Depressione, gli occhi parlano: lo sguardo di un bimbo può dire molto sul suo benessere presente e futuro

I bambini che rivolgono una maggiore attenzione verso le espressioni tristi, potrebbero essere più a rischio di depressione: i risultati della ricerca

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

4 min di lettura

  • Uno studio delle università di Binghamton e New York mostra che lo sguardo dei bambini può rivelare segnali legati alla depressione materna.
  • L’eye tracking su 242 bambini ha evidenziato che, nei figli di madri depresse, i sintomi depressivi aumentano l’attenzione verso i volti tristi.
  • I ricercatori stanno seguendo questi minori fino all’adolescenza per capire se questi schemi attentivi anticipino un rischio maggiore di depressione clinica.

Se è vero che “l’essenziale è invisibile agli occhi”, come ricorda Antoine de Saint-Exupéry ne “Il piccolo principe” per ricordare come non ci si debba fermare alle apparenze, è altrettanto innegabile che gli occhi sono lo specchio dell’anima. D’altro canto, proprio questa è la chiave di lettura che nasce da una ricerca condotta dagli esperti delle università Binghamton e Statale di New York, pubblicata su Journal of Psychopathology and Clinical Science.

Stando allo studio, infatti, dallo sguardo di un bimbo si riesce a comprendere se si trova a fare i conti con una mamma che soffre di depressione. E soprattutto, con tecniche specifiche di analisi, si potrebbe capire se, nel tempo, potrà diventare particolarmente sensibile alla depressione per una sorta di rischio latente, partendo proprio da un’eventuale depressione materna.

Cosa dice lo sguardo sull’umore e sulla famiglia

Lo studio ha voluto andare a riprendere e discutere altre indagini che hanno collegato la depressione a una maggiore attenzione verso le espressioni tristi del viso. In questo senso, la ricerca è la prima ad esaminare come i sintomi depressivi e i pregiudizi in termini di attenzione possano influenzarsi reciprocamente nel tempo nei bambini.

Lo studio, coordinato da Kelly Gair, ha preso in esame 242 bambini e le loro madri per due anni. I partecipanti sono stati controllati ogni sei mesi per le valutazioni. Nel corso di ogni visita, i bambini osservavano coppie di volti su uno schermo. Un volto mostrava un’espressione neutra, mentre l’altro un’espressione emotiva (felicità, tristezza o rabbia). Grazie al tracciamento dei movimenti oculari, ovvero le tecniche di “eye tracking” si sono individuati i volti che più attiravano l’attenzione dei bambini e per quanto tempo si soffermavano su di essi.

L’analisi dei risultati dimostra che l’aumento dei sintomi depressivi influenza l’attenzione dei bambini in modo diverso a seconda del loro contesto familiare. Tra i bambini le cui madri avevano una storia di disturbo depressivo maggiore, l’aumento dei sintomi depressivi era associato a una maggiore attenzione verso i volti tristi. E in qualche modo questo dato può influenzare anche il futuro: per chi è a rischio più i bambini sperimentano la depressione, più perdono la capacità di distogliere l’attenzione dalle cose tristi che li circondano.

In questo senso, insomma i cambiamenti sulla psiche dei bimbi rilevabili dagli occhi potrebbero essere più duraturi e diversi a seconda della storia familiare. Un’ipotesi è che per i figli di madri depresse, che sono esposti a un maggior numero di espressioni facciali di tristezza nelle interazioni con la madre, questo tipo di espressioni facciali diventino ancora più evidenti quando loro stessi sperimentano la depressione, quindi la loro attenzione si concentra sempre più sulle espressioni tristi.

Il modello si è mostrato diverso nei bambini le cui madri non avevano una storia di depressione. I ricercatori stanno ora continuando a seguire questi bambini durante l’adolescenza. L’obiettivo è determinare se questi schemi attentivi contribuiscano a una maggiore probabilità di sviluppare depressione clinica in età adulta.

Più attenzioni mirate

Stando alla ricerca, insomma, seguendo gli occhi del bambino si potrebbero comprendere molte cose sulla sua condizione psicologica, al punto da cogliere un’eventuale maggior probabilità di sviluppare tratti depressivi. Tanto un sorriso quanto un’espressione corrucciata possono dire ben di più delle parole, anche sul fronte del benessere psichico.

L’indagine suggerisce addirittura che la depressione sarebbe in grado di influenzare il modo in cui i bambini reagiscono ai volti che esprimono emozioni, comprese le espressioni di felicità e tristezza. Lo studio, come detto, ha anche scoperto che l’attenzione dei piccoli sarebbe diversa a seconda che il bambino abbia o meno una storia familiare di depressione. E questo può far riflettere, anche considerando che analizzando queste situazioni si potrà concentrare l’attenzione sui piccoli a maggior rischio.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.