Cos’è il foraging e come si usa in cucina

Avete già sentito parlare di foraging? Andare per boschi e campi alla ricerca di erbe spontanee è sempre più di moda.

Per foraging si intende l’attività di raccogliere erbe e piante spontanee in aree naturali, come le montagne, i boschi, i campi, le zone nei pressi dei fiumi o lungo le spiagge, sapendo riconoscere le specie vegetali commestibili.

Cos’è il foraging
Conoscere le varietà spontanee adatte al consumo umano è una condizione indispensabile del foraging dal momento che esistono diverse specie vegetali tossiche. Come è importante anche scegliere le zone di raccolta più adatte e farlo rispettando l’ambiente. Serve dunque avere una buona preparazione botanica. L’obiettivo del foraging è quello di procacciarsi del cibo selvatico vegetale che verrà poi usato in cucina o per preparare cocktail e infusi, ecco perché essere certi della commestibilità di quello che si raccoglie non è un dettaglio da poco.

Benefici del foraging
Inserire erbe spontanee e piante raccolte a mano in ambienti incontaminati permette di nutrirsi con alimenti con un alto valore nutrizionale, a costo zero e di scoprire sapori insoliti. Il foraging avvicina alla natura e ai suoi ritmi, migliorando la consapevolezza su ciò che mangiamo, sulla disponibilità delle materie prime e sul loro potere nutritivo.

Foraging in cucina
Dimenticate per anni, ora piante ed erbe selvatiche sono state riscoperte in cucina, anche alla luce di una nuova coscienza ecologica ed ambientale. Una volta il foraging era molto diffuso, le nonne e le bisnonne andavano per prati e campi a raccogliere bacche, frutti di bosco, tarassaco, rucola e cicoria selvatica, nel rispetto di una economia di sussistenza, dove non si buttava via nulla, soprattutto non si sprecavano i doni della natura. Poi con l’avvento dei supermercati dove tutto è già pronto e sempre disponibile si è dimenticata questa buona e sana abitudine. Ci ha pensato la cucina nordica, dove trionfano licheni, bacche e cortecce a ricordarci l’importanza del foraging.

Fiori, foglie ed erbette sono state sdoganate da chef di alta cucina ed ecco che si è diffusa una crescente curiosità nei confronti dei cibi selvatici e spontanei. Se alcune erbette siamo abituati a pensarle come alimenti, come ad esempio la cicoria, non è così con alberi come il tiglio, la betulla, l’abete rosso, il faggio, la cui corteccia interna, le foglie, la linfa, le resine sono gustose e commestibili. Sono adatti al consumo umano anche i fiori di acacia e le margherite prataiole. Erbe, fiori, foglie e piante diventano preziosi ingredienti per tisane, infusi, cocktail, frittate, risotti, condimenti, contorni crudi o cotti, ripieni di pasta fresca o di torte salate. Alcuni di questi alimenti possono anche essere fermentati oppure possono essere messi sotto sale e sott’olio.

Cos’è il foraging e come si usa in cucina