Singhiozzo, perché viene e quando deve preoccupare

Il meccanismo che genera il singhiozzo ha origine nel diaframma e diverse sono le cause. I rimedi per eliminarlo e quando è un campanello d'allarme

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Capita a tutti di andare incontro al classico “hic”. Il singhiozzo, che compare in molte circostanze, magari perché si è mangiato troppo oppure si è bevuta di corsa una bevanda, è un fastidio estremamente comune e non è indice di malattia.

A volte però gli attacchi sono tanto gravi che – seppur in circostanze che si contano davvero sulle dita di una mano – possono portare anche a un intervento chirurgico. Insomma, per far fronte al singhiozzo occorre prima di tutto capire perché si presenta e poi, anche grazie a rimedi semplici, contrastarlo con successo.

Le cause del singhiozzo

Il meccanismo che genera il fastidio ha origine nel diaframma, il grande muscolo trasversale che separa il torace dall’addome. Quando questo si contrae di colpo, come se fosse preda di uno spasmo molto intenso, spinge con forza l’aria verso l’alto. Il passaggio di una massiccia quantità di aria espirata attraverso la glottide, una sorta di “restringimento” obbligato formato dalle corde vocali e da sottili cartilagini del laringe, provoca la sensazione di fastidio e il tipico rumore del singhiozzo.

In genere singhiozzare non è indice di malattia, ma dipende da un’irritazione temporanea dei nervi che controllano i movimenti del diaframma, chiamati nervi frenici. In qualche caso, però, l’infiammazione di questi sottilissimi filamenti  nervosi può far seguito a operazioni all’addome o al torace, a malattie nervose o anche a disturbi cardiaci.

I singhiozzi ripetuti e frequenti, anche se può sembrare strano, possono infatti derivare da situazione molto diverse tra loro. A volte un’operazione alla colecisti o allo stomaco scatenano il problema, così come anche un’infiammazione del sistema nervoso centrale può scatenare i fastidi. A volte, poi, anche problemi respiratori o legati ad un intestino che non lavora bene possono manifestarsi con il singhiozzo.

Come difendersi dal singhiozzo

Ovviamente un singhiozzo può assumere caratteristiche diverse. Ma a fare la differenza, oltre all’intensità e alla durata del sintomo, è soprattutto il ritmo dei piccoli attacchi.

Se si singhiozza quasi senza sosta, ovviamente il problema diventa difficile da sostenere. In queste circostanze la parola deve passare al medico. Nella stragrande maggioranza dei casi, in ogni modo, bastano i semplici rimedi della nonna, magari mirati non tanto a rilassare il diaframma ma a distrarre per un attimo dal fastidio, come ad esempio bere con il bicchiere alla rovescia. Allo stesso modo, anche bere acqua fredda lentamente e a piccoli sorsi può aiutare: all’epoca degli antichi greci, poi stimolando lo starnuto si puntava a far dimenticare il singhiozzo.

Più scientificamente, ci sono indicazioni che mostrano l’utilità dell’aumento dell’anidride carbonica in bronchi e polmoni: come si ottiene questo risultato? Respirando per qualche decina di secondi all’interno di un sacchetto. Nelle forme più gravi, poi, il medico può consigliare medicinali specifici, ad esempio antispasmodici, rilassanti e sedativi.

Nel neonato il singhiozzo “aiuta”

In ultimo, una curiosità. Se è vero che per aiutare il neonato a superare il fastidio, che fa quasi sorridere quando è molto piccolo, funzionano le pacche amorevoli sulla schiena, tenendolo teneramente in braccio, una ricerca molto recente dice che non bisogna “cancellare” il singhiozzo non appena il piccolo lancia qualche segnale.

Stando ad uno studio apparso su Clinical Neurophysiology e condotto all’University College di Londra, infatti, il singhiozzo nel neonato potrebbe addirittura essere un sistema del tutto impercettibile che attiva particolari segnali cerebrali, capaci di migliorare la regolazione dei ritmi respiratori.

Lo studio è stato condotto su 13 neonati prematuri, particolarmente esposti al singhiozzo e ha dimostrato che ogni volta che il diaframma si contrae (accade molte volte al giorno in questi piccoli), si propagano onde attraverso il cervello che potrebbero migliorare le future connessioni cerebrali. Non tutti i singhiozzi, insomma, vengono per nuocere.

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