Al momento stiamo parlando solo di prospettive. Ma in base a quanto riporta la stessa azienda biotech USA che sta portando avanti lo sviluppo del farmaco, per il trattamento dell’adenocarcinoma pancreatico metastatico potrebbe aprirsi una nuova strada.
A farlo ipotizzare sono i risultati dello studio di fase III RASolute 302: il farmaco che viene somministrato per bocca (si chiama daraxonrasib) offrirebbe un beneficio significativo in sopravvivenza rispetto alla chemioterapia standard in pazienti già trattati.
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Come funziona la terapia
La ricerca ha preso in esame poco più di 500 pazienti con tumore che ha già dato metastasi, quindi in fase avanzata, già trattati precedentemente.
Il trattamento ha previsto daraxonrasib per via orale una volta al giorno oppure una chemioterapia endovenosa. Sostanzialmente si è avuto quasi un raddoppiamento della sopravvivenza mediana (13,2 mesi con daraxonrasib rispetto ai 6,7 mesi con chemioterapia). Anche se apparentemente il tempo guadagnato sembra comunque limitato, va detto che storicamente nella seconda linea di trattamento si superano a fatica i 6-8 mesi di sopravvivenza, quindi i risultati sono di grande significato.
Inoltre il farmaco è somministrato per via orale e senza chemioterapia, che peraltro rimane lo standard di cura anche nelle seconde linee di trattamento. Daraxonrasib appartiene a una nuova generazione di farmaci progettati per colpire direttamente la via di segnalazione di RAS: in pratica blocca la trasmissione dei segnali che aiutano le cellule tumorali a riprodursi e sopravvivere. Nel tumore del pancreas oltre il 90% dei tumori è guidato da mutazioni di RAS, in particolare varianti G12 (come G12D, G12V e G12R).
Le caratteristiche del tumore
La scomparsa della conduttrice televisiva Enrica Bonaccorti, morta a causa di un tumore al pancreas, ha riportato l’attenzione su questa malattia. In Italia, secondo le stime più aggiornate dei registri oncologici, nel 2024 sono state registrate 13.585 nuove diagnosi di tumore del pancreas, con una distribuzione ormai quasi equivalente tra uomini e donne: 6.873 casi negli uomini e 6.712 nelle donne. Rappresenta la quarta causa di morte per cancro nel nostro Paese, con circa 15.000 decessi l’anno.
Il tumore del pancreas colpisce prevalentemente dopo i 60 anni ed è associato a diversi fattori di rischio, tra cui fumo, obesità, diabete e familiarità, anche se in molti pazienti si sviluppa in assenza di fattori di rischio o familiarità specifica. La prognosi resta purtroppo molto sfavorevole: la sopravvivenza è tra le più basse in oncologia e solo una persona su dieci è viva a cinque anni dalla diagnosi.
Uno degli aspetti più critici della malattia è la difficoltà di individuarla precocemente. “Il tumore del pancreas è tra le neoplasie più difficili da diagnosticare nelle fasi iniziali – ha recentemente spiegato Filippo Antonini, Consigliere Nazionale AIGO e Direttore dell’U.O. di Gastroenterologia ed Endoscopia Interventistica di Ascoli Piceno. Il pancreas è un organo profondo e nelle prime fasi la malattia è spesso silente o presenta sintomi molto generici. Quando compaiono segnali più evidenti, come dolore addominale, perdita di peso o ittero, il tumore è frequentemente già in fase avanzata”.