Risveglia i cinque sensi a tavola con la psicoalimentazione

Un percorso di meditazione sensoriale guidato dalla nutrizionista per riscoprire il profondo piacere del cibo

Luana Trumino Esperta di benessere

Osservare un cibo, sentirne il suo odore più profondo, toccarlo, ascoltare il rumore che produce, gustarlo con gioia: mangiare è un’esperienza sensoriale che può coinvolgere tutti i nostri sensi e lasciarsi influenzare proprio da essi. Ben lo sanno in Giappone, dove anche il mondo del food tende alla ricerca dell’armonia. La cucina del Sol levante, infatti, non si esprime solo attraverso il gusto, ma con tutti e cinque i sensi: anche il tatto, per esempio – a partire dall’uso delle bacchette e dalle differenti stoviglie utilizzate – gioca un ruolo di assoluta importanza. 

Oggi, tuttavia, come racconta la dott.ssa Marilù Mengoni nel suo libro “Psicoalimentazione. Nutrire il corpo e la mente”, presi come siamo dalla frenesia, poco ci soffermiamo sugli importanti periodi dedicati ai pasti e su come prenderne coscienza per diventare sempre più consapevoli di ogni attimo della nostra vita, inclusi, appunto, quelli in cui siamo a tavola. “Coinvolgere coscientemente tutti i sensi nel momento in cui ci accingiamo ad assaporare i nostri pasti – spiega la nutrizionista, che è anche psicologa – fa sì che questi possano essere trasformati in una meditazione che aiuta a connetterci con la parte più profonda di noi stessi, a radicarci e a creare un momento di pace e armonia”. 

Per questo l’esperta ci suggerisce anche cinque esercizi, uno per ogni senso, che possiamo mettere in pratica mentre mangiamo.

La vista 

“Quando guardiamo un cibo – racconta la dott.ssa Mengoni – già stiamo giudicando la sua forma, la sua consistenza, il suo colore e questo informa istantaneamente il nostro cervello per prepararlo alla successiva degustazione. Ma questo senso, se non ben ‘gestito’, può giocare a nostro sfavore, perché anche se a volte ci sentiamo già appagati, alla vista di un determinato alimento come un dolce, non sappiamo rinunciare. Si tratta dunque della ‘fame degli occhi’, che nulla ha a che vedere con il senso del vero appetito”. 

L’esercizio di meditazione: quando hai davanti un cibo, fermati un momento a guardarlo. Osserva i colori, la consistenza, la forma dei diversi ingredienti. Lascia gli occhi liberi di soffermarsi dove vogliono. Se emergono dei pensieri, osserva anche questi per un attimo, poi torna delicatamente al tuo piatto. 

L’olfatto 

Il senso dell’olfatto è molto importante ai fini del piacere e per comprendere se il cibo per noi può essere salubre, insalubre, se è proprio quel cibo che vogliamo in quel momento, oppure se invece siamo stati attratti solo dall’odore. “Non a caso abbiamo il naso sopra la bocca!”, dice la nutrizionista. “Serve per fermarci un attimo, comprendere, e fare dell’esperienza del mangiare un importante momento di consapevolezza”. 

L’esercizio di meditazione: qualsiasi cosa tu stia iniziando a mangiare, prima soffermati sul suo odore. Chiudendo gli occhi, avvicina il cibo al naso e inala profondamente il suo aroma. Cerca di distinguere le diverse sfumature dei vari ingredienti. Permetti a questi aromi di favorire il tuo rilassamento e atteggiamento positivo, mentre riempiono ogni cellula e calmano la mente. 

L’udito 

“L’evoluzione  – spiega la dott.ssa Mengoni – ci ha donato questo importante senso, per darci indicazioni sulla freschezza del cibo, sulla sua consistenza, sul fatto che sia il momento di mangiarlo. A volte, se non poniamo attenzione, possiamo essere spinti verso il cibo solo dalla fame delle orecchie. 

L’esercizio di meditazione: prendi un pezzo di pane e saggiane la croccantezza spezzandolo con le mani. Senti che emozioni ti rimanda. Vivile, e se ti arrivano delle immagini, osservale senza giudicare. 

Il tatto 

“È proprio con le mani che raccogliamo i nostri cibi e quando andiamo a scegliere qualcosa al mercato della frutta e verdura, spesso usiamo proprio il tatto per raccogliere informazioni sulla consistenza di quello che vogliamo acquistare. Usiamo il tatto anche per sentire la temperatura del cibo o della bevanda che stiamo per assumere. Quindi le informazioni tattili ci danno indicazione su quanto ciò che stiamo scegliendo sia pronto per compiere il viaggio attraverso il nostro corpo”. 

L’esercizio di meditazione: metti le mani attorno al piatto in cui c’è il cibo che stai per mangiare, senti il calore o la freschezza e ascolta i tuoi pensieri. Hai voglia di mangiarlo subito? Oppure puoi aspettare un po’? Che tipo di emozioni emergono in questa attesa? 

Il gusto 

Ognuno di noi ha in media circa 10.000 papille gustative che ci permettono di sperimentare le cinque qualità del gusto: dolce, salato, amaro, acido e umami (saporito). Ciascun gusto interagisce con gli altri ed è influenzato sia dall’odore che dal colore del cibo. Per assaporare bene gli alimenti (e digerirlo al meglio), dobbiamo impegnarci a masticare bene, facendo nostro l’antico motto “Masticare i liquidi e bere i solidi”. 

L’esercizio di meditazione: porta ad occhi chiusi un piccolo boccone alla bocca. Prima di masticare esploralo con la lingua, saggiane la consistenza. Quindi inizia a masticare, piano, lentamente, con consapevolezza. Quando hai voglia di deglutire, fallo e rimani qualche minuto ad ascoltare le sensazioni che l’esperienza ti ha rimandato. 

E infine… non dimentichiamo il cuore. “Aggiungerei questo ‘senso’ alla lista – racconta la nutrizionista e psicologa – perché spesso influenza le nostre scelte alimentari. Quante volte ci dirigiamo verso un cibo solo perché ci scatena un ricordo? Quella marmellata che preparava la nonna, il profumo dei dolci che riempivano le stanze della nostra infanzia, così ricca di ricordi affettivi. Quando assaggi un alimento, dunque, o ne sei attratto, prova a fermarti un attimo e ascolta quello che ti rimanda. Ti sta risvegliando un ricordo? Forse quel cibo da cui sei tanto attratto rappresenta qualcosa per te? Lascia fluire pensieri e sensazioni, con dolcezza, senza giudizio”. 

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