Ipertensione: cos’è, sintomi, cause e trattamento

L’ipertensione arteriosa è un fattore di rischio che può portare allo sviluppo di malattie cardiovascolari. Scopri come riconoscerla e trattarla

Foto di Antonella Lobraico

Antonella Lobraico

Editor specializzata in Salute & Benessere

Specializzata nella comunicazione online, ha collaborato con testate giornalistiche, uffici stampa, redazioni tv, case editrici e agenzie web in progetti su Salute&Benessere.

Il nostro organismo è composto da apparati, organi e tessuti che lavorano in perfetta armonia per il mantenimento dell’omeostasi, cioè dell’equilibrio funzionale al benessere quotidiano. A volte però, fattori esterni o interni possono comprometterne le funzionalità, mettendo così a rischio la nostra salute.

Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di morte in Italia e nei paesi industrializzati. In questo ambito l’ipertensione arteriosa non deve essere sottovalutata, sia per importanza che per diffusione. Infatti, secondo il Ministero della Salute in Italia il 18% della popolazione ne è affetto, con una prevalenza che tende ad aumentare man mano che si avanza con l’età, per raggiungere il 50% oltre i 74 anni.

Con il supporto della Dottoressa Francesca Giacomazzi, Medico Internista specializzato nella prevenzione, diagnosi e cura delle malattie cardiovascolari, vediamo che cos’è l’ipertensione arteriosa, come riconoscerla e come trattarla.

Che cos’è

«Si definisce ipertensione arteriosa la presenza di elevati valori pressori. Nel corso dei decenni, in seguito alle conoscenze scientifiche via via acquisite, i valori normali di riferimento sono stati modificati. Attualmente si considera patologica una pressione sistolica (o massima) ≥ 140 mmHg e una pressione diastolica (o minima) ≥ 90 mmHg.  A seconda dei casi, si parlerà di ipertensione borderline, di grado lieve, moderato o severo.

L’ipertensione arteriosa non è una malattia in senso stretto, ma rappresenta piuttosto un importante fattore di rischio per l’insorgenza di patologie cardiovascolari. Mi spiego meglio: valori pressori più elevati rispetto alla norma, con il tempo causano danno a livello di numerosi organi e apparati – il cosiddetto “danno d’organo”. Particolarmente suscettibili sono il cuore, il cervello, il rene, la retina e le arterie» spiega la dottoressa.

Come riconoscerla

«L’ipertensione arteriosa nella maggior parte dei casi non dà sintomi. Questo può comportare una diagnosi ed un trattamento tardivi, a distanza anche di molti anni, quando i danni sugli organi sono già evidenti.

Tuttavia esistono alcuni campanelli d’allarme, quali:

  • mal di testa;
  • sensazione di testa vuota o di scarso equilibrio;
  • epistassi (perdita di sangue dal naso);
  • emorragie congiuntivali.

Altre volte viene scoperta “per caso”, durante una visita medica o un ricovero ospedaliero per i motivi più svariati.

Per confermare la diagnosi, comunque, è necessario misurare la pressione arteriosa con un apposito apparecchio, detto sfigmomanometro (in gergo “apparecchio della pressione”). Di per sé la procedura è molto semplice, rapida e può essere effettuata sia da personale specializzato come un medico o un infermiere, ma anche dal paziente stesso o dai suoi familiari.

Mentre un tempo era disponibile soltanto l’apparecchio manuale con la colonnina a mercurio (non più conforme alle leggi vigenti per rischio di inquinamento ambientale), oggi esistono in commercio diversi modelli automatici, sia da polso che da braccio, molto accurati e di facile utilizzo. Per i casi dubbi, complessi o di difficile controllo entra in gioco anche l’Holter Pressorio, che monitorizza i valori pressori nell’arco delle 24 ore, quindi anche durante la notte», continua la dottoressa Giacomazzi.

Perché è importante misurare la pressione

«La misurazione della pressione viene eseguita ancora troppo raramente, nel senso che non è ancora una metodica utilizzata come screening di massa nella popolazione generale. La semplice misurazione dei valori pressori fornisce informazioni preziose per avviare ulteriori accertamenti, per iniziare una terapia antipertensiva, oltre che per prevenire danni a vari organi ed apparati».

Cause

«La forma di gran lunga più frequente è quella ereditaria (la cosiddetta “familiarità”): in questi casi la causa non è ovviamente eliminabile né modificabile. L’insorgenza è generalmente a mezz’età, anche se talvolta può presentarsi in età giovanile (prima dei 30 anni). Dopo i 60 anni, poiché le arterie tendono ad indurirsi, è una patologia molto comune anche in assenza di una storia familiare.

Esistono tuttavia anche forme “secondarie”, ad esempio quelle legate alla presenza di tumori che secernono ormoni che determinano un aumento della pressione sanguigna (catecolamine, aldosterone, cortisolo).

Altre cause di ipertensione arteriosa, spesso transitoria, sono legate:

  • all’assunzione di alcuni farmaci, come gli antidolorifici (FANS), gli anti infiammatori (Cox-2 inibitori) e il cortisone;
  • all’assunzione prolungata di liquirizia.

Anche l’obesità e il sovrappeso corporeo sono causa di ipertensione: in questi casi, dimagrendo la pressione può ridursi o addirittura normalizzarsi. La presenza di stenosi bilaterale delle arterie renali invece è una causa rara di malattia.

Se presente nel contesto di una gravidanza, l’ipertensione non trattata può portare ad una condizione potenzialmente grave per la mamma e per il feto, chiamata eclampsia.

Conseguenze

«Se non curata, la pressione alta può danneggiare vari organi; più sensibili sono il cuore, il cervello, gli occhi, le arterie e i reni. Non solo, ma in base ai valori pressori e alla loro durata nel tempo, le conseguenze sono di gravità diverse. In particolare si possono avere:

  • ictus cerebrale
  • decadimento cognitivo
  • emorragia cerebrale o intraoculare
  • scompenso cardiaco
  • cardiopatia ipertensiva
  • aneurisma di una o più arterie
  • ipovisus da retinopatia
  • insufficienza renale

È quindi importante non solo diagnosticare l’ipertensione arteriosa da subito per trattarla precocemente, ma anche escludere eventuali danni d’organo già occorsi, ad esempio con esami ematici e urinari, elettrocardiogramma ed ecocardiogramma».

Trattamenti

«Nel secolo scorso, l’unico trattamento possibile era il salasso con le sanguisughe. Oggi abbiamo a disposizione numerosi farmaci in grado di ridurre la pressione sia in urgenza che non.

La scelta della terapia deve tener conto delle caratteristiche del paziente, delle malattie concomitanti e della severità dei valori pressori: dai beta bloccanti, agli Ace inibitori, ai sartanici, ai diuretici, ai calcio antagonisti, ai clonidina, agli alfa litici. Sono presenti in commercio anche formulazioni con 2 o 3 molecole all’interno della stessa compressa, che facilitano l’adesione del paziente alla terapia. Per i casi “resistenti”, cioè quelli in cui i valori pressori rimangono elevati nonostante 3 o 4 farmaci antipertensivi, si può valutare un intervento chirurgico chiamato denervazione renale. Invece, per i casi di ipertensione “secondaria”, quando possibile, bisogna cercare di eliminare la causa scatenante», conclude l’esperta.

A questi trattamenti si aggiungono alcune misure legate allo stile di vita, che possono contribuire a ridurre la pressione arteriosa tra cui:

In generale dunque, l’ipertensione arteriosa predispone all’insorgenza di malattie importanti a livello di organi e apparati, se non diagnosticata e trattata per tempo. Per questo motivo, non solo è bene prevenirla con uno stile di vita sano, ma diagnosticarla precocemente per iniziare un trattamento specifico da subito.