Depressione, perché la donna è più a rischio (e come curarla)

La depressione è un male che colpisce maggiormente le donne, lo dicono i numeri. I fattori scatenanti e l’importanza della corretta diagnosi

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Depressione, il “male oscuro” che colpisce, e uccide, più di ogni altro, e di cui ancora troppo poco si sa. Abbiamo le statistiche impietose (3 miliardi di persone che si ammalano in Italia ogni anno), i costi (3 miliardi di euro nel 2018), ma poca informazione sul perché arriva e sul come riconoscerla e curarla.

Depressione: i numeri in Italia

Le cifre sono impietose. In Italia più di tre milioni di persone debbono fare i conti con il “male oscuro” e più di due milioni sono donne, con un impatto pesante sulla qualità di vita. Ma occorre capire meglio, insieme allo specialista, come affrontare ogni singolo quadro. Tutte le donne, per età, condizioni sociali e soprattutto esperienze di vita sono diverse una dall’altra. Ma purtroppo solo una persona su due riceve un trattamento corretto e soprattutto tempestivo a riprova di come sia ancora “difficile” parlare di questo tema. Ma il tabù va superato, anche perché purtroppo spesso si tratta di forme particolarmente severe di depressione, come quella maggiore, che si concentra soprattutto nella donna.

Depressione: i costi sociali

Questo quadro ha un elevato impatto sia sulla qualità di vita di chi ne soffre e di chi vive vicino a queste persone, sia sui costi sociali. Basti pensare che da una recente indagine su più di 300 pazienti italiani, le giornate di lavoro perse ogni anno sono mediamente 42, circa 1 giorno a settimana. Queste cifre emergono in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, in programma il 10 ottobre, e in particolare dal convegno “Depressione sfida del secolo, verso un piano nazionale per la gestione della malattia”, che si è concentrato proprio sulla depressione maggiore.  Questo quadro,– se non correttamente trattato – è associato a un’elevata mortalità, stimata intorno al 15 per cento. E purtroppo le donne che ne soffrono a volte si chiudono in sé stesse, quando sarebbe importante chiedere aiuto per superare o almeno mitigare la patologia

Depressione: perché la donna è più a rischio

La scienza non è ancora riuscita a far completamente luce sull’origine del male oscuro, che colpisce a tutte le età. Ne soffre circa il tre per cento dei bambini, e l’incidenza dei disturbi dell’umore sale al 4,5 per cento tra gli adolescenti. E la percentuale cresce progressivamente con l’età. In genere, comunque, il rischio di andare incontro nel corso della vita ad un episodio depressivo intenso è del 17 per cento nella popolazione generale, ed è particolarmente elevato nelle donne. Nel gentil sesso il pericolo di depressione è maggiore almeno del cinquanta per cento, e non solo nel periodo che segue la gravidanza (la cosiddetta depressione post-partum). Esistono diverse teorie per spiegare questo fenomeno. C’è chi pensa che si tratti solo di un “artefatto” epidemiologico, legato al fatto che le donne tendono ad essere più attente al loro stato psicologico, e c’è chi vede nei mutamenti ormonali dell’organismo femminile (in particolare gravidanza e menopausa) una chiave biologica che darebbe il via alla depressione. Infine alcuni studiosi pensano che la difficoltà della donna ad inserirsi nel mondo del lavoro potrebbe portarla a chiudersi più facilmente rispetto al maschio. Si tratta solo di teorie, che vanno comunque dimostrate e che non debbono far perdere di vista il quadro generale.

Depressione, la combinazione di tre fattori all’origine

In ogni caso, la scienza vede attualmente la genesi della depressione come una combinazione di tre elementi: la predisposizione genetica, pur se non esiste un gene che sia indissolubilmente legato con la malattia, la presenza di uno o più agenti scatenanti (ad esempio un lutto in famiglia oppure una forte delusione sentimentale) e una modificazione, in qualche caso geneticamente determinata nell’equilibrio ormonale e soprattutto nel normale meccanismo di controllo dei neurotrasmettitori, le sostanze che fanno “viaggiare” i segnali nervosi all’interno del cervello.

Depressione: l’importanza della buona e tempestiva diagnosi

“I disturbi mentali – spiega Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano – sono la principale causa di morte, disabilità e impatto economico al mondo. Le patologie che colpiscono il sistema nervoso centrale e, in particolare la depressione maggiore, sono molto più frequenti di quanto si possa pensare, ecco perché dovrebbero essere considerate la principale sfida per la salute globale del XXI secolo”. Basti pensare che circa 1/3 dei pazienti affetti da depressione maggiore non ottiene una risoluzione dei propri sintomi di malattia, andando incontro a cronicizzazione del disturbo. La persistenza e l’aggravamento di sintomi quali apatia, anedonia (mancanza di piacere), insonnia, pensieri di colpa e ideazione suicidaria, generano una frattura sempre più marcata tra la persona e la sua vita precedente all’episodio depressivo. Ed occorre reagire, cercando aiuto tra chi può davvero offrirlo. Nel milione circa di italiani che soffrono di depressione maggiore, solo la metà ha ottenuto una corretta diagnosi e conseguente trattamento.

Depressione: come capirla

L’arcipelago della depressione comprende diverse condizioni patologiche, che presentano sintomi e caratteristiche specifiche. Ad esempio nelle persone anziane la depressione può essere un segnale premonitore di demenza. Ecco le forme più comuni.

Depressione minore

È la forma meno grave, e per questo tende ad essere individuata in ritardo. Si associa spesso ad altre patologie come lo stato ansioso, problemi nell’alimentazione come anoressia o bulimia, forme di depressione più pesanti. Interessa soprattutto le donne, tanto che esiste una particolare forma capace di protrarsi per anni con fasi depressive che si ripetono ogni mese,  e si concentra nell’adolescenza e nei giovani adulti.

Depressione maggiore

I sintomi come difficoltà nel sonno, tendenza a chiudersi in sé stessi, bassa autostima, modificazione nelle abitudini alimentari e calo del desiderio sessuale in questa forma si manifestano ogni giorno, e per un periodo protratto. A volte, nelle forme più gravi, si possono manifestare anche stati di agitazione e pensieri che fanno pensare al suicidio. Normalmente i disturbi tendono a concentrarsi la mattina. Anche in questo caso le donne sono colpite in misura maggiore rispetto agli uomini.

Depressione reattiva

È una forma transitoria che si manifesta dopo un lutto particolarmente grave, e si mantiene per diverse settimane per poi scomparire. In questa forma i problemi psicologici maggiori tendono a concentrarsi alla sera.

Depressione secondaria

Nasce in seguito ad una malattia organica, a traumi cerebrali gravi oppure anche a quadri meno complessi in apparenza. E’ il caso di forme particolarmente severe e non riconosciute e trattate di ipotiroidismo (la ghiandola che si trova nel collo è un regolatore del metabolismo dell’organismo).

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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