Smettila di ripeterti che non vali niente

Forse è vero abbiamo sbagliato e abbiamo fallito così tante volte che abbiamo perso il conto. Ma sono gli errori a caratterizzare la nostra imperfetta unicità

La chiamano sindrome dell’impostore, quella vocina interiore che continua a ripeterci che non valiamo niente ogni volta che stiamo per tagliare un traguardo, quando vediamo da lontano la meta ma ci fermiamo, convinte di non avere abbastanza forza per camminare ancora. Lo facciamo tutte le volte che cadiamo, che falliamo. Ogni volta che rinunciare ci sembra l’unica via d’uscita da questo continuo correre intorno a qualcosa, senza riuscire mai ad afferrarla per davvero.

Magari gli altri ce lo dicono che non è vero. Ci ripetono che sono orgogliosi di noi, che sono fieri di tutti i successi, ma soprattutto degli sbagli e dei fallimenti. Sono le stesse persone che esultano per noi e che ci tendono la mando quando cadiamo. Ed è chiaro che gli siamo grati, ma sappiamo anche che per quanto loro si sforzino di farci credere che così le cose non cambieranno.

E questa è forse l’unica certezza che crediamo di avere, perché il giudice interiore ha già sentenziato il suo verdetto e su quello c’è scritto a grandi lettere, che abbiamo fallito o che siamo destinate a farlo. E se lo dice lui, chi siamo noi per contraddirlo? Chi sono gli altri per dire che non è così?

E ci crediamo, lo facciamo sempre. Quando ci smarriamo nei meandri più oscuri della mente, del cuore e della vita. Quando non abbiamo raggiunto la promozione che tanto desideravamo, quando sul lavoro non ci sentiamo soddisfatte, quando una relazione termina e ci ritroviamo a doverci rimettere in gioco, spaventate. Sole.

Ogni volta che ci troviamo davanti a un bivio, a un cambiamento inaspettato o a un imprevisto noi lo facciamo. Perché siamo spaventate e questo è comprensibile. Siamo stordite dal caos e dal disordine intorno a noi, da questo continuo movimento. E allora ci fermiamo, lo facciamo perché ci sembra doveroso tirare le somme, fare i bilanci di quello che è stato e che poteva essere.

E va bene, è giusto farlo. Ci sono sempre quei momenti nella vita in cui è necessario mettersi in pausa per capire, per analizzare, per guardare le cose da un punto di vista più lucido. Ma dovremmo imparare a farlo soprattutto prendendo in considerazione altre prospettive.

E invece non lo facciamo, ed è così che commettiamo il più grande errore, quello di colpevolizzarci, quello di pensare che non valiamo niente perché gli errori e i fallimenti superano di gran lunga i successi. Ma questo non può e non deve essere il motivo che ci spinge a mollare la presa.

È vero, abbiamo sbagliato, abbiamo commesso tantissimi errori e probabilmente siamo le creature viventi più lontane dal significato di perfezione. Ma è proprio questo che ci rende uniche e speciali, il nostro bagaglio di errori. Senza di quelli non avremmo alcuna possibilità di migliorarci, di evolvere e di crescere, di diventare persone migliori.

Senza errori chi o cosa saremmo? La versione più perfetta e standardizzata di noi, probabilmente l’ennesima copia di tante altre persone. E no, noi siamo e dobbiamo essere molto più di questo. Perché il valore che abbiamo è unico e immenso, anche se imperfetto.