrasto: abbiamo scoperto con estremo piacere che la delicatezza della trama traforata si sposa perfettamente con linee pulite, grafiche, e completi sartoriali, per sopravvivere persino lontano dal bagnasciuga.

Il bucket hat: è 90’s Nostalgia pura

Se c’è qualcuno che ha compiuto un vero e proprio miracolo all’interno del guardaroba estivo, quello è il bucket hat: il mitico cappello da pescatore, feticcio della cultura hip-hop e dei festival musicali anni Novanta, ha completato la sua transizione dalla natura utilitaristica verso l’apice del lusso. Ma non è semplicemente un cimelio nostalgico quello di cui parliamo, perché ha stracciato la sua vecchia divisa in nylon per abbracciare l’artigianalità più sofisticata che vi sia.

A guidare questa rivoluzione estetica con tridimensionale audacia, insieme a Brunello Cucinelli, Zimmermann, MSGM a Elie Saab, è stata Aquazzura, la quale ha trasformato il secchiello in rafia intrecciata in un’opera di alta gioielleria (marina): ecco che sulla struttura flessibile del copricapo prendono vita spiritose applicazioni raffiguranti coralli e creature del mondo marino, da abbinare senza pensarci troppo ad una delle tante borse a forma di pesce in circolazione.

Il cappello con visiera, unico e intramontabile

Etichettare il cappello con visiera salvagente di stile delle It Girl più pigre, utile unicamente nei giorni in cui i capelli si rifiutano di collaborare, sarebbe l’errore più imperdonabile che si possa commettere questa estate. Il classico baseball cap, come da nome pilastro indiscusso dell’estetica sportiva, si trova attualmente sull’Olimpo dell’alta moda grazie a brand di rilievo come Cynthia Rowley.

A partire dalle collezioni di stagione questo nostro prezioso alleato si è liberato dal cliché della palestra per diventare un catalizzatore di glamour, capace di regalare un’aria splendidamente effortless persino alla mise più ricercata. La destrutturazione più radicale d’avanguardia? Porta la firma di Balenciaga.

La maison parigina ha preso il modello tradizionale e lo ha letteralmente reinventato, applicandovi texture inedite dalla spiccata drammaticità: con meraviglia, in passerella sono approdate versioni arricchite da piume fluttuanti o avvolte da foulard di seta integrati, morbidamente annodati sotto il mento. Il risultato era un affascinante cortocircuito visivo, dove la praticità incontra il mistero e lo charme d’altri tempi, quelli da diva in decappottabile, per intenderci.

Chi invece preferisce un approccio che sussurra eleganza senza il bisogno di urlarla, troverà la risposta definitiva arriva in Loro Piana: il celebre marchio italiano ha elevato il solito cappello con visiera ai massimi storici del lusso rilassato, lavorandolo in tessuti pregiatissimi  —come il lino idrorepellente — e accostandovi a tonalità neutre e sofisticate: ecco dunque, in men che non si dica, servito l’accessorio perfetto per spezzare il rigore cittadino quanto per aggiungere un tocco di classe, ad effetto istantaneo, al più semplice degli outfit da barca.

E allora adesso dicci: hai individuato il tuo preferito?