Dipendenti dallo smartphone già alle medie. Lo dice la scienza

Si chiama Nomophobia, è la paura di stare senza telefono. E colpisce anche gli adolescenti. I primi a studiarla sono dei ricercatori di Pavia

Non potete fare a meno del vostro smartphone? Se lo dimenticate, vi sentite come nudi? Se si scarica, tornate subito a casa? Se in un locale non prende, vi sale l’ansia? Questi sono i primi sintomi di una nuova patologia chiamata Nomophobia, la “no mobile phone phobia” ovvero la paura di stare senza telefono.

Una forma di dipendenza nata in questi ultimi anni con il dilagare dell’uso degli smartphone che sta colpendo non solo gli adulti ma anche i ragazzini delle scuole medie. I primi a studiarla sono stati dei ricercatori di Pavia che hanno presentato i risultati al congresso nazionale Donne medico a Matera.

La presidente dell’associazione Donne medico di Pavia Angela Moneta che ha promosso lo studio in collaborazione con gli assessorati alle pari opportunità di Pavia e Broni ha infatti dichiarato:

È il primo studio sulla nuova dipendenza da smartphone e su una nuova patologia che dobbiamo conoscere.

L’intendo della ricerca è di indagare il rapporto che si crea tra i ragazzi a partire dalla quarta elementare fino alla quinta superiore e lo smartphone.

Silvia Mandrini, che ha condotto lo studio con la neuropsichiatra infantile Giulia Spada, ha illustrato i dati ottenuti:

Tra i ragazzi dalla quarta elementare alla prima media intervistati, il 67% già possiede smartphone, se aggiungiamo i bimbi che usano quello dei genitori si arriva all’85,5%. Un ragazzino under 13 su 7 è registrato su Facebook e quindi ha mentito per accedervi: l’età minima per entrare è 13 anni.

In più, il 33% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di attardarsi la sera per rispondere a messaggi e chat. Mentre più della metà ha affermato di soffrire di mal di testa associate all’uso del telefonino. Gli studiosi hanno poi sottolineato che ai test i ragazzi hanno risposto in massa, mentre i genitori non hanno partecipato con lo stesso entusiasmo: solo 34 famiglie su 200. Di loro il 70% ha detto di temere che i figli possano raggiungere contenuti pericolosi con gli smartphone ma poi non li controllano quando utilizzano il loro telefonino. La maggioranza dei genitori concorda che lo smartphone può aiutare a comunicare meglio.

La ricerca nasce dall’idea che in un territorio come il pavese dove è molto diffusa la dipendenza dal gioco, fosse necessario studiare un’assuefazione ancora poco conosciuta. La dottoressa Moneta spiega:

Siamo partiti dall’osservazione dell’utilizzo da parte dei bambini a partire dai 10 anni dello smartphone e delle sue applicazioni con un progressivo incremento di ore e la necessità di rimanere sempre connessi con gruppi di altri ragazzini.

La recente letteratura scientifica ha registrato un aumento degli incidenti in moto a causa del contemporaneo uso dello smartphone. La dipendenza dal telefonino è comunque ancora poco conosciuta, sottolinea Moneta, e soprattutto spesso è sottovalutata da genitori e insegnanti. Perciò è importante studiarla ed estendere la ricerca a tutta l’Italia.

Dipendenti dallo smartphone già alle medie. Lo dice la scienza