Diabete e osteoporosi, combinazione scritta (anche) nei geni

Secondo una ricerca statunitense ci sarebbe una "variante" genetica che legherebbe le due patologie

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Per le donne sono due dei nemici più temibili per la salute. Da un lato c’è il diabete di tipo 2, quello che compare negli adulti ed è spesso correlato a stili di vita non proprio salutari, figli di un’alimentazione inappropriata e della sedentarietà. Dall’altro che l’osteoporosi, che rende le ossa più fragili e aumenta i rischi di frattura.

Da tempo si sa che queste due condizioni patologiche possono viaggiare in coppia, pur se nelle persone con diabete si può avere anche una densità ossea elevata. Apparentemente sembra un controsenso, ma accade che queste condizioni siano associate ad un maggior rischio di fratture. Come mai? Una ricerca genetica svela un “segreto” scritto nel DNA che potrebbe giustificare questa alleanza pericolosa per la salute.

Sia chiaro: è solo un tassello in un mosaico complesso, che lega le condizioni dell’osso al metabolismo dell’organismo. Ma andrà tenuto presente come “esempio” di meccanismo potenzialmente da tenere a bada con sane abitudini.

Una “variante” genetica pericolosa

Stando alla ricerca pubblicata su Cell Metabolism ed effettuata dagli scienziati del MIT e di Harvard insieme ad esperti del Beth Israel Deaconess Medical Center, lo “snodo” che lega le due condizioni ed appare scritto nel patrimonio genetico si troverebbe sul cromosoma 3.

Esiste infatti una variante genetica che collega le due condizioni e contribuisce a spiegare come mai chi soffre di diabete di tipo 2, pur avendo una elevata densità del tessuto osseo, possa risultare a rischio di frattura. In pratica gli scienziati hanno visto che questa variante genetica si associa all’iperglicemia, quindi ad elevati valori di glucosio nel sangue, e anche a fratture ossee.

Più in particolare il problema sarebbe da correlare ad una particolare regione del gene ADCY5, che normalmente è coinvolto nel metabolismo dei grassi, come il colesterolo e i trigliceridi. Quindi, questo gene lavora come un possibile regolatore del metabolismo. Tuttavia, in presenza della variante, la sua “espressione” ovvero la sua capacità di determinare quanto dovrebbe accadere risulta inferiore rispetto al normale, con conseguente impatto anche sulle cellule adipose (ed il grasso si sa tende a favorire la comparsa di diabete) e sugli osteooblasti, che hanno il compito di “costruire” il tessuto osseo nel costante processo di rigenerazione.

Il risultato di questo processo è che è più facile che compaia il diabete di tipo 2 e, al contempo, le ossa troppo “dense” specie nella loro parte esterna possono comunque risultare più fragili e quindi più a rischio di frattura. Al momento, ovviamente, siamo solo nell’ambito della ricerca di base. Ma la spehranza è che, in futuro, si possa arrivare a riconoscere le persone che presentano il corredo genetico “diverso” proprio in quello specifico gene e magari trovare la chiave per rimettere a posto la situazione scritta nel DNA.

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Diabete e osteoporosi, combinazione scritta (anche) nei geni