Osteoporosi e artrite, come contrastarle con l’alimentazione

È possibile combattere l’artrite e l’osteoporosi attraverso un’alimentazione specifica ed uno stile di vita sano rinunciando, ad esempio, al fumo, all’alcol ed alla vita sedentaria

Foto di Fabrizio Brunori

Fabrizio Brunori

Biologo Nutrizionista

Biologo Nutrizionista si occupa di Bioterapia Nutrizionale®, trattando di nutrizione in condizioni fisiologiche e patologiche accertate.

Le fratture da osteoporosi e le varie forme di artrite sono malattie ad alto impatto sociale perché possono limitare notevolmente lo svolgimento delle attività quotidiane. Inoltre, richiedono costi sanitari notevoli per le cure dei pazienti. Ma possono essere combattute.

L’osteoporosi: una malattia non solo degli anziani

L’osteoporosi è stata definita come “una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da alterazioni qualitative scheletriche tali da provocare un aumento della fragilità ossea e del rischio di frattura”. Una dieta sbilanciata, una ridotta attività fisica dovuta ad uno stile di vita sedentario e un’insufficiente esposizione al sole rappresentano i principali fattori modificabili per combattere l’osteoporosi.

L’osso nonostante la struttura così rigida e solida non è un tessuto statico come potrebbe sembrare. Al contrario, il tessuto osseo è un tessuto dinamico che subisce un processo continuo di rimodellamento, in cui si verifica un rinnovamento anche in funzione di sollecitazioni esterne come, ad esempio, l’attività fisica. È proprio alla luce di questi cambiamenti qualitativi e morfologici, in presenta di alcune condizioni specifiche che alterano l’omeostasi ossea, che si verifica l’osteoporosi. Quindi, l’osteoporosi non è soltanto la mancanza di calcio ma riflette la difficoltà dell’organismo nel trattenere e fissare il calcio.

Capita spesso di sentir parlare di osteoporosi in occasioni di fratture molto frequenti negli anziani che interessano, ad esempio, il femore o il radio a seguito di cadute accidentali. Tuttavia, oltre ai traumi da caduta che rappresentano la causa di più frequente di fratture ci sono anche le fratture da fragilità.

I fattori di rischio e le principali forme di osteoporosi.

Le fratture sono l’estrema conseguenza della perdita di densità ossea che è un fenomeno progressivo e che può essere favorito da diversi fattori quali, ad esempio, carenze nutrizionali, inattività, oppure dall’utilizzo di alcuni farmaci o da patologie ed in questi ultimi casi si parla di osteoporosi secondaria. Probabilmente, l’osteoporosi post-menopausale è la forma più nota ed è causata dalla carenza di estrogeni che accelera la perdita di massa ossea oltre alla fisiologica riduzione dovuta all’età. C’è anche una forma di osteoporosi maschile: più del 20% delle fratture del femore si registrano tra gli uomini. A differenza delle donne, l’osteoporosi maschile è frequentemente secondaria, cioè, insorge in conseguenza di patologie o di terapie farmacologiche. Inoltre, esiste anche l’osteoporosi infantile che insorge per mutazioni genetiche che colpiscono l’infanzia e l’adolescenza. Tuttavia, ci sono alcune forme chiamate forme idiopatiche giovanili per le quali non è possibile stabilire la causa. Infine, per osteoporosi senile si intende la malattia che tende a progredire con l’età. Tra i fattori di rischio rientrano:

  • l’età;
  • il fumo;
  • la riduzione della densità minerale ossea;
  • la familiarità per fatture da fragilità;
  • immobilità;
  • comorbidità;
  • fattori di rischio per le cadute;
  • genetica.

Il calcio e la vitamina D: i nemici dell’osteoporosi

L’intervento nutrizionale per contrastare l’osteoporosi non deve iniziare esclusivamente dopo la diagnosi della malattia. Al contrario, una dieta bilanciata congiuntamente all’eliminazione dei fattori di rischio modificabili è necessaria per prevenire l’osteoporosi.

Il calcio e la vitamina D sono importanti per la salute delle nostre ossa e ne garantiscono l’integrità e la resistenza. L’eccessivo consumo di carboidrati ed in particolare di zuccheri semplici, che sono i principali responsabili dell’epidemia di obesità nel mondo occidentale, è la conseguenza della demonizzazione eccessiva nei confronti del consumo di lipidi vegetali e animali. Ad esempio, alcune vitamine, tra cui la vitamina D sono vitamine liposolubili e la ritroviamo nella parte grassa del latte. Perciò, alcune indicazioni alimentari quali quelle di consumare il latte totalmente scremato senza particolari indicazioni specifiche dovrebbero, quanto meno, far riflettere.

Il calcio rappresenta il micronutriente fondamentale per la corretta densità ossea. Di conseguenza, un apporto nutrizionale insufficiente a garantirne la quantità necessaria porta ad una progressiva fragilità del tessuto osseo. Inoltre, il fabbisogno di calcio per l’organismo non è costante per tutta la vita di un individuo ma varia e non solo in funzione dell’età. Ad esempio, i bambini, gli adolescenti, le donne in gravidanza ed in allattamento hanno bisogno di un quantitativo maggiore di calcio. In generale, l’organismo necessita di una maggiore quantità di calcio quando, a prescindere dalla causa, si verifica un accelerato turnover osseo: che di per sé è un processo fisiologico dinamico di rimodellamento dell’osseo finalizzato a rinnovare il tessuto osseo. Per quanto riguarda il fabbisogno di calcio (fonte SIOMMMS) in base all’età:

Fabbisogno di calcio in diverse età e condizioni mg/die
1-5 anni 800
6-10 anni 800/1200
11-24 anni 1200/1500
25-50 anni 1000
Gravidanza e allattamento 1200/1500
Donne in post menopausa in trattamento estrogenico/Uomini di 50-65 anni 1000
Donne in post menopausa senza trattamento estrogenico/Uomini di età > 65 anni 1200

Dieta e osteoporosi

Il modo migliore per ottenere un adeguato apporto di calcio è aderire ad una dieta sana. Le più importanti fonti alimentari di calcio nella nostra dieta sono:

  • i latticini (latte, yogurt e formaggi);
  • il pesce;
  • i legumi secchi;
  • alcuni tipi di verdura;
  • le noci ed i semi.

Tuttavia, alcuni alimenti comuni sono particolarmente ricchi di composti anti-nutrizionali come l’acido fitico e l’acido ossalico che inibiscono l’assorbimento di calcio. Ad esempio, consumare frequentemente la bieta, gli asparagi e gli spinaci, sebbene presentino un buon contenuto di calcio, non è particolarmente indicato se si volesse integrale il calcio a causa della concomitante abbondanza di ossalati. Analogamente, un consumo eccessivo di cereali e di farine integrali, in quanto ricchi di acido fitico, è controindicato in caso di osteoporosi. Anche il tè, il caffè e l’alcol riducono l’assorbimento di calcio. Inoltre, utilizzare molto sale e assumere grandi quantità di proteine causa un aumento dell’escrezione urinaria di calcio.

Alimenti ricchi di calcio Chi ostacola l’assorbimento di calcio
Il latte e altri prodotti lattiero-caseari come gli yogurt e formaggi soprattutto a lunga e media stagionatura Il caffè
Il Pesce come quello azzurro, i polpi, i calamari e i gamberi Il tè
Verdure: la rucola, il cavolo riccio, le cime di rapa, i broccoli, i carciofi e i cardi Le proteine in eccessiva quantità
La frutta secca come le mandorle, arachidi, pistacchi, noci, nocciole) Fibre integrali
I legumi: in particolare i ceci, le lenticchie ed i fagioli Il sale
La spremuta d’arancia L’alcol
L’acqua Spinaci, pomodori, barbabietola, asparagi e bieta

Naturalmente, quanto esposto nella tabella sono informazioni generali che non tengono conto di particolari patologie per cui alcuni degli alimenti inseriti devono essere eliminati/limitati dalla dieta. Ad esempio, l’eccessivo consumo di latticini, in particolare di formaggi stagionati, è controindicato in caso di ipercolesterolemia così come in presenza di calcoli da ossalati di calcio ecc. Pertanto, il piano nutrizionale deve essere elaborato da un professionista della nutrizione. Inoltre, il calcio che ci forniscono gli alimenti “non è tutto uguale”. Infatti, similmente a quanto avviene per il ferro dei vegetali rispetto a quello delle carni, il calcio delle verdure viene assimilato meno efficientemente rispetto a quello presente nei latticini o nel pesce.

La vitamina D si trova quasi esclusivamente nei grassi di origine animale. Appena il 20% della vitamina D circolante deriva dall’alimentazione mentre la restante parte viene sintetizzata dal nostro organismo attraverso l’esposizione solare ai raggi UVB. La carenza di vitamina D può verificarsi come conseguenza di un insufficiente esposizione solare, di una riduzione della sintesi da parte dell’organismo con l’avanzare dell’età o può essere causata una dieta povera di alimenti di origine animale come può verificarsi nella dieta vegana. Le principali fonti alimentari di vitamina D sono quelle che seguono.

  • L’olio di fegato di merluzzo.
  • Il pesce quali lo sgombro, le sardine, le aringhe, il tonno ecc.
  • Il fegato.
  • Le uova.
  • il latte ed i derivati.

Inoltre, un’altra vitamina molto importante per salute delle ossa è la vitamina K che si trova un’ottima quantità nelle verdure a foglia verde.

L’artrite

L’artrite è una malattia infiammatoria cronica che colpisce le articolazioni ed è caratterizzata da dolore ed è di solito associata a gonfiore, arrossamenti e aumento della temperatura. È una patologia che ha un grande impatto sociale perché provoca inabilità riducendo la mobilità e limitando pesantemente la capacità di svolgere mansioni ordinarie. L’artrite non va confusa con l’artrosi anche se i sintomi possono essere sovrapponibili. L’artrite può presentarsi a qualsiasi età a differenza dell’artrosi, che invece insorge di solito dopo i 50 anni ed è una malattia degenerativa caratterizzata da alterazioni della cartilagine e delle articolazioni sinoviali (ISS). In realtà, sono state identificate più di cento forme diverse forme di artrite che sono classificate tra le malattie reumatiche. Soltanto per fare qualche esempio:

  • gotta;
  • artrite reumatoide;
  • osteoartrite;
  • fibromialgia;
  • spondilite anchilosante,
  • lupus sistemico eritematoso.

Artrite e alimentazione

Spesso le persone con artrite tendono al sovrappeso e all’obesità per vita sedentaria che spesso conducono, favorita dalla ridotta mobilità a causa del dolore e della perdita di funzionalità e di rigidità delle articolazioni. L’approccio nutrizionale è volto soprattutto, ma non esclusivamente, a contrastare lo stato infiammatorio che contraddistingue la patologia ed a raggiungere, se necessario, il normopeso. Infatti, l’aumento di peso, oltre a gravare sulle articolazioni ed a peggiorare la capacità di movimento, quando consiste in un aumento sostanziale del grasso viscerale, promuove uno stato di microinfiammazione sistemica che si aggiunge allo stato infiammatorio proprio della patologia.

Tra le forme di artrite, lartrite reumatoide è una malattia cronica autoimmune ed infiammatoria che colpisce le articolazioni ed ha effetti sistemici. La patologia ha un’incidenza dell’1-2% a livello della popolazione mondiale. Diversi fattori genetici ed ambientali interagiscono durante la patogenesi dell’artrite reumatoide, un processo a più fasi, che inizia anni prima dell’esordio della malattia. Negli individui predisposti diversi fattori ambientali contribuiscono allo sviluppo dell’autoimmunità sistemica e alla comparsa di anticorpi anni prima della comparsa dei sintomi:

  • il fumo di sigaretta;
  • l’inquinamento;
  • la polvere;
  • la dieta;
  • le infezioni.

Recentemente, un numero crescente di studi ha analizzato il ruolo della dieta e dei nutrienti come potenziali fattori ambientali in grado di influenzare lo sviluppo e il decorso della malattia; quindi, la dieta sia per la prevenzione e sia per la gestione dell’artrite reumatoide. Infatti, ricorrere a sane abitudini alimentari potrebbe rappresentare uno strumento utile per ridurre il rischio di artrite reumatoide, delle comorbidità correlate, della progressione e dell’attività della malattia.

Il modello dietetico a cui sono stati riconosciuti i migliori risultati è quella della dieta mediterranea a cui però andrebbero apportate “alcune modifiche” come, ad esempio, aumentare la frequenza di consumo del pesce grasso, ridurre ulteriormente il consumo di formaggi e favorire il consumo di alimenti ricchi di vitamina C, di vitamina E ecc. Inoltre, in presenza di gotta, è necessario ridurre le purine escludendo dalla dieta alcuni alimenti che ne sono particolarmente ricchi come, ad esempio, le frattaglie, la selvaggina, la carne rossa e il pesce azzurro. La tabella riportata di seguito mostra schematicamente alcune delle principali indicazioni nutrizionali (vanno comunque sempre valutate caso per caso) a proposito dei cibi in grado di favorire o di peggiorare l’artrite.

Cibi consigliati in caso di artrite Cibi sconsigliati in caso di artrite
Pesce grasso (il salmone, le sardine, lo sgombro ecc.) ≥ 3 volte alla settimana: aumentare il rapporto omega-3/omega-6 per l’attività antinfiammatoria Zuccheri semplici e bevande zuccherate
Consumare quotidianamente di olio extravergine di oliva ricco di acido oleico Eccessivo apporto di grassi saturi
Consumare i cereali integrali rispetto a quelli raffinati Prodotti da forno e in generale il “junk food”
Le verdure e la frutta di stagione e di produzione locale. Particolarmente utili sono alcuni come i broccoli ed i cavolfiori consumati preferibilmente crudi Glutine/eccessivo apporto di glutine
I frutti di bosco e melagrana Ridurre il consumo di carne
Lo zenzero Carni rosse, in particolare quelle processate. La carne rossa dovrebbe essere consumata al massimo 1-2 volte al mese
La curcuma Ridurre il consumo di formaggi
Eccesso di sale: max 5g/die tra quello addizionato e quello presente negli alimenti
Bevande alcoliche
Evitare/limitare il caffè

Infine, è molto importante associare l’attività fisica alla dieta nella misura in cui le condizioni lo permettono ricorrendo, eventualmente, anche all’integrazione di vitamina D che è utile non soltanto per la salute delle ossa ma anche per la capacità di modulare la risposta infiammatoria.

Fonti bibliografiche

  • Commissione Intersocietaria per l’Osteoporosi.
  • Malattie reumatiche, la prevenzione passa anche dalla tavola. Società Italiana di Reumatologia
  • Dietary Habits and Nutrition in Rheumatoid Arthritis: Can Diet Influence Disease Development and Clinical Manifestations? Gioia C, Lucchino B, Tarsitano MG, Iannuccelli C, Di Franco M. Nutrients. 2020 May 18;12(5):1456. doi: 10.3390/nu12051456. PMID: 32443535; PMCID: PMC7284442.
  • Nutrients and Dietary Patterns Related to Osteoporosis. Muñoz-Garach A, García-Fontana B, Muñoz-Torres M. Nutrients. 2020 Jul 3;12(7):1986. doi: 10.3390/nu12071986. PMID: 32635394; PMCID: PMC7400143.
  • Il Ruolo Nutrizionale e Terapeutico degli Alimenti. Fausto Aufiero e Michele Pentassuglia.